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Quali sono i rischi che impattano sui risparmi depositati sul conto corrente

Buona parte dei risparmi degli italiani sono depositati sui conti correnti con l’errata convinzione che questa scelta tuteli il risparmio.
In realtà lasciare il denaro fermo sul conto è una vera e propria scelta di investimento che comprende una pluralità di rischi finanziari che elenchiamo di seguito e che andremo ad analizzare in dettaglio nell’articolo, indicando anche delle soluzioni per evitarli.

I maggiori rischi che incombono attualmente sulla liquidità:

  • l’aumento dei prezzi dovuto all’inflazione (impatta sia sulla liquidità del conto corrente, sia sui contanti).
  • il perdurare dei tassi di interesse ai minimi impone alle banche un continuo aumento dei costi applicati ai clienti per la gestione della liquidità sul conto corrente.
  • mancati guadagni dagli investimenti (negli ultimi 10 anni era possibile raddoppiare il capitale con portafogli a rischio medio).

Ulteriori rischi remoti (ma possibili) che possono incombere sulla liquidità:

  • bail-in cioè possibile utilizzo della liquidità dei correntisti (oltre 100 mila euro) per il risanamento del bilancio di banche in difficoltà.
  • uscita dall’euro con relativa svalutazione (cioè perdita di potere d’acquisto) di tutta la liquidità depositata sui conti correnti che verrebbe ridenominata in lire: sarebbe una vera e propria patrimoniale mascherata che servirebbe a svalutare (cioè a diminuire) il debito pubblico e la spesa pubblica per riequilibrare il bilancio italiano a discapito dei risparmi.
  • prelievo forzoso sui conti correnti: si tratta di una tassa patrimoniale parziale che colpisce solo la liquidità depositata sui conti correnti e non comprende quindi gli investimenti, come successo durante la crisi dei conti pubblici italiani nel 92. Non è dato sapere come può procedere un governo in questi casi, la cosa certa è che in caso di tassa patrimoniale la liquidità ferma sui conti correnti è il risparmio più a rischio tassazione ed è quello colpito in modo certo, solo successivamente la patrimoniale potrebbe essere più ampia e comprendere gli investimenti.

Vediamo in dettaglio le soluzioni ad ogni punto elencato in precedenza:

AUMENTO DELL’INFLAZIONE
Iniziamo menzionando la variabile più pericolosa che i risparmiatori inesperti generalmente trascurano ovvero l’inflazione (cioè l’aumento dei prezzi) perché nel tempo tende ad erodere il potere d’acquisto del capitale anche se esso rimane costante ed è proprio la costanza del risparmio che trae in inganno molti risparmiatori, i quali credono di avere il capitale sotto controllo quando in realtà il loro potere d’acquisto sta calando per l’aumento dei prezzi (capitale costante + aumento prezzi = diminuzione ricchezza).
In caso di inflazione anche minima, non effettuare investimenti mantenendo tutti i risparmi in liquidità (cioè fermi sui conti correnti) è comunque una scelta di investimento (magari inconsapevole) che porta all’erosione costante dei risparmi.

Consideriamo un risparmiatore che ritiene il parcheggio della liquidità sul conto corrente una tutela nei confronti dei rischi finanziari e un sistema con inflazione costante al 2% annuo (che è generalmente l’obiettivo delle banche centrali), nel corso del tempo il potere d’acquisto sarà il seguente:

  • dopo 10 anni i risparmi fermi sul conto avranno perso quasi il 20% di potere d’acquisto.
  • dopo 20 anni la perdita di potere d’acquisto sarebbe intorno al 35%.
  • dopo 30 anni la perdita sarebbe oltre il 45% (cioè ricchezza quasi dimezzata). Anche gli investimenti più rischiosi possono portare a ribassi analoghi nel breve termine, tuttavia a differenza della liquidità gli investimenti (dopo un crollo) consentono recuperi successivi delle quotazioni nettamente superiori ai ribassi, mentre il potere d’acquisto perso dalla liquidità è costante e non recuperabile.

