Brexit, Grexit: perchè quando un paese vuole uscire dall’europa i mercati crollano e viceversa

Quando l’euro e l’europa nel suo complesso non erano in discussione, cioè dal 1999 quando fu fissato il cambio (nel 2002 entrò in vigore solo la moneta fisica ma la valuta comune e fissa era già presente sui mercati dal 99) fino al 2008 (inizio della crisi globale), il nostro continente conobbe uno dei momenti economici più stabili degli ultimi decenni (tralasciando la crescita post bellica).

Soprattutto i paesi del sud europa che arrivavano da decenni di svalutazione monetaria ed aumento del debito/pil con relativi squilibri sistemici, grazie ad una valuta forte sul mercato forex con valore stabile come l’euro rispetto alle altre valute internazionali (cioè con maggiore potere d’acquisto) che consentiva tassi di interesse molto più bassi per ripagare il debito emesso in precedenza, hanno conosciuto un periodo di crescita del pil con relativa diminuzione del rapporto debito/pil (cioè crescita reale senza ulteriore debito), situazione che non si registrava da fine anni 60.

Moneta stabile significa che può anche subire ampie fluttuazioni nel medio termine sul mercato dei cambi (forex) ma che nel corso degli anni si muove sempre intorno a un valore medio, mentre una valuta debole subisce una svalutazione costante nel tempo nei confronti delle altre monete causando una perdita del potere d’acquisto di stipendi e risparmi (generalmente compensata facendo debito da ripagare successivamente), creando problemi soprattutto per paesi come il nostro importatore netto di materie prime.

PER APPROFONDIRE QUESTI CONCETTI:

SISTEMA ITALIA

SISTEMA LIRA E SISTEMA EURO

DEBITO-PIL-STORICO

il grafico evidenzia gli squilibri italiani (con debito/pil in continua crescita) risolti appunto con l’introduzione della moneta unica (già prima della creazione dell’euro stesso i parametri iniziarono a migliorare in virtù della stabilizzazione del mercato i vista dell’ingresso nella moneta unica).

Cosa successe nel continente

Prima dell’euro, il debito/pil dei paesi del nord europa era molto più basso rispetto a quello dei paesi del sud (indicando un andamento migliore dell’economia, per visualizzare i problemi dell’italia che hanno causato un debito/pil elevato e che causerebbero un crollo della lira in caso di indipendenza vedi approfondimenti), di conseguenza il mercato premiava la valuta di tali paesi, svalutando progressivamente quelle dei paesi più indebitati.

La creazione di una valuta comune consentì ai paesi del sud di avere una moneta più forte a tutela del potere d’acquisto e del risparmio (infatti l’euro non rappresentava più la sola economia del singolo paese ma di tutta la macro area che comprendendo anche paesi come la germania e la francia consentiva una maggiore stabilità), inoltre per i paesi fortemente indebitati la valuta stabile consentiva tassi di interesse sul debito più bassi rispetto alla valuta locale cioè consentiva un risparmio sulla spesa per interessi.

Questo perchè la moneta unica ha eliminato il rischio di cambio per gli investitori in tutto il continente.

In precedenza un investitore del paese X se avesse investito nel paese Y era soggetto al rischio di cambio valutario e questo bloccava gli investimenti dai paesi del nord europa (con moneta forte) verso i paesi del sud per la continua svalutazione.
Infatti nonostante i tassi di interesse molto più alti concessi da questi paesi per attrarre capitali spesso tali tassi non compensavano la perdita di valore dell’investimento nella loro valuta e questo allontanava gli investitori (anche del paese stesso) che preferivano titoli di paesi con moneta forte che nel tempo si rivalutava portando un guadagno all’investitore stesso.

Facciamo l’esempio grecia – germania, quando le due valute erano separate l’investitore tedesco non avrebbe mai investito in dracme greche (anche se i tassi di interesse erano molto più altri di quelli tedeschi) proprio per la perdita di valore della dracma rispetto al marco tedesco che spesso era maggiore dei tassi di interesse stessi offerti dall’investimento greco.
Inoltre questo ragionamento veniva fatto anche da molti investitori greci che per non perdere potere d’acquisto, piuttosto di investire nel loro paese (nonostante i tassi di interesse elevati), preferivano fare investimenti in altre valute perchè nonostante i tassi bassi consentivano un guadagno per la rivalutazione della moneta.

