Da Obama a Trump: il futuro dei mercati tra il record di wall street e la bolla sul debito americano

L’insediamento di Donald Trump alla casa bianca dovrebbe portare (almeno stando alle dichiarazioni del presidente eletto) ad una radicale modifica della politica economica del paese che ovviamente porterà dei cambiamenti a tutta l’economia globale.

L’eredità economica del nuovo presidente non è così idilliaca come sembra, se da una parte il sistema americano ha riassorbito la crisi del 2007/2008 portando la borsa al record storico del dow jones dei 20 mila punti, in realtà questa crescita è stata gestita centralmente utilizzando la banca centrale la quale ha implementato il programma del quantitative easing che a fronte di un aumento del debito pubblico americano del 100% in pochi anni, ha portato ad una crescita molto più contenuta del PIL intorno al 25% (nel medesimo periodo).

Questo significa che in realtà la crescita dell’economia americana è stata gestita totalmente a debito (in modo molto similare all’era Craxi italiana) politica che a fronte di una stabilizzazione economica nel presente, presenta possibili squilibri futuri se tale gestione non fosse modificata (il sistema italia ne è l’esempio lampante).

In ogni caso ad oggi il sistema americano è comunque stabile, anche se l’amministrazione uscente lascia in eredità un aumento del rapporto debito/pil dal 60% al 100% il dato è comunque migliore rispetto a molti altri paesi. Quello che però ad oggi non è un problema potrebbe diventarlo a breve se l’economia americana non vira da una crescita a debito ad una crescita più realistica basata sull’economia reale.

Andiamo nel dettaglio

Su tutti i quotidiani finanziari dal 2009 in poi, cioè dall’inizio del quantitative easing della federal reserve (vedi articolo) seguìto da tutte le altre banche centrali mondiali, si osannano le politiche espansive che grazie alla creazione di moneta hanno evitato l’implosione del sistema finanziario mondiale causato dalla crisi dei mutui subprime in america e dalla crisi dei debiti sovrani in europa (vedi articolo).
Sicuramente il deleveraging creato dalla crisi del 2008 (vedi articolo) probabilmente non poteva essere risolto senza l’immissione di nuova liquidità nel sistema (che è servita per tamponare la liquidità “persa” a causa dei debiti deteriorati) e da una prima analisi può sembrare che la creazione di nuova moneta non abbia controindicazioni e che sia il nuovo eden della politica monetaria e della finanza mondiale visto che anche l’inflazione (che con la stampa di moneta dovrebbe aumentare) sembra rimanere sotto controllo, anzi continua a rimanere troppo bassa o addirