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Se aumenta l’inflazione, non investire significa perdere i risparmi

L’economia dei paesi sviluppati arriva da anni di bassa inflazione (con alcuni paesi occidentali addirittura in deflazione cioè con prezzi in diminuzione) e tassi di interesse prossimi allo zero (in alcuni casi anche negativi). Tuttavia in caso di aumento dei prezzi, se si lasciano i contanti depositati sul conto corrente, si subisce una perdita secca pari all’inflazione (perchè il denaro sul conto rimane costante mentre i prezzi aumentano).

In caso di aumento dell’inflazione quindi (cioè di aumento dei prezzi) non effettuare investimenti mantenendo tutti i risparmi in liquidità (cioè fermi sui conti correnti) è comunque una scelta di investimento che porterebbe all’erosione costante dei risparmi.
Tornando agli anni 70 con l’inflazione al 20% (cioè con i prezzi che aumentavano in media del 20% ogni anno), chiunque avesse scelto di lasciare i risparmi in liquidità senza effettuare nessun investimento, avrebbe avuto la certezza matematica di dimezzare i risparmi nel giro di pochi anni vista la perdita di potere d’acquisto della valuta. In quel caso, parcheggiare il denaro sul conto corrente senza interessi era la scelta perfetta per perdere denaro in modo certo.

Recentemente la FED ha modificato la propria modalità operativa, se finora l’obiettivo era un’inflazione inferiore al 2%, ora la FED tollererà un’inflazione media intorno al 2%, questo significa che la politica monetaria della più importante banche centrale globale (che incide su tutta l’economia mondiale) sarà votata ad un aumento di inflazione nel sistema.
Detto questo se iniziassimo a pensare al denaro come ad una variabile (dove se aumentano i prezzi diminuisce il suo valore), intuiamo immediatamente che mantenere tutti i risparmi in liquidità è una scelta di investimento e non di neutralità.
Consideriamo un risparmiatore che ritiene il parcheggio della liquidità sul conto corrente una tutela nei confronti dei rischi finanziari e un sistema con inflazione perfetta al 2% annuo; nel corso del tempo il potere d’acquisto sarà il seguente:

  • dopo 10 anni i risparmi fermi sul conto avranno perso quasi il 20% di potere d’acquisto
  • dopo 20 anni la perdita di potere d’acquisto sarebbe intorno al 35%
  • dopo 30 anni la perdita sarebbe oltre il 45% come i peggiori ribassi finanziari della storia che però generalmente portano a recuperi successivi delle quotazioni (superiori alle perdite precedenti) mentre il potere d’acquisto perso dalla liquidità non è recuperabile.

Come possiamo vedere quindi, la scelta del denaro fermo sul conto che il nostro risparmiatore considerava a rischio zero, in realtà dopo 30 anni potrebbe portare al dimezzamento della ricchezza (il denaro fermo sul conto corrente sarebbe costante, ma la quantità di beni e servizi acquistabile con quel denaro sarebbe dimezzata per l’aumento dei prezzi). Quindi mantenere denaro fermo sui conti correnti o contanti è a tutti gli effetti una scelta di investimento, spesso inconsapevole e molto deleteria per i nostri risparmi.

Per coprire la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione è necessario investire in un portafoglio di investimento diversificato che copra dall’inflazione.
Un singolo titolo finanziario può essere soggetto a fallimento e portare alla perdita totale del capitale investito, per questo è fondamentale la diversificazione perché investendo in una pluralità di titoli e settori globali si ottengono ritorni positivi nel medio/lungo periodo. Per creare un portafoglio prudente che copra l’aumento dell’inflazione è sufficiente selezionare fondi prudenti indicizzati all’inflazione (clicca per cercare i migliori ai minori costi di mercato), anche se nel lungo periodo è preferibile aumentare il rischio per ottenere un rendimento maggiore.

Fondamentale tuttavia scegliere strumenti che limitano le commissioni di intermediazione di banche e consulenti che a causa dei costi elevati rischiano molto spesso di non restituire nemmeno il capitale investito inizialmente e l’unica soluzione è cambiare investimento, i punti fondamentali per una gestione economica sono i seguenti:

  • zero costi sul capitale versato inizialmente
  • zero costi sui versamenti mensili
  • bassi costi di gestione annui
  • nessun costo di switch se si varia il portafoglio
  • nessun costo per il disinvestimento

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• possibilità di investire in autonomia in migliaia di fondi/sicav (azionari, obbligazionari, bilanciati, flessibili, settoriali, geografici, ecc) di una pluralità di società di investimento globali: dopo la registrazione è possibile utilizzare il motore di ricerca che evidenzia tutte le varie tipologie di fondi disponibili con le relative performance e valutazioni.
• nessuna commissione di ingresso, di switch ne di uscita dai vari fondi e commissioni di gestione più basse del mercato (accesso alla totalità di prodotti di investimento di banche private e advisor finanziari senza costi di intermediazione).
• possibilità di creare investimenti diversificati globalmente in autonomia, sfruttando i portafogli modello proposti, differenziati per profili di rischio (essendo una gestione autonoma è possibile anche replicare una sola parte dei portafogli e acquistare altri fondi in autonomia).
• disponibilità di fondi total return che hanno l’obiettivo di generare rendimenti positivi indipendentemente dall’andamento del mercato, sfruttando strumenti che consentono di guadagnare anche sui ribassi e strategie decorrelate (approfondisci)
• possibilità di investire una quota mensile senza costi di caricamento (storicamente è la strategia di investimento che ha portato ai maggiori guadagni sui mercati, clicca per approfondire)
• oltre alla gestione autonoma è possibile scegliere una gestione patrimoniale (approfondisci)
• possibilità di sfruttare gli sgravi fiscali attivando portafogli PIR (vedi cosa sono), scegliendo tra tutti i prodotti di mercato disponibili


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Chi invece preferisce investire in autonomia deve necessariamente considerare l’impatto delle commissioni da corrispondere all’istituto bancario in caso di compravendita titoli, si rischia di pagare anche l’1% di commissioni di acquisto (oltre alle commissioni fisse annue di gestione), bruciando buona parte dell’investimento. Per questo sono consigliabili degli intermediari specializzati che generalmente hanno commissioni molto minori:

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Per gli investimenti fai da te consigliamo sempre di utilizzare una minima parte di portafoglio visto il rischio di perdita del capitale.


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