Strategia di investimento? Buy & Hold

Nell’attuale panorama finanziario si susseguono miriade di strategie di investimento atte a massimizzare il ritorno per l’investitore e soprattutto a preservare il capitale, in sostanza attenuare il più possibile la volatilità (cioè la variazione di prezzo del portafoglio per limitare i ribassi nei periodi avversi) cercando di massimizzare i guadagni.

La cultura finanziaria è fondamentale per comprendere la pericolosità degli investimenti finanziari stessi ed è la base per effettuare scelte consapevoli, tuttavia dopo la crisi del 2008 si susseguono vere e proprie campagne di “terrorismo finanziario” le quali teorizzano l’investimento come il male supremo volto solo all’erosione del capitale a favore di un presunto sistema superiore.

Tralasciando queste teorie del complotto e guardando matematicamente la situazione, l’investitore saggio (pur piccolo che sia) sa benissimo che l’investimento oculato ha portato ritorni mediamente ottimi anche se fatto nel periodo antecedente fasi avverse.

Purtroppo la credenza popolare è quella che per guadagnare con gli investimenti è necessario essere un guru di Wall Street o possedere ingenti quantità di denaro ma niente di tutto ciò è più falso, infatti statisticamente più aumenta il periodo dell’investimento più la possibilità di avere ritorni altamente positivi è quasi certa mentre riducendo il periodo di investimento la probabilità di subire una perdita aumenta. Ricerche sostengono che il 90% dei trader che compravendono giornalmente è in perdita mentre gli investitori di lungo periodo (con la dovuta diversificazione e coperture) ottengono un ritorno positivo nella maggior parte dei casi, possiamo dire che più si accorcia il periodo di riferimento più si passa da investimento a scommessa e per assunto le scommesse in media portano a forti perdite.

Se prendiamo uno degli investitori di maggior successo nel mondo: Warren Buffett (il cui patrimonio è calcolato in miliardi di dollari) scopriamo che inizialmente in gioventù era una persona normalissima con qualche migliaio di dollari a disposizione.

La sua fama deriva dalla sua capacità di arricchirsi senza essere entrato in grosse società finanziarie ma partendo dalle proprie idee di investimento fatte indipendentemente.

Ma qual è quindi la strategia che ha fatto la fortuna di quest’uomo normalissimo? Molto spesso la risposta è la più semplice e la strategia è il buy & hold e cioè compra e tieni.

L’idea di fondo di buffett è che differenziando il più possibile gli investimenti, selezionando le aziende migliori (soprattutto quelle che hanno un brand inimitabile o un servizio indispensabile in regime di semi monopolio e con gestione sana) nel lungo periodo il ritorno sarà sicuramente altamente positivo anche nel caso di investimento in un momento avverso.

buffet

Nel grafico è riportato l’andamento del titolo berkshire hathaway che ingloba tutti gli investimenti di buffet, dal 1980 il titolo è passato da 260 dollari a oltre 200 mila dollari ad azione. Si tratta di un aumento di oltre 700 volte il valore iniziale, in percentuale oltre il 70 mila % durante il periodo di una generazione che ha visto anche esplodere la bolla dell’87, della new economy e dei mutui subprime.

Questo evidenzia che un investimento oculato (senza compravendite intraday costanti che aumentano anche esponenzialmente le commissioni di gestione) ha permesso ritorni impressionati ma il dato migliore lo possiamo vedere nel grafico seguente:

buffet

esso evidenzia che chi avesse investito in questo titolo anche nel periodo precedente il crollo del 2008 e avesse mantenuto la posizione, in 5 anni avrebbe recuperato tutte le perdite sostenute durante la crisi e nei due anni successivi avrebbe ottenuto un rialzo del 50%, quindi nonostante il periodo più difficile della storia finanziaria globale in 7 anni il ritorno sarebbe stato mediamente del 7% annuo anche investendo prima del crollo (non male per un periodo disastroso per gli investimenti). Chi si fosse fatto prendere dal panico e avesse venduto nel pieno della crisi avrebbe subito perdite anche del 50%.

Uscendo dal mondo di buffet la stessa analisi la possiamo fare sull’indice dow jones dove chiunque può investire senza nessuna particolare competenza o strategia ma semplicemente comprando un etf a replica passiva.

dow1

analogamente a quanto sostenuto precedentemente chi avesse banalmente investito sull’indice americano (che possiamo dire rappresenti ancora oggi l’economia globale), dall’85 avrebbe ottenuto un guadagno di 14 volte l’investimento iniziale pari al 1400% anche passando attraverso tutti i periodi di crisi visti in precedenza. Senza essere Warren Buffett si avrebbe potuto ottenere un ritorno di tutto rispetto e anche investendo prima della crisi del 2008, mantenendo la posizione per alcuni anni si avrebbe guadagnato il 30% (addirittura il 150% nel caso si avesse acquistato all’apice della crisi).

Finora abbiamo fatto questo ragionamento su un indice specifico (perché indicativo) tralasciando il rischio di cambio (un europeo che investe in dollari deve anche considerare il cambio da euro a dollaro che può trasformare un guadagno in perdita, infatti se il dollaro avesse una perdita nei confronti dell’euro superiore al rialzo dell’indice il ritorno dell’investimento in euro sarebbe negativo).

