Quale futuro per i mercati dopo il crollo/rimbalzo più veloce della storia…

Guardando i dati delle società di investimento, durante il crollo di marzo i disinvestimenti sono stati ingenti (approfondisci), questo significa che molti investitori hanno venduto sui minimi, perdendo uno dei maggiori rimbalzi della storia finanziaria avvenuto successivamente.

Come sempre molte persone continuano ad “inseguire” il mercato (perdendo soldi), quando in realtà il mercato stesso va anticipato (cosa ovviamente molto complicata) o seguito (nel bene e nel male) guardando i risultati nel lungo periodo.

Disinvestire durante un crollo per paura, generalmente porta alla perdita di tutto il rimbalzo successivo (rimbalzi che ad oggi storicamente sono sempre avvenuti dopo i crolli, parlando dei mercati a livello globale e non del singolo titolo, settore o paese) e la perdita di questi rimbalzi influisce pesantemente sul ritorno complessivo dell’investimento (approfondisci).

Detto questo vediamo le differenze tra chi ha venduto sui minimi di marzo, chi ha mantenuto l’investimento e chi (coerentemente con i più grandi investitori della storia) ha investito durante il crollo.

S&P 500 (clicca per allargare)

  • chi avesse disinvestito sui minimi, ora si ritroverebbe con una perdita del 35%, avendo perso tutto il rimbalzo successivo
  • chi avesse mantenuto l’investimento (visto che dopo un forte crollo un rimbalzo è fortemente probabile), ora si ritroverebbe con una perdita del 15% (molto più gestibile) e potrebbe decidere più lucidamente se mantenere l’investimento in previsione di un recupero dell’economia o liquidarlo in previsione di una contrazione economica. In caso di indecisione sul futuro economico potrebbe anche liquidare solo parzialmente l’investimento in modo da mediare la scelta sul futuro.
  • chi fosse entrato sul crollo in previsione del rimbalzo, ora si ritroverebbe con un guadagno del 25% e potrebbe fare le medesime considerazioni del punto precedente partendo da un ottimo guadagno

FTSE MIB (clicca per allargare)

STOXX Europe 600 (clicca per approfondire)

  • lo stoxx europe 600 può essere definito come l’indice speculare dello S&P 500 americano per l’europa, che comprende le maggiori aziende del continente, compresi paesi extra euro come Inghilterra e Svizzera.
  • essendo continentale si avvicina maggiormente all’indice americano rispetto a quello italiano che rappresenta una piccola economia con alcune criticità
  • anche in questo caso l’attesa del rimbalzo avrebbe consentito una perdita del 20% invece del 35% ed anche un investimento sui minimi avrebbe portato ad un rimbalzo di oltre il 20%

MSCI Emerging Markets (clicca per approfondire)

  • l’MSCI Emerging Markets è l’indice che raggruppa i paesi emergenti, con oltre il 30% legato al mercato cinese come mercato emergente di riferimento (approfondisci)
  • come nei casi precedenti sarebbe stato fondamentale attendere il rimbalzo che avrebbe consentito una perdita del 20% invece del 30% ed anche un investimento sui minimi avrebbe portato ad un rimbalzo del 20%

Ricordiamo che la % di guadagno necessaria per recuperare una perdita segue il grafico sottostante

  • per recuperare una perdita del 50% sarà necessario un guadagno del 100%
  • per recuperare una perdita del 95% sarebbe necessario un guadagno quasi del 2000%

IMPATTO SUL LUNGO PERIODO DI UNA VENDITA SUI CROLLI

Come abbiamo visto in articoli precedenti, nel lungo periodo i mercati permettono di trarre vantaggio dal rendimento composto (approfondisci) e una vendita sui crolli compromette pesantemente i ritorni.

Guardiamo la situazione negli ultimi 10 anni dell’indice globale MSCI All Country World che comprende sia i paesi sviluppati che gli emergenti (con una maggiore esposizione sui primi)

  • come possiamo vedere, chi avesse investito un decennio fa e fosse uscito sui minimi avrebbe ottenuto un guadagno del 60%; mentre chi avesse atteso il rimbalzo ora si ritroverebbe con un ritorno del 100% (cioè il 40% in più)
  • il grafico evidenzia anche che chi avesse avuto l’intuizione di uscire dal mercato prima della crisi ora si ritroverebbe con un guadagno del 150% e la possibilità di rientrare a sconto, tuttavia avere queste intuizioni è molto complicato

COME GESTIRE IL PORTAFOGLIO

Come visto nei grafici precedenti possiamo affermare quanto segue:

  • è fondamentale creare un portafoglio globale bilanciato (il quale deve comprendere anche titoli obbligazionari non menzionati nell’articolo) che nel lungo periodo porta a ritorni positivi, a differenza di un singolo titolo che può fallire azzerando totalmente il capitale (vedi miglior portafoglio indipendente)
  • nei momenti di turbolenza è fondamentale mantenere sempre una parte di liquidità che possa consentire di entrare sui crolli del mercato a sconto
  • considerando un portafoglio globale, mai vendere durante un crollo: o si ha l’intuizione di uscire dal mercato prima di una recessione economica (opzione complessa), oppure è più performante attendere il rimbalzo del mercato prima di vendere (storicamente ogni crollo finanziario si accompagna a una situazione di panico e di posizioni speculative ribassiste che devono essere chiuse comportando appunto un rimbalzo anche molto forte, come l’ultimo mese).
  • parlando sempre di portafogli diversificati globalmente, se il crollo inizia ad essere ingente (tra il 20% e il 50%), invece di vendere è molto più performante effettuare dei micro acquisti, aumentandoli man mano che il crollo diventa maggiore. Evidenziamo che storicamente è molto difficile vedere ribassi con un drawdown (vedi cos’è) superiore al 50%, quindi nel caso i mercati globali dovessero arrivare ad una perdita di tale portata si potrebbe pensare di investire in modo più massiccio (approfondisci).

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