Salvare le banche con soldi pubblici e fondi pensione?

Durante la crisi del debito dei paesi del sud europa nel 2011/2012, purtroppo si è focalizzata l’attenzione solo sul debito pubblico prendendo in considerazione soluzioni momentanee (come il quantitative easing) e non definitive che possono arrivare solo dalla politica fiscale e non da quella monetaria di breve periodo.

Queste politiche monetarie della banca centrale, pur mettendo in sicurezza i debiti pubblici nel breve termine, non risolvono il problema stesso del debito che anzi queste politiche mitigano nel breve, peggiorandolo nel lungo periodo se nel mentre non si intraprendono politiche di sviluppo economico e taglio della spesa improduttiva (vedi approfondimento).

L’effetto collaterale di questa politica (oltre all’aumento del debito) è il crollo dei tassi di interesse a livelli minimi o negativi dovuto appunto all’acquisto dei titoli di stato da parte delle banche centrali di tutto il mondo (vedi approfondimento sul funzionamento del quantitative easing delle banche centrali sul mercato, prima parte, seconda parte).

L’abbassamento dei tassi di interesse a livelli minimi abbatte la redditività delle banche e questa bassa redditività non riesce a compensare le perdite dovute ai crediti concessi in precedenza e che per via della crisi economica non riescono a essere onorati (i famosi crediti deteriorati o NPL non performing loans).

non-performing

il grafico rappresenta la percentuale di crediti deteriorati sul totale degli attivi delle più importanti banche italiane

"L'Italia ci ha presentato un piano informale" per affrontare i crediti deteriorati e quindi per mettere in piedi una bad bank: lo ha detto il portavoce della commissaria alla concorrenza Vestager. Sofferenze e altri crediti deteriorati a fine 2015, secondo l'Abi (65mm x 95mm)

Il grafico evidenzia i crediti deteriorati del sistema bancario italiano, rapportato a quello della zona euro

npl2

andamento crescente dei crediti in sofferenza delle banche italiane dovuti alla crisi economica, nel 2016 superano i 300 miliardi di euro

Dopo la crisi dei mutui subprime i regolatori internazionali hanno stabilito norme sempre più stringenti per la patrimonializzazione bancaria (vedi funzionamento sistema bancario), l’introduzione di queste nuove norme (vedi approfondimento) che richiedono maggiore patrimonio in un periodo di contrazione economica (e relativo aumento dei crediti in sofferenza) fanno si che il capitale attuale delle banche (vedi tier 1) non è più sufficiente a coprire patrimonialmente i crediti pregressi ed è necessario un aumento del loro capitale a tutela dei correntisti e per permettere al sistema bancario di emettere nuovo credito, ora bloccato per questa situazione di sotto patrimonializzazione che non consente ulteriori impieghi (vedi credit crunch).

Sfruttando la leva finanziaria (vedi approfondimento) per rimettere il sistema bancario su un sentiero sostenibile sarebbero necessari circa 40 miliardi di euro (vedi sole 24 ore), in una situazione normale di mercato sarebbero necessari aumenti di capitale da parte degli azionisti ma ad oggi il mercato non è propenso ad investire denaro in un sistema bancario che continua a distruggere capitale e che quindi potrebbe portare alla perdita del capitale investito, senza una garanzia pubblica.

E’ giusto salvare il sistema bancario con soldi pubblici?

La cosa certa è che il sistema bancario non può essere lasciato fallire (in ogni caso precisiamo che non siamo in questa situazione) perchè il risultato sarebbe la distruzione di tutti i risparmi di un paese con ripercussioni su tutto il sistema internazionale (abbiamo visto cosa è successo nel mondo dopo il fallimento di Lehman Brothers) e su questo sia l’unione europea che la comunità internazionale sono allineati.

La discussione però gravita sul tipo di intervento che deve essere fatto

Nazionalizzazione

La nazionalizzazione del sistema bancario sarebbe l’ingresso dello stato nelle banche con problemi di patrimonializzazione, acquisendo la maggioranza (o la minoranza se sufficiente) delle azioni tramite aumento di capitale pagato con il denaro dei contribuenti.