Il concetto è analogo per tutti i paesi del sud europa rispetto al nord, compresa l’italia. Gli squilibri economici di questi paesi portavano a una svalutazione monetaria continua che come conseguenza aveva il deflusso di capitali degli investitori anche locali verso l’estero per tutelare il potere d’acquisto (l’esempio più eclatante di questa situazione è la crisi della lira del 92).
La conseguenza di questa situazione era il continuo aumento dei tassi di interesse di questi paesi (che doveva essere superiore alla possibile svalutazione futura della valuta per compensare la perdita di valore) per cercare di interrompere l’emorragia di capitali ed invogliare l’investitore a mantenere nel paese il capitale, ma la conseguenza di questa politica era il continuo aumento del debito (i tassi di interesse elevati vengono ripagati con ulteriore debito futuro) in una spirale recessiva continua.

La moneta unica interruppe questa situazione, avendo eliminato il rischio di cambio gli investitori iniziarono a guardare solo i tassi di interesse più alti tra i vari investimenti quindi ci fu il fenomeno inverso dove i capitali si spostarono verso il sud europa (che inizialmente aveva tassi più alti) per i maggiori guadagni offerti.
La conseguenza fu una continua diminuzione dei tassi di interesse che i paesi del sud dovevano pagare sul debito (portando ad un livellamento rispetto ai paesi del nord europa) che portò ad una crescita economica per i forti investimenti, unita alla diminuzione del loro debito/pil.

Di contro i paesi del nord europa con il cambio fisso ottennero un vantaggio per le loro economie e le esportazioni visto che in precedenza i paesi del sud con moneta debole avevano difficoltà ad acquistare in valuta forte mentre con la valuta comune aumentarono la loro competitività.

Il problema latente del sistema euro è il seguente: una moneta comune con debiti dei vari paesi separati. Inizialmente questa problematica era presente solo sulla carta perchè il mercato non ha mai preso in considerazione un ritorno al passato quindi fino alla crisi mondiale del 2008 il sistema euro è stato un vantaggio per tutta l’area (al sud ha consentito tassi più bassi, diminuzione del debito/pil, aumento degli investimenti e tutela del potere d’acquisto mentre al nord europa ha consentito una maggiore concorrenza alle proprie aziende).

Purtroppo la crisi del 2008 (nata negli stati uniti e per un eccesso di debito nel mondo e non per l’euro) ha portato alla possibilità della fine dell’integrazione europea e di conseguenza anche dell’euro stesso, cosa mai presa in considerazione dal mercato in precedenza.

Questo sta creando tutti gli squilibri che abbiamo visto negli ultimi anni nei paesi del sud europa per il seguente motivo: il sistema euro funziona finchè è irreversibile per i vantaggi elencati in precedenza ma se fosse possibile tornare alle valute nazionali la situazione cambierebbe radicalmente.

Con l’euro irreversibile un investitore tedesco non ha nessun rischio di cambio valutario investendo in altri paesi come l’italia ed anche un cittadino italiano può tranquillamente investire nel proprio paese senza nessun rischio di svalutazione con tutti i vantaggi del caso (stesso discorso per gli altri stati e tralasciando il rischio insolvenza).

Completamente diverso è lo scenario in cui c’è la possibilità di uscita dall’euro, se il mercato percepisce la possibilità che questo possa avvenire significa che il rischio di cambio è ancora presente e quindi un investitore tedesco che dovesse investire in italia potrebbe ritrovarsi da un giorno all’altro un investimento in lire svalutate nei confronti del marco tedesco anche del 50%, lo stesso ragionamento vale anche per un investitore italiano che mantenendo i risparmi nel proprio paese rischierebbe di subire una perdita di valore per il ritorno della lira e di conseguenza è preferibile un investimento estero, così nel caso di ritorno alle valute nazionali si ritroverebbe i risparmi in una valuta forte tutelando il loro valore (come per esempio il titolo di stato tedesco in marchi, il bund).
Da sottolineare che tramite internet ormai è possibile spostare capitali in pochi minuti acquistando sui vari mercati (ogni banca consente di investire in tutto il mondo) quindi un deflusso di capitali in questa era sarebbe repentino ed incontrollabile.

Da qui si evince chiaramente il concetto di spread (che è la differenza dei tassi di interesse sul debito tra i vari paesi nei confronti del paese con i tassi più bassi che ad oggi è la germania).
Seguendo quanto detto fin’ora è facilmente intuibile come funziona il mercato, quando la possibilità di sgretolamento dell’euro prende il sopravvento c’è un’emorragia di capitali dai paesi del sud europa (che nel caso di indipendenza avrebbero una moneta svalutata e di conseguenza anche i relativi risparmi in tale valuta) verso i paesi del nord (che nel caso di indipendenza avrebbero una moneta rivalutata e di conseguenza anche i relativi risparmi in tale valuta, questo perchè la loro economia ha dati fortemente migliori rispetto ad altri paesi).
Questo si ripercuote soprattutto sui titoli di stato aumentando lo spread perchè gli investitori vendono i titoli di stato di paesi con valute deboli aumentando i tassi di interesse di quel paese (come i btp italiani) per comprare titoli di stato di paesi che nel caso di implosione dell’euro sarebbero ridenominati in valute forti rivalutate (come il bund tedesco in marchi).

Quindi ogni volta che si parla di fine della moneta unica c’è un travaso di capitali dai paesi del sud europa verso il nord con relativo crollo dei mercati di questi ultimi, viceversa quando questo rischio rientra c’è un forte ritorno di capitali verso il sud europa in un tira e molla che dura da anni e che sta distruggendo il continente.

GREXIT
Emblematica è stata la situazione greca, quando si parlava di un’imminente uscita del paese dall’euro le banche sono state prese d’assalto dai risparmiatori greci che per paura di perdere i risparmi di una vita vista la probabile trasformazione degli euro in dracme (con svalutazioni ipotetiche elevatissime visto che la nuova dracma rispecchierebbe sul mercato il debito/pil del paese che è fuori controllo), hanno tentato di ritirare tutto il denaro per tutelare i risparmi portando il sistema al collasso.
Per evitare il fallimento di tutto il sistema greco è stato necessario l’intervento della bce la quale concesse liquidità incondizionata a tutte le banche greche tramite il programma ELA (senza quest’ultimo tutte le banche greche sarebbero fallire facendo evaporare tutti i relativi risparmi dei cittadini) oltre alla chiusura delle banche per impedire il ritiro dei capitali.
La situazione è tornata in parte alla normalità solo dopo che la grecia comunicò la sua intenzione di rimanere nella zona euro, questo fugò il dubbio immediato sul cambio valutario (che non ci sarebbe stato) e fece terminare la fuga di capitali dal paese anche se la situazione continua ad essere precaria sia per i conti del paese sia perchè il mercato è comunque diffidente su un possibile ritorno alla valuta nazionale.

BREXIT
Situazione differente per la gran bretagna che non si trova nella zona euro quindi anche nel caso lasciasse l’europa non ci sarebbe nessun rischio di cambio valutario (potrebbe si esserci una svalutazione della sterlina ma in misura molto ridotta visto il buono stato di salute dell’economia britannica e il debito/pil non troppo elevato).
In ogni caso i mercati (oltre a valutare possibili impatti economici sul sistema britannico) interpretano questa possibilità come un precedente:
1) se un paese può uscire dall’europa cosa può impedire in futuro ad un paese di uscire dall’euro?
2) se più paesi uscissero dall’euro sarebbe la fine della moneta unica con il ritorno al rischio di cambio
In questo scenario i mercati anticipano le conseguenze ed iniziano a spostare capitali dai paesi del sud europa verso il nord come è successo nei giorni precedenti quando la brexit sembrava più probabile, salvo poi invertire la tendenza quando la brexin sembrava più probabile

SPECULAZIONE
In questa situazione deleteria per il continente (che dovrebbe prendere una decisione definitiva di integrazione non solo valutaria ma anche fiscale e politica in modo da eliminare definitivamente queste situazioni che stanno distruggendo l’economia) ci sono molti attori sul mercato che puntano alla fine dell’euro per speculare sui cambi futuri.
Se i paesi del sud tornassero alle rispettive valute i mercati potrebbero speculare spostando i capitali prima nei paesi con valuta forte (creando un’emorragia di capitali nel sud europa a discapito dei cittadini e delle economie potendo causare anche il fallimento dello stato in questione), per poi far rientrare i capitali a svalutazione avvenuta ottenendo un forte guadagno sulle spalle dei cittadini di questi paesi.
Questo concetto è poco chiaro alla gente che molto spesso alimenta la voglia di sovranità che paradossalmente danneggia la propria economia, creando terreno fertile agli speculatori che con una moneta fissa non avrebbero possibilità di guadagno (essendo appunto fissa).

La speculazione finanziaria sul ritorno alle valute nazionali

Lo scenario finanziario dell’uscita dall’euro

Aggiungiamo l’andamento dei mercati finanziari dopo la brexit (avvenuta successivamente alla redazione dell’articolo) a suffragio di quando detto:

indici

i mercati scontano una possibile fine dell’euro colpendo maggiormente i paesi che avrebbero una moneta svalutata rispetto all’euro stesso quindi chi paga le conseguenze maggiori delle continue voci di indipendenza sono i paesi come il nostro con economia in crisi e viene colpito dagli investitori per difendere i risparmi.


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