Per risolvere il problema valutario basta creare un portafoglio globale fortemente diversificato o coperto dal rischio di cambio (esistono etf e fondi che rispecchiano queste caratteristiche) per eliminare i rischi espressi in precedenza.

La diversificazione è fondamentale per ottenere un ritorno positivo visto che chi avesse investito in singoli paesi o singole aree (come sud europa o giappone) avrebbe subito forti perdite spesso non recuperabili

msci world

In blu l’indice MSCI WORLD, in verde l’indice MSCI Emerging. Anche per essi il discorso è analogo a quanto detto in precedenza ed essendo totalmente diversificati mitigano quasi totalmente il rischio di cambio.

Quindi chi perde sui mercati? chi vende sui minimi per frenesia psicologica e chi non diversifica il portafoglio.

Ovviamente la strategia buy & hold ha come assunto la massima diversificazione del portafoglio a livello globale (anche per eliminare il rischio di cambio valutario implicito).

Investire nel singolo titolo azionario, in una singola area o in una singola commodity non rientra più nell’ottica di investimento e può portare a forti perdite non recuperabili fino ad arrivare alla perdita totale del patrimonio nel caso di investimento nella singola azienda in declino. Ovviamente il rovescio della medaglia è che il singolo titolo può portare a forti guadagni, anche di 4 o 5 volte il capitale iniziale in breve periodo.

Inoltre per migliorare i ritorni della strategia buy & hold è possibile seguire l’andamento macroeconomico mondiale (crescita pil) e le decisioni delle banche centrali (vedi articolo) per riuscire ad intercettare il cambio del trend durante le fasi di ribasso (cioè cercare di comprare sui minimi e non vendere durante essi dopo aver comprato sui massimi), questo può permettere di sfruttare periodi di recupero che portano a forti guadagni.

L’IMPORTANZA DI UN CUSCINETTO DI LIQUIDITA’

In quest’ottica è fondamentale mantenere un certo livello di liquidità disponibile per poter entrare in una posizione alla fine di una fase avversa dove si constata un’inversione di tendenza, per esempio se si fosse investito erroneamente prima del 2008 senza mantenere una certa base di liquidità non sarebbe stato possibile investire successivamente al crollo ed intercettare il recupero.

TEMPO                                    ESEMPIO A                                             ESEMPIO B

tempo a –>                           investimento 100                                      investimento 70, liquidità 30

tempo b -50% –>                    capitale diventa 50                                   capitale diventa 35 + 30 = 65

tempo c +150% da b –>         capitale diventa 125 (+25%)                      capitale diventa 162,5 (+62,5%)

Dall’esempio precedente è possibile notare che una riserva di liquidità da utilizzare al termine di fasi avverse di mercato permette di migliorare notevolmente la strategia buy & hold statica solo con acquisti mirati al termine di fasi avverse e senza sviluppare una strategia di trading giornaliera o di breve periodo (fondamentale considerare questo tipo di approccio sempre in ottica diversificazione, effettuare acquisti sul crollo del singolo titolo esula da questa strategia perché non c’è limite al ribasso del titolo stesso, questo lo si può fare solo se questo titolo fa parte di un portafoglio più ampio ed esso incide in modo relativamente basso).

LIMITARE LA VOLATILITA’ CON LE COPERTURE: I DERIVATI

come abbiamo visto una strategia di questo tipo permette di ottenere ottimi ritorni in pochi anni ma non riesce a preservare il capitale investito dalla forte volatilità nel caso investissimo nel periodo precedente una crisi, quindi un investimento di questo tipo deve essere fatto con la parte di capitale che sappiamo non essere necessaria per un certo numero di anni a causa della forte volatilità a cui è soggetto.

Per limitare questa problematica nelle fasi avverse è possibile utilizzare derivati (opzioni put o future) il cui andamento è decorrelato da quello del mercato e permette di tutelare il capitale (se il mercato scende il derivato sale).

Tuttavia un’attività di questo tipo è molto complessa perché se si interpreta male il mercato si rischia di proteggersi quando il mercato sale erodendo i guadagni, in ogni caso se la strategia è fatta in modo corretto permette di tutelare il capitale come una sorta di assicurazione anche nelle fasi di ribasso, per chi fosse interessato ecco una lettura dettagliata su questi strumenti, derivati).

Esistono fondi specializzati in questo tipo di investimento che sfruttano l’utilizzo di derivati per tutelare il capitale in caso di condizioni avverse e contenere la volatilità, morningstar.

CONCLUSIONI

Come abbiamo potuto notare, in una fase difficile come quella attuale, l’investitore buy & hold (a patto di mantenere o incrementare l’investimento totalmente diversificato anche nelle fasi avverse) avrebbe avuto ritorni molto positivi anche a fronte di un investimento immediatamente precedente la crisi del 2008.

La nota negativa di questa strategia è la forte volatilità a cui è soggetto l’investimento (molti investitori non sono in grado di reggere psicologicamente un ribasso del 50% per alcuni anni) ma il ritorno finale giustifica ampiamente il rischio.


Ricordiamo che gli investimenti possono comportare il rischio di perdita del capitale.

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