Un intervento di questo tipo senza un programma di risanamento degli istituti nazionalizzati non porterebbe a nessun miglioramento del sistema, sarebbe solo una spesa per lo stato sostenuta dai contribuenti, sfruttata dalla politica per piazzare nuovi amministratori e consulenti nei gruppi bancari senza un fine preciso.

Bisogna infatti ricordare che le banche fallite nei mesi scorsi e quelle con maggiori problemi ad oggi, sono state condotte a questa situazione da un azionariato la cui maggioranza faceva capo a fondazioni politiche, mentre tutte le banche in situazioni migliori sono quelle aventi azionariato privato.

Se la politica tramite le proprie fondazioni ha condotto gli istituti da lei gestiti alla bancarotta consentendo finanziamenti clientelari, una nazionalizzazione sarebbe solo la ripetizione di quanto detto fin’ora, utilizzando ulteriori soldi pubblici (situazione a cui l’unione europea si oppone).

Soluzione di mercato

L’idea che sta prendendo piede maggiormente è quella di una “soluzione di mercato”, in pratica si vorrebbe utilizzare il denaro di cassa deposti e prestiti (che viene considerata azienda privata con azionariato a maggioranza pubblico) cioè il denaro dei clienti banco posta (visto che la CDP si finanzia utilizzando i risparmi dei prodotti postali) ed i risparmi dei lavoratori presenti nei fondi pensione, per investire in un veicolo simile al fondo atlante (utilizzato nei precedenti salvataggi bancari) per ricapitalizzare le banche.

Premesso che se il risanamento del sistema bancario andasse in porto questo potrebbe essere un buon investimento sia per CDP che per i fondi pensione, di contro se il risanamento non dovesse avvenire il risultato è quello di aver utilizzato risparmi vincolati in fondi pensione e postali (in genere depositati dagli investitori per i bassi rischi e per avere una rendita pensionistica certa nel caso dei fondi o la tutela dei risparmi nel caso di prodotti postali) per effettuare investimenti al limite della speculazione finanziaria (dato che investire nel capitale di gruppi bancari in via di risanamento è un investimento sicuramente speculativo e non di certo conservativo come dovrebbero essere quelli menzionati).

La miglior soluzione, emulare il TARP americano

Visto che esiste un precedente riguardante una simile situazione che ha dato ottimi risultati negli stati uniti, perchè non copiarlo anche in europa?

Il TARP (Troubled Asset Relief Program) è stato un programma intrapreso dal governo americano nel 2008 per il risanamento del sistema bancario(visti gli effetti a catena sul mercato dovuti al fallimento di Lehman Brothers che stava portando l’economia globale al collasso), effettuato stanziando denaro pubblico per intervenire direttamente nel capitale delle banche.

Rispetto ad una nazionalizzazione vera e propria (dove il governo entra negli istituti bancari senza una exit strategy, cioè utilizzando denaro pubblico senza una procedura di risanamento e rimanendo nel capitale sociale vita natural durante), il tarp era un ingresso temporaneo del governo negli istituti.

Le differenze tra questo tipo di intervento e una nazionalizzazione sono le seguenti:

  1. ingresso nel capitale degli istituti bancari da parte del governo utilizzando soldi pubblici solo al fine di risanamento
  2. il vecchio management deve essere sostituito da un nuovo management temporaneo
  3. il nuovo management deve avere un mandato temporale limitato con tempistiche precise ed exit strategy stabilita a priori
  4. al termine della finestra temporale il nuovo management deve aver terminato il processo di risanamento, rivendendo le quote della banca sul mercato (quote che dopo il risanamento dovrebbero avere un valore nettamente maggiore) con relativo guadagno da parte dello stato dovuto alla differenza di prezzo delle quote acquisto vendita

Con questa modalità gli stati uniti sono riusciti a risanare gli istituti bancari, rivendendo le azioni delle banche risanate sul mercato ad un prezzo nettamente maggiore rispetto all’acquisto avvenuto in un momento di crisi (quindi a prezzi inferiori), senza perdita di denaro da parte dei contribuenti.

La differenza tra questo tipo intervento rispetto alla nazionalizzazione è evidente, con una nazionalizzazione fine a se stessa lo stato piazzerebbe i soliti burocrati ai vertici degli istituti bancari usando soldi pubblici e tali vertici (non avendo l’obbligo di risanamento dell’istituto) potrebbero rimanere in quelle posizioni a tempo indeterminato senza intraprendere politiche di risanamento e quindi senza recuperare il denaro pubblico iniziale grazie alla vendita delle quote di gruppi risanati.

La questione azionisti e obbligazioni subordinate

Qualsiasi strada sarà intrapresa la questione di fondo è se l’intervento debba tutelare anche gli azionisti e gli obbligazionisti subordianti (in questo caso il denaro pubblico da utilizzare per i salvataggi sarà ovviamente maggiore).

La nuova direttiva sul BAIL-IN dice chiaramente che in caso di fallimento degli istituti ogni investitore deve partecipare al risanamento dell’istituto bancario per impattare nel modo minore possibile sui contribuenti tramite nuove tasse (tranne i correntisti con importi inferiori a 100 mila euro che in ogni caso sarebbero giustamente tutelati) ma tale direttiva può anche essere sospesa in caso di problemi sistemici.

Eticamente quanto sostiene il bail-in è corretto (vedi approfondimento) ma è altrettanto vero che in caso di crisi sistemica il bail-in potrebbe aggravare la situazione per il circolo vizioso che andrebbe a creare.

Tuttavia in caso di crisi sistemica è possibile arrivare ad ottimi compromessi come il seguente:

  1. gli azionisti della banca NON DEVONO essere tutelati con soldi pubblici, essi sono i proprietari della banca per la quota parte di azioni possedute e con tali azioni possono votare in assemblea per scegliere il management della banca stessa. Essi quindi sono i fautori della scelta del management e se una banca si trova in una situazione di crisi è dovuto alle loro scelte. Chi acquista un titolo azionario se ne deve assumere tutti i rischi visto che in caso di investimento positivo i ritorni possono essere anche dell’ordine di 3 cifre percentuali, di contro non può pretendere il salvataggio dell’investimento con soldi pubblici nel caso di scelte negative (vedi approfondimento).
  2. gli obbligazionisti subordinati NON DEVONO essere tutelati con soldi pubblici, chi presta denaro ad una banca acquistando obbligazioni subordinate sa (o dovrebbe sapere prima di investire in uno strumento di cui non si conosce la natura) che a fronte di un tasso di interesse molto elevato rispetto alle obbligazioni senior può incorrere nella NON restituzione del prestito nel caso di crisi dell’istituto bancario (è proprio la peculiarità di questi strumenti, maggior rendimento a fronte di maggiore rischio). Questo è proprio il rischio che si assume un obbligazionista subordinato per avere un tasso di interesse più alto. Tutelare questo tipo di investitori non è corretto rispetto agli altri che percepiscono tassi di interesse nettamente minori per avere la sicurezza del capitale, inoltre tutelare questi investitori aumenta sensibilmente il denaro pubblico necessario per l’intervento.
  3. gli obbligazionisti senior DEVONO essere tutelati, chi presta denaro ad una banca acquistando obbligazioni senior ottiene un tasso di interesse nettamente più basso a fronte di una restituzione quasi certa del capitale a prescindere dalla situazione dell’istituto bancario. Siccome molte famiglie sottoscrivono questo tipo di prodotti (direttamente o indirettamente tramite altri strumenti finanziari) per “tutelare” i risparmi di una vita, in caso di crisi sistemica è giusto che l’intervento tuteli questi tipo di investimenti (anche perchè si parla di centinaia di miliardi di euro che se non venissero tutelati creerebbero una crisi sistemica ingestibile).
  4. il denaro dei conti correnti DEVE essere tutelato, a maggior ragione il denaro sui conto correnti deve essere tutelato

Tuttavia prima di conoscere l’evolversi della situazione è molto probabile che si attenda il risultato degli stress test, i cui risultati saranno resi pubblici il 29 luglio.

Prima di tale data l’investimento in titoli riguardanti istituti bancari deve essere effettuato consapevolmente

DIFFERENZA TRA OBBLIGAZIONI SENIOR E SUBORDINATE

Le analogie dell’italia odierna con gli anni 20 del 900 (vedi il sole 24 ore)

 


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