Perchè uscire dall’euro equivale ad una tassa patrimoniale sui risparmi

La questione fondamentale per un risparmiatore è tutelare il proprio risparmio e questo è strettamente legato alla valuta di riferimento della sua area economica.
A livello monetario non è importante il nome o dove una valuta viene gestita, ma come essa viene gestita e quale economia rappresenta: più un’economia è solida, più il valore della valuta che la rappresenta sul mercato è elevato e di conseguenza anche il suo potere d’acquisto.
Una banconota in se è un pezzo di carta con un nome e un numero stampato dal valore intrinseco quasi nullo (e il denaro nella nostra epoca sono dei bit su dei server), il valore di una moneta quindi è stabilito dal mercato globale delle valute (forex) in base a come quella moneta viene gestita e quale economia rappresenta.

Per estremizzare, se una valuta rappresentasse l’economia del deserto, potremmo anche creare banconote all’infinito che non servirebbero a nulla, perchè in quell’economia non sono disponibili beni, quindi il valore di quella valuta nel mercato globale sarebbe nullo a prescindere dal numero di banconote in circolazione perchè non avrebbero valore (concetto ovvio ma spesso sfuggente che serve a capire i concetti successivi).
Possiamo anche fare l’esempio del regno in cui sono presenti 10 capi di bestiame e 10 banconote: in un sistema di questo tipo esiste una banconota per ogni capo di bestiame quindi ogni banconota vale un capo di bestiame.
Se il re decidesse di raddoppiare le banconote del regno senza aumentare la ricchezza reale data da nuovi beni e servizi (cioè senza politiche che aumentino il bestiame) si avrebbero 10 capi di bestiame e 20 banconote: in un sistema di questo tipo esistono 2 banconote per ogni capo di bestiame quindi per ogni capo di bestiame ci servono due banconote, in questo caso non si crea nessun tipo di ricchezza ma si aumentano solo i prezzi (inflazione).
Questi esempi saranno fondamentali per capire i concetti successivi.

Tornando al sistema economico attuale, la creazione di nuova moneta (vedi come funziona) viene gestita dalle banche centrali (ogni valuta al mondo ha una banca centrale che la gestisce) e il valore di ogni moneta rispetto alle altre valute è dato:

  • dalla situazione economica e politica dell’area valutaria
  • dalla politica economica (tassi di interesse e creazione di moneta) che la banca centrale di un’area valutaria effettua

In sintesi una valuta accresce il suo valore rispetto alle altre (cioè tutela il potere d’acquisto dei cittadini di tale area valutaria):

  • se la stabilità economica e politica dell’area è superiore alle altre (perchè questo attira investitori, cioè capitali dall’esterno accrescendo il valore della moneta sul mercato)
  • se la politica economica della banca centrale è “restrittiva”, cioè se i tassi di interesse sono più elevati o se la creazione di moneta è inferiore rispetto ad altre aree (in questo caso infatti è presente meno massa monetaria nel sistema e di conseguenza il valore della valuta rimane elevato mantenendo bassa l’inflazione, tutelando i risparmi).

Perchè le banche centrali abbassano i tassi di interesse e creano nuova moneta (politica “espansiva”) se questo aumenta l’inflazione ed erode i risparmi?
La complessità del sistema economico induce spesso le banche centrali (come dopo il 2008) a questo tipo di politiche per stimolare l’economia in periodi di recessione e deflazione (cioè calo dei prezzi), infatti se è vero che le politiche “restrittive” tutelano i risparmi dall’inflazione è anche vero che in periodi di delfazione è necessario uno stimolo monetario con diminuzione dei tassi e creazione di moneta (che incentiva sia l’investimento in capitale di rischio per avere maggiori ritorni, sia l’indebitamento per i minori costi).
Infatti un calo dei prezzi (se a prima vista sembra ottimale per i risparmiatori) in realtà nel lungo periodo crea l’implosione del sistema (perchè sia gli investimenti che gli acquisti verrebbero bloccati con l’aspettativa di effettuarli ad un minore prezzo in futuro), detto ciò la situazione economica di equilibrio sarebbe un’inflazione annua intorno al 2/3%.

Tuttavia molto spesso le politiche “espansive” delle banche centrali avvengono su pressioni dei governi o della finanza per poter aumentare e finanziare nuova spesa pubblica o i corsi azionari (vedi approfondimento).
Con politiche monetarie “espansive” in periodi di stabilità è possibile emettere debito pubblico a tassi più bassi (vedi come funziona) con ripercussioni anche sulla crescita dei valori di borsa dato dall’aumento della massa monetaria in circolazione.
Questo consente ai governi di avere più denaro da utilizzare per la spesa corrente, a discapito di una svalutazione monetaria sul mercato dei cambi (più moneta in circolazione, meno valore ha la moneta stessa, approfondisci) che causa una maggiore inflazione e una perdita di potere d’acquisto per i risparmi dei cittadini.

PERCHE’ L’USCITA DALL’EURO E’ UNA PATRIMONIALE MASCHERATA E PERCHE’ L’IPOTESI E’ PRESA IN CONSIDERAZIONE

Come abbiamo visto in precedenza, le politiche “espansive” delle banche centrali servono per far fronte a periodi recessivi e deflattivi, ma sono deleterie nei momenti di stabilità economica perchè impattano sulla svalutazione della moneta che causa inflazione e perdita di potere d’acquisto (oltre ad altre conseguenze sul debito a lungo termine, vedi approfondimento).
Dopo la crisi del 2008, tutte le banche centrali più importanti del mondo hanno introdotto politiche fortemente espansive (la BCE più in ritardo rispetto alle altre banche centrali, per la resistenza tedesca molto attenta alle conseguenze negative esplicitate in precedenza, vedi approfondimento).
Pur con le differenze temporali del caso, possiamo evidenziare un certo allineamento di tali politiche tra le varie banche centrali globali, allineamento che ha consentito alle varie valute più importanti di oscillare (nonostante le ampie fluttuazioni) intorno ad un valore medio, mantenendo inalterato il potere d’acquisto nel lungo periodo, vedi andamento valute).

Chi vuole uscire dall’euro sa che una nuova moneta gestita dalla Banca d’Italia subordinata alle politiche del governo italiano e libera dai vincoli europei (fatti per salvaguardare il potere d’acquisto cioè i risparmi) può essere gestita con politiche molto più “espansive”, cioè si potrebbe creare molto più denaro utilizzabile dal governo per spesa corrente e per finanziare l’enorme debito pubblico.

PERCHE’ SI TRATTA DI UNA PATRIMONIALE MASCHERATA

Siccome questa scelta è a somma zero (cioè se si guadagna da una parte si perde dall’altra) è fondamentale guardare alle conseguenze: come dicevamo in precedenza, il valore di una moneta sul mercato dei cambi (fondamentale per il potere d’acquisto) è dato in primis dalla stabilità economica dell’area di riferimento e l’area euro nel suo complesso ha dati nettamente migliori rispetto alla sola italia (che ha crescita zero nell’ultimo decennio e debito pubblico alle stelle), quindi il nostro paese sta beneficiando di una moneta con un potere d’acquisto più elevato rispetto ad una moneta nazionale che sarebbe fortemente svalutata, in linea con i dati del paese.

Una premessa doverosa su questo punto: molti parlano di prezzi raddoppiati con l’avvento dell’euro senza considerare la tassazione (che ricordiamo essere gestita dagli stati nazionali perchè la fiscalità dei singoli paesi non rientra nelle competenze dell’unione europea); negli ultimi venti anni la pressione fiscale in Italia è raddoppiata (vedi approfondimento) per le varie scelte dei vari governi che si sono succeduti, i quali invece di tagliare la spesa improduttiva hanno preferito aumentare la tassazione che viene ribaltata sui consumatori dalle aziende aumentando il prezzo finale dei beni e servizi. In realtà quindi l’aumento dei prezzi degli ultimi 20 anni è da addebitare quasi totalmente alla tassazione (praticamente raddoppiata) e senza una moneta forte come l’euro il prezzo da pagare sarebbe stato ancora più alto.

Tornando al concetto di patrimoniale, quella fatta tramite l’uscita dall’euro (cioè tramite la svalutazione e senza tassazione) sarebbe molto più semplice da praticare in un paese con un ceto medio avente conoscenze finanziarie molto limitate come in italia:

  • l’uscita dall’euro consentirebbe al governo di utilizzare la banca d’italia per creare tutto il nuovo denaro necessario (senza vincoli) per abbattere il debito pubblico (finanziato con creazione di nuova moneta) e finanziare ulteriore spesa pubblica corrente.
  • essendo il “gioco” a somma zero, la nuova valuta nazionale perderebbe enormemente valore sul mercato globale dei cambi, causando una forte svalutazione di tutti i risparmi e un aumento dell’inflazione che verrebbe però addebitata all’andamento del mercato (PATRIMONIALE MASCHERATA).
  • chi si salverebbe da questa mattanza sarebbe chi detiene investimenti all’estero (cioè in valuta differente rispetto a quella del nostro paese).

In sintesi con la nuova moneta nazionale lo stato potrebbe abbattere il debito e finanziare la spesa pubblica a discapito dei risparmi dei cittadini, in pratica si tratterebbe di una redistribuzione dei risparmi dai privati verso lo stato fatta finanziariamente e non tramite tassazione (quindi di più difficile comprensione), ma sarebbe una procedura analoga.

Dopo questa “mattanza” del risparmio privato difficilmente stimabile (sicuramente almeno un 20% di potere d’acquisto verrebbe meno), alcuni economisti sostengono che la forte svalutazione della valuta potrebbe avere impatti positivi sulle esportazioni, cosa che a nostro avviso non avverrà perchè l’italia purtroppo è un paese importatore di materie prime e i costi di queste aumenterebbero significativamente con una svalutazione, il che porterebbe il costo finale dei prodotti ad essere più o meno analogo a quello attuale (si abbasserebbe solo il costo della manodopera, cioè dei lavoratori che verrebbero pagati con una moneta svalutata). Con una valuta forte come l’euro invece il costo di importazione delle materie prime è minore, infatti ad oggi le esportazioni italiane sono al massimo storico (vedi dati).

Questo approfondimento è totalmente contrario ad ogni tipo di patrimoniale utilizzando il risparmio dei cittadini per sostentare il debito e la spesa dello stato (sia essa fatta tramite la tassazione, sia con altri strumenti come l’uscita dall’euro per svalutare i risparmi a livello finanziario).

Una manovra di questo tipo non risolve il problema di fondo del paese che è una spesa fuori controllo (spesa gestibile ad oggi solo con un total tax rate oltre il 60% cioè insostenibile, vedi) e il continuo vessare la parte produttiva del paese non risolve il problema di fondo che è il taglio della spesa improduttiva, in questa situazione anche una patrimoniale o una forte svalutazione (che come abbiamo visto è una patrimoniale mascherata) risolverebbe la situazione per alcuni anni senza risolvere il problema di fondo (cioè la spesa) che rimarrebbe tale, riproponendo le medesime problematiche a breve.
Cosa faremo poi, una volta che la carta svalutazione sarà stata giocata (colpendo i risparmi) quando i problemi si riproporranno perchè la spesa continuerà a crescere? Ci sono vari paesi sudamericani che hanno perpetrato questo tipo di politiche con risultati disastrosi.

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