Qual è l’impatto del mercato sugli stati e perchè una moneta nazionale non è sinonimo di sovranità

Quando si parla di moneta nazionale o meno, in realtà lo sguardo è sempre rivolto a questioni politiche e non all’economia, infatti nella maggior parte dei casi chi è a favore o meno della moneta nazionale analizza il discorso da un punto di vista puramente ideologico (chi è a favore della valuta nazionale ritiene che questo renda l’italia indipendente da tutti, mentre chi è propenso a valute allargate a più paesi crede in un sistema di prosperità e pace per tutti). Entrambi questi punti di vista sono solamente ideologici e utopici mentre nella sostanza bisognerebbe analizzare cosa comporta ogni tipo di scelta per il portafoglio della singola persona, sarà pure un ragionamento cinico ma è lo scopo di questo approfondimento finanziario (le ideologie le lasciamo ai politici di ogni schieramento ed ai loro seguaci, noi guardiamo alla sostanza).

Innanzitutto partiamo dal primo errore che compiono tutti e cioè parlare di moneta senza inglobare nel ragionamento gli effetti di svalutazione, inflazione, debito pubblico, spesa pubblica e modalità di gestione della banca centrale. Senza un ragionamento a 360 gradi, schierarsi da una parte o dall’altra non ha nessun fondamento ne matematico ne finanziario ma solo ideologico (infatti la sterlina, il marco tedesco e la lira italiana erano tutte valute nazionali ma gestite in modo completamente differente l’una dall’altra con impatti completamente diversi sui parametri che abbiamo indicato in precedenza e quindi anche sull’economia del paese, sul potere d’acquisto e sui risparmi delle persone). Quindi è fondamentale una trattazione completa dell’argomento per poter permettere a tutte le persone di capire come funziona l’economia.

Attualmente il sistema finanziario globale ha un paese di riferimento (gli stati uniti il cui dollaro è la valuta di riserva internazionale più utilizzata che supera il 50%) e una seconda area molto influente (l’area euro che ormai rappresenta circa il 20% delle riserve valutarie). Le restanti monete considerate riserve valutarie globali (yen giapponese, sterlina inglese, renminbi cinese, dollaro canadese, dollaro australiano e franco svizzero) hanno un valore percentuale marginale (vedi dati fondo monetario internazionale, clicca).
Ovviamente le valute considerate come riserve globali (soprattutto dollaro ed euro) hanno una maggiore importanza sul mercato dei cambi (forex, vedi cos’è) rispetto a tutte le altre perchè rappresentano le zone del mondo con il PIL maggiore (quindi esse sono una garanzia di tutela del potere d’acquisto per i cittadini).

Tuttavia ogni valuta globale (comprese quelle precedenti) dall’abolizione del gold standard avvenuta nel 71 (vedi cos’è), è libera di fluttuare rispetto alle altre sul mercato dei cambi ed il suo valore è dato dalle leggi della domanda/offerta e il suo valore è dato dalla forza o debolezza della sua economia e dalle scelte della banca centrale rispetto alle altre banche centrali.
Si evince che esistono aree a maggiore influenza e stabilità data dalla dimensione del loro sistema economico che conferisce stabilità alla moneta e paesi con economie deboli la cui valuta è in balia dei mercati finanziari, problema che si ripercuote sul potere d’acquisto dei cittadini che continuano ad impoverirsi (proprio per la debolezza della loro valuta indipendente sul mercato globale).

Utopicamente possiamo dire che un paese potrebbe essere economicamente indipendente al 100% se:

  • fosse totalmente autosufficiente sia a livello energetico sia per quanto riguarda le materie prime
  • fosse in grado di produrre in autonomia la totalità di beni necessari (si parla dell’intera filiera, indotto compreso) e gestire la totalità dei servizi necessari alla popolazione e con la migliore qualità possibile

E’ chiaro che nel mondo non esiste un paese simile (nemmeno gli stati uniti), tutti i paesi hanno la necessità di importare materie prime, beni o servizi che non sono in grado di produrre o gestire, compensando con le esportazioni e questo dimostra che ormai il mondo, se vuole mantenere questo tenore di vita, è obbligatoriamente globalizzato.

Detto questo i rapporti commerciali tra i vari paesi sono regolati dal libero mercato che in ogni istante stabilisce il valore dei vari cambi valutari globali sul forex e se l’economia di un paese è debole rischia il tracollo della valuta e di conseguenza del potere d’acquisto e dei risparmi.

LA MONETA NON E’ RICCHEZZA MA UNA RAPPRESENTAZIONE DI ESSA
Questo concetto l’abbiamo già espresso più volte nel sito ma siccome è fondamentale la sua comprensione, continueremo a ribadirlo ogni volta che sarà necessario: la ricchezza reale è data dai beni e servizi e non dalla moneta che ne è solo la rappresentazione.

Ammettiamo di essere su un’isola deserta indipendente senza beni ne servizi ma con la possibilità di creare all’infinito la nostra valuta che rappresenta la ricchezza l’isola (cioè niente), in caso arrivasse un mercantile carico di beni non riusciremmo ad acquistare nulla perchè la valuta dell’isola rappresenta un’economia inesistente e di conseguenza anche la valuta stessa non ha nessun valore sul mercato dei cambi e non verrebbe accettata da nessuno. Viceversa se fossimo sull’isola deserta con dei dollari, potremmo acquistare beni di prima necessità dal mercantile perchè il dollaro rappresenta una forte economia e di conseguenza anche la valuta ha valore globalmente riconosciuto.

Questo esempio estremo è stato fatto per far comprendere che la valuta in se non ha valore, se un paese è economicamente povero di beni e servizi reali (pochi lavoratori, produttività scarsa, pochi servizi, bassa istruzione, alti debiti, ecc) non può generare benessere solo creando moneta all’infinito, anzi più moneta crea più il suo valore continuerà a diminuire perchè la valuta stessa è analoga a qualsiasi altro bene, più valuta è in circolazione senza una crescita reale dell’economa, più il suo valore cala e di conseguenza anche il potere d’acquisto dei cittadini che vedranno i prezzi continuare a crescere (inflazione). Inoltre questa valuta sul mercato dei cambi continuerebbe a perdere valore e la conseguenza sarebbe solo quella di erodere i risparmi.
Da qui si evince perchè un paese, anche se possiede una moneta indipendente, in realtà può essere in balia dei mercati senza risolvere i propri problemi economici (anzi l’indipendenza di un paese debole potrebbe amplificare questi problemi, proprio per la debolezza valutaria).

Prima di proseguire è fondamentale leggere questi approfondimenti che introducono la motivazione per cui tutti i paesi del mondo emettono debito sul mercato ed utilizzano la tassazione, oltre all’aumento della massa monetaria che se fatto in modo eccessivo crea squilibri sul cambio valutario e di conseguenza sul potere d’acquisto (come già visto):

Riassumendo gli articoli precedenti:

    • ogni paese è sul mercato sia con la valuta che con il debito pubblico e la libertà degli scambi determina sia il valore del cambio con le altre valute sia i tassi di interesse da pagare sul debito
    • creando nuova moneta con la banca centrale: si aumenta la massa monetaria del sistema svalutando il cambio, questo ha effetti positivi sulle esportazioni ma negativi sulle importazioni e quindi sui prezzi (che aumentano) e sui risparmi (che diminuiscono a causa dell’aumento dell’inflazione). Tuttavia la creazione di nuova moneta consente di finanziare il debito pubblico acquistando i titoli di stato sul mercato secondario abbassando i tassi di interesse sulle nuove emissioni (quantitative easing) ma questo stà causando un nuovo tipo di inflazione / bolla finanziaria (approfondisci).
    • se la banca centrale non crea moneta: la massa monetaria rimane costante mantenendo il cambio stabile (oppure può anche essere rafforzato aumentando i tassi di interesse), questo ha l’effetto opposto al precedente e cioè ha effetti negativi sulle esportazioni ma positivi sulle importazioni e sui prezzi (che generalmente restano costanti) e sui risparmi (che vengono tutelati mantenendo bassa l’inflazione). Tuttavia se la banca centrale non crea nuova moneta non può finanziare il debito pubblico acquistando i titoli di stato sul mercato secondario, quindi se un paese è finanziariamente stabile si può permettere di non creare nuova moneta perchè non avrà problemi sul mercato che investirà nel suo debito (vista la forza della moneta che tutela il risparmio) ma se un paese ha difficoltà finanziare e debito alto il mercato non investirà nel suo debito per paura di perdere i risparmi a causa del possibile fallimento del paese (per questo la BCE deve continuamente intervenire per gestire lo spread sul nostro debito: approfondisci). Nel nostro paese è molto forte l’idea di uscire dall’euro per finanziare il debito in eccesso creando una massa monetaria molto più elevata di quella attualmente utilizzata dalla BCE (che è già parecchia), tuttavia una scelta del genere (come visto al punto precedente), consentirebbe di gestire il debito ma porterebbe al tracollo del valore della lira sul mercato che colpirebbe pesantemente gli stipendi e i risparmi a causa di una forte inflazione causata dalla svalutazione (approfondisci). In pratica questo consentirebbe di risolvere gli squilibri del bilancio statale perchè permetterebbe di svalutare e finanziare il debito in eccesso stampando tutte le lire necessarie tramite bankitalia, però avendo come conseguenza una forte svalutazione della moneta sul mercato dei cambi e quindi un crollo del potere d’acquisto di stipendi e risparmi.

Riassumendo ogni scelta porta a conseguenze sia positive che negative e quindi è fondamentale l’equilibrio (purtroppo ricette miracolose non esistono): un sistema ottimale è quello di una moneta stabile con un debito pubblico sostenibile e questo è possibile solo con un bilancio in ordine ed un’economia funzionante (cioè senza spesa pubblica improduttiva per interessi elettorali o rendite di posizione).

Se invece un paese ha degli squilibri perchè non riesce a gestire in modo corretto la spesa pubblica sarà sempre in difficoltà perchè:

  • se il suo debito pubblico rispetto al PIL è troppo elevato verrà venduto dal mercato per paura di fallimento e quindi la banca centrale sarebbe costretta ad intervenire con immissione di ingenti quantitativi di nuova moneta per comprare il debito che però porterebbe al tracollo della valuta sul mercato dei cambi
  • il tracollo della valuta avrebbe un forte impatto sui prezzi che aumenterebbero significativamente, erodendo i risparmi (cioè impoverendo il paese).
  • in casi estremi molti paesi nella storia recente, onde evitare di portare il paese sul lastrico svalutando pesantemente la moneta che renderebbe complicato l’acquisto dei beni primari alla popolazione (e onde evitare la corsa al cambio valutario dei cittadini per salvare i risparmi dal tracollo), hanno deciso di dichiarare default cioè di non restituire il debito pregresso. Ricordiamo però che in molti casi (come in italia) il debito è in gran parte in mano ai cittadini del paese tramite investimento diretto, fondi comuni, fondi pensione e fondi assicurativi e quindi una scelta del genere sarebbe una patrimoniale nei loro confronti.
  • il vantaggio attuale dell’italia è che trovandosi nella zona euro, i mercati finanziari considerano la moneta nel suo complesso e quindi i risparmi vengono tutelati dalla sua forza sul mercato dei cambi e il debito è tutelato dagli acquisti della BCE.

Nei prossimi articoli vedremo l’andamento storico della lira, dell’inflazione e del debito pubblico e di come il paese dagli anni 70 in poi sia sempre stato in difficoltà sui mercati valutari e del debito per i forti squilibri del suo bilancio.

Inoltre per chi vuole tutelare i proprio risparmi da tutti i rischi finanziari di questo tipo abbiamo già scritto un articolo molto dettagliato (approfondisci).


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