Come possiamo vedere quindi, la scelta di mantenere la liquidità sul conto (che il nostro risparmiatore considera a rischio zero), dopo 30 anni porterebbe al dimezzamento della ricchezza (simulazione ottimistica data dagli ultimi anni di bassa inflazione mentre in un decennio come gli anni 70 con inflazione al 20% annuo, il dimezzamento del potere d’acquisto avverrebbe in pochi anni) perchè la liquidità sul conto corrente rimane costante ma la quantità di beni e servizi acquistabile con quel denaro sarebbe dimezzata per l’aumento dei prezzi.

Quindi mantenere denaro sui conti correnti o contanti è a tutti gli effetti una scelta di investimento, spesso inconsapevole e molto deleteria per i nostri risparmi. Detto questo se iniziassimo a pensare al denaro come ad una variabile (dove se aumentano i prezzi diminuisce il suo valore), intuiamo immediatamente che mantenere tutti i risparmi in liquidità è una scelta di investimento e non di neutralità.

L’unica possibilità di tutelare il nostro risparmio nel corso del tempo per non perdere potere d’acquisto è l’investimento che consente di sfruttare il rendimento composto a nostro favore, di seguito indichiamo le migliori società di investimento con i costi minori del momento e portafogli con migliori risultati:
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Per investire correttamente, oltre alla strategia e ai risultati della gestione, è fondamentale considerare i costi (vedi calcolo impatto commissioni negli investimenti, clicca) e scegliere strumenti online come quelli indicati in precedenza che limitano il loro impatto; tali costi (che possono arrivare a superare il 30% in un decennio) molto spesso portano a ritorni negativi dell’investimento, nonostante i mercati abbiano avuto andamenti positivi (tutto questo per pagare una filiera tradizionale di vendita del prodotto e non per la qualità di gestione del prodotto stesso).

Fortunatamente internet ha permesso la nascita di società di gestione online, le quali potendo tagliare tutti i costi della filiera di vendita consentono ritorni degli investimenti nettamente superiori alle gestioni tradizionali. Le caratteristiche delle società indicate in precedenza sono le seguenti:

  • zero costi sia sul capitale versato inizialmente, sia su versamenti successivi (gestioni tradizionali fino a 5% di costi iniziali e per ogni versamento)
  • nessun costo se si varia il portafoglio (gestioni tradizionali applicano commissioni e limitazioni temporali al cambio)
  • possibilità di disinvestire in ogni momento gratuitamente (gestioni tradizionali applicano limitazioni temporali o costi di uscita)
  • costi di gestione annui contenuti (gestioni tradizionali tra il 2 e il 3% annui)

Come possiamo facilmente intuire, tutti questi costi azzerati impattano in modo determinante sui risultati della gestione e consentono di ottenere ritorni nettamente più elevati.

TASSI NEGATIVI E AUMENTO DEI COSTI DEI CONTI CORRENTI
La reiterata politica dei bassi tassi di interesse delle banche centrali per supportare i debiti pubblici e i mercati (vedi approfondimento) sta impattando in modo negativo sui bilanci degli istituti bancari.
Un sistema con tassi negativi prevede che le banche devono “pagare” una % per parcheggiare il denaro in eccesso presso i depositi BCE, ecco perchè si parla di tassi negativi (una delle conseguenze della politica monetaria “espansiva”), situazione anomala visto che in un mercato normale la liquidità viene remunerata con un tasso di interesse positivo.
Questa situazione sta creando problemi alla redditività delle banche perchè paradossalmente più la clientela deposita denaro sui conti senza investirlo, più i costi della banca aumentano. Per ovviare a questa problematica gli istituti stanno ribaltando questi costi sulla clientela: o in modo esplicito variando le condizioni del conto corrente cioè allineando i tassi del conto ai tassi negativi della BCE (quindi facendo pagare la % al cliente per il deposito di denaro), oppure in modo “mascherato” variando le condizioni del conto aumentandone i costi fissi e di gestione delle varie operazioni.
Questa politica è implementata soprattutto verso la clientela più “fedele” con conti correnti più datati perchè le banche sono consapevoli della pigrizia (o menefreghismo) di questa clientela nel cercare sul mercato proposte differenti e più vantaggiose.
Ormai in media un conto corrente (tra canone e costi delle operazioni) può anche venire a costare alcune centinaia di euro all’anno, senza contare i costi esorbitanti in caso di investimenti con commissioni di gestione, di ingresso, di uscita e di custodia che annullano gran parte dei possibili guadagni (per questo meglio utilizzare intermediari online come quelli visti in precedenza).
In questo conteso però non mancano le offerte sul mercato che consentono di avere conti correnti con tutte le operazioni gratuite (bonifici, prelievi, ecc) comprese in un canone minimo:

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MANCATI GUADAGNI DOVUTI AL NON INVESTIMENTO
L’unica possibilità di tutelare il nostro risparmio nel corso del tempo per non perdere potere d’acquisto è l’investimento che consente di sfruttare il rendimento composto a nostro favore.
Per capire di cosa si tratta facciamo un esempio: prendiamo in considerazione un portafoglio di investimento X in forte espansione che riesce a raddoppiare il proprio valore ogni anno (ipotesi irrealistica ma ci consente di semplificare i calcoli e capire il concetto), guardiamo la tabella sottostante:

Possiamo vedere che da un anno all’altro il rendimento è sempre del 100% (cioè l’investimento raddoppia ogni anno), tuttavia per chi investe nell’anno zero e mantiene l’investimento, l’incremento di valore negli anni successivi non riguarda solo il capitale iniziale ma anche i guadagni precedentemente effettuati proseguono il loro incremento, cioè si tratta di un guadagno sui guadagni precedentemente effettuati in modo esponenziale e questo è il RENDIMENTO COMPOSTO.

Il concetto di rendimento comporto è valido per un portafoglio di investimento globale diversificato che segue la crescita economica mondiale (tranne brevi periodi recessivi dove in caso di calo delle quotazioni si può incrementare l’investimento per sfruttare i recuperi successivi); tale considerazione non è valida per indici settoriali e a maggior ragione per singoli titoli, i quali potrebbero continuare a perdere valore nel tempo o annullarsi in caso di fallimento. Solo un portafoglio globale può garantire nel tempo una crescita delle quotazioni legata all’andamento economico con opportunità di incremento nei periodi ribassisti, diversamente investendo in singoli titoli, settori o aree geografiche non c’è nessuna certezza di ritorni positivi nel tempo.

Come abbiamo detto, l’esempio precedente inerente il rendimento composto non è veritiero a livello numerico (è impossibile avere simili guadagni in così breve tempo con portafogli diversificati) ma è servito per comprendere le potenzialità del rendimento composto.
Evidenziamo quindi una stima dell’andamento medio storico per varie tipologie di portafogli (aggressivo, moderato e prudente) per vedere l’impatto del rendimento composto (per allargare i grafici seguenti cliccare sopra i grafici stessi); fatto 100 il capitale iniziale investito otteniamo:

  • portafoglio aggressivo -> rendimento medio annuo 10% -> rendimento composto molto impattante (ritorno medio del 150% nel decennio)
  • portafoglio moderato -> rendimento medio annuo 5% -> rendimento composto mediamente impattante (ritorno medio del 60% nel decennio)
  • portafoglio prudente -> rendimento medio annuo 1% -> rendimento composto poco impattante (ritorno medio del 10% nel decennio)

Con queste considerazioni, chiunque investirebbe tutto il capitale in un portafoglio aggressivo ma i dati precedenti sono una media, in realtà bisogna considerare la volatilità del mercato nel breve termine per i vari portafogli: per un portafoglio aggressivo le perdite nel breve periodo possono essere molto più ampie rispetto ad un portafoglio moderato (e ancora più ampie rispetto a un portafoglio prudente che ha perdite minime), a fronte di recuperi successivi molto più elevati rispetto agli altri portafogli.

Detto questo, nei momenti di crisi del mercato e guardando la storia possiamo dire che le perdite massime per i vari portafogli possono essere le seguenti:

  • portafoglio aggressivo -> -50% con recuperi successivi molto maggiori rispetto agli altri portafogli
  • portafoglio moderato -> -30% a fronte di una perdita più contenuta anche i recuperi saranno minori
  • portafoglio prudente -> -5% a fronte di una sicurezza nelle fasi avverse, i recuperi successivi sono più bassi

Detto questo:

  • nel lungo periodo l’investimento in portafogli aggressivi consente ritorni molto più elevati, a fronte di possibili perdite di breve periodo molto accentuate (che possono anche durare 2 o 3 anni) -> per chi non ha necessità di utilizzare il capitale nel breve termine sono i più indicati (soprattutto se si investe dopo un calo), mentre se si ha necessita del denaro a breve si rischia di dover disinvestire proprio in prossimità di una perdita anche del 50% senza possibilità di attendere il recupero successivo, in questo caso è meglio scegliere profili più moderati.
  • i portafogli moderati consentono di mitigare le perdite durante i crolli, a fronte di guadagni più limitati nel tempo
  • i portafogli prudenti sono indispensabili se si ha necessità di disinvestire a breve (onde evitare di perdere il capitale) cioè per tutelare i risparmi cercando di ottenere un ritorno minimo almeno pari all’inflazione.

Facciamo quindi un esempio più realistico, considerando la volatilità dei vari portafogli in un orizzonte temporale di 20 anni: ammettiamo di investire nel momento peggiore (cioè prima di un crollo del mercato) e considerando 3 forti recessioni in 20 anni (clicca sul grafico per allargare):

  • portafoglio aggressivo -> guadagno circa del 180% (cioè capitale quasi triplicato) con volatilità elevata nel breve
  • portafoglio moderato -> guadagno oltre il 70% con volatilità più contenuta

Considerando lo storico dei mercati, i risultati sui 20 anni potrebbero essere anche il doppio rispetto all’esempio indicato, tuttavia abbiamo simulato volutamente un periodo avverso di mercato, per evidenziare che anche in questa situazione nel lungo periodo i ritorni sono ottimali.

Detto questo una strategia molto semplice è la seguente:

  • per il lungo periodo un portafoglio prudente non è indicato perchè consente ritorni minimi, mentre è fondamentale il suo utilizzo se in un determinato momento non possiamo subire ribassi del patrimonio, onde evitare di dover disinvestire dopo un crollo senza possibilità di attendere il recupero negli anni successivi.
  • una strategia attiva interessante sul lungo periodo potrebbe essere quella di utilizzare portafogli aggressivi dopo un forte storno dei mercati, per poi spostare l’investimento su portafogli più moderati dopo alcuni anni per mitigare l’impatto dei futuri crolli (vedi sotto)
  • ogni crollo superiore al 30 / 40 % è un’ottima occasione per incrementare l’investimento e sfruttare i recuperi futuri con portafogli aggressivi

Analizziamo quindi l’andamento di questa strategia di switch (cioè di variazione del portafoglio), considerando sempre l’andamento di mercato precedente (crollo iniziale + ulteriori 2 crolli nei 20 anni):

  • in rosso gli anni di crollo del mercato
  • in bianco lo switch e gli anni in portafogli più aggressivi per sfruttare il recupero
  • in giallo lo switch e gli anni in portafogli più moderati dopo qualche anno di rialzo, per limitare l’impatto di futuri crolli

Prendiamo in considerazione le simulazioni seguenti (ovviamente i mercati non sono così lineari e le possibilità di andamento sono infinite, tuttavia cerchiamo di far comprendere il concetto di gestione attiva con questi esempi rappresentativi):

  1. VERDE: si tralascia il portafoglio prudente per avere maggiori ritorni nel lungo periodo (a fronte di maggiore volatilità nel breve): si parte con un portafoglio moderato per limitare il possibile impatto di un crollo; subendo immediatamente una recessione al primo anno (rosso) si varia il portafoglio su un profilo aggressivo per sfruttare il recupero (anni bianchi), dopo qualche anno si varia nuovamente su un profilo moderato (giallo) per tutelare il patrimonio in caso di future recessioni (anno rosso) per poi ritornare su un profilo aggressivo per il recupero (bianco), ecc
  2. BLU: in questo caso si tralascia il portafoglio aggressivo per avere minore volatilità nel breve (a fronte di minori ritorni nel lungo): per il resto la gestione del portafoglio è analoga passando da portafoglio prudente a moderato

Di seguito i dati e i grafici delle simulazioni in caso di 3 recessioni in 20 anni (clicca sopra dati e grafici per allargare):

  • portafoglio verde moderato/aggressivo -> guadagno circa del 400% con volatilità elevata nel breve
  • portafoglio blu prudente/moderato -> guadagno circa 200% con volatilità più contenuta
  • gli switch in un profilo meno aggressivo dopo aver intercettato i rialzi negli anni successivi ad una recessione grazie ad un portafoglio aggressivo consentono di tutelare i guadagni acquisiti in caso di future recessioni, dopo le quali è possibile ritornare ad implementare portafogli più aggressivi, ecc
  • ovviamente è impossibile intercettare i minimi di mercato e ipotizzare i crolli, tuttavia è un metodo che consente con una buona probabilità di intercettare i rialzi di mercato e tutelare il guadagno in attesa di recessioni future.

Invitiamo a rispettare queste leggi fondamentali:

  • se non avete necessità di utilizzare il capitale nel breve periodo, scegliere un portafoglio moderato (se siete sensibili ai ribassi) o aggressivo (se volete il guadagno maggiore) per sfruttare le potenzialità del mercato nel lungo periodo
  • se avete necessità di capitale nel breve termine, è fondamentale l’utilizzo di portafogli prudenti, onde evitare ribassi non recuperabili
  • dopo un crollo, se possibile, incrementare l’investimento per sfruttare i recuperi successivi

Ora consideriamo i rischi più remoti che impattano sulla liquidità:

BAIL-IN: UTILIZZO DEL DENARO DEI CONTI CORRENTI PER RISANARE IL BILANCIO DELLA BANCA
L’idea su cui poggia il bail-in è quella per cui le banche (se falliscono) non devono essere salvate con il denaro dei contribuenti (cioè utilizzando la tassazione) ma a pagare per l’errata gestione dovranno essere gli investitori, gli amministratori e in ultima istanza anche i correntisti oltre 100 mila euro.

  • Ad oggi il fondo di tutela ha in dote una liquidità tale da non poter tutelare tutti i depositi bancari (a prescindere dal limite dei 100 mila euro legale, vedi approfondimento de “il sole 24 ore”), tuttavia tutti i conti correnti ad oggi sono sempre stati tutelati al 100% dal governo anche in caso di fallimento degli istituti utilizzando nuovo debito pubblico a copertura, ma in futuro? Precisiamo che chi ha perso denaro per i fallimenti bancari italiani aveva investito in azioni e obbligazioni delle banche fallite, mentre il denaro sui conti correnti è sempre stato tutelato.

Come Gestire il Risparmio onde evitare rischi: DIVERSIFICARE SU PIU’ BANCHE A BASSO COSTO (come quelle indicate in precedenza) E INVESTIRE IL CAPITALE PER IL LUNGO PERIODO (utilizzando società a basso costo come quelle indicate in precedenza)

  • il bail in riguarda solo il denaro del conto corrente e non gli investimenti che seguono l’andamento del mercato (anche in caso di fallimento bancario gli investimenti proseguono il loro andamento perchè la banca funge solo da intermediario, a meno di aver investito in titoli della banca stessa e quindi soggetti a fallimento): quindi un investimento diversificato separa il nostro capitale dai problemi bancari!
  • per la nuova legge sul bail-in i depositi bancari sono tutelati fino a 100 mila euro per ogni intestatario per singola banca anche in caso di fallimento quindi:
    – per conti cointestati la garanzia è di 200 mila euro (100 mila per conti singoli)
    – per una persona fisica che avesse 1 milione di euro diviso in 10 banche differenti (100 mila ciascuna) la tutela sarebbe completa mentre una persona fisica con 10 conti correnti da 100 mila euro sulla stessa banca o con un conto da 1 milione di euro, in caso di fallimento sarebbe soggetto a una perdita di 900 mila euro (a meno di salvataggi governativi) quindi è necessario diversificare su più banche per sicurezza o investire.
  • a livello legale è sufficiente avere un conto sotto i 100 mila euro per essere sicuri del risarcimento ma se ci fossero dei problemi da parte del sistema a reperire il denaro per far fronte a questa tutela? senza contare il fatto che la restituzione non sarebbe immediata quindi è importante diversificare su più istituti anche al di sotto di 100 mila euro di patrimonio e investire per il lungo periodo.

SVALUTAZIONE CONTI CORRENTI PER USCITA DALL’EURO
Nonostante il ritorno alla lira sia ormai quasi totalmente scongiurato (per ora) è sempre importante conoscere le conseguenze di questo evento visto che un’uscita dall’euro sarebbe a tutti gli effetti una tassa patrimoniale sui risparmi perchè sul mercato globale delle valute (forex vedi) la lira perderebbe dal 20% al 50% di valore rispetto all’euro (vedi perchè), quindi i risparmiatori che hanno denaro depositato sui conti correnti o in contanti perderebbero parte del patrimonio da un giorno all’altro.
Per tutelare i risparmi da questo rischio è fondamentale investire in un portafoglio globale come quelli già indicati, in modo che un’eventuale svalutazione della lira non avrebbe impatti sul nostro patrimonio.


PRELIEVO FORZOSO SUI CONTI CORRENTI PER RISANARE LE FINANZE PUBBLICHE

A causa del continuo aumento del debito / PIL che rende insostenibile l’attuale gestione delle finanze pubbliche, continuano a serpeggiare voci di ipotetiche patrimoniali sui risparmi per risanare i conti dello stato.
Tuttavia una tassa patrimoniale può essere implementata in modi differenti dal governo: potrebbe riguardare tutto il patrimonio (conti correnti, investimenti e immobili) e in questo caso non ci sarebbe possibilità di tutela del risparmio; oppure l’esecutivo di turno potrebbe inizialmente propendere per un prelievo forzoso limitato alla liquidità dei conti correnti (come nel 92) .
Difficile prevedere cosa potrà succedere, la cosa certa è che in caso di patrimoniale la liquidità ferma sui conti correnti sarebbe colpita in modo certo (perchè si tratta di capitale non investito e che non sta creando benefici al sistema e quindi facilmente aggredibile dalla tassazione), mentre sarebbe più complesso colpire il capitale investito perchè potrebbe obbligare a disinvestimenti forzati che potrebbero creare squilibri al sistema.
Quindi in caso di patrimoniale la liquidità ferma sui conti sarebbe colpita in modo certo, mentre una patrimoniale sugli investimenti sarebbe più articolata e complessa (ma non impossibile).
Detto questo, creare un portafoglio diversificato come visto nei punti precedenti, tutelerebbe i risparmi nel caso di una patrimoniale limita ad un prelievo sui conti correnti (mentre in caso di patrimoniale completa su tutti gli investimenti non ci sarebbe nessuna possibilità di tutela del risparmio).


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Lo scritto è redatto a solo scopo informativo, non rappresenta sollecitazione al pubblico risparmio e non svolge alcuna attività di intermediazione finanziaria. Il lettore si assume ogni responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate per investimenti da esso effettuati in autonomia con società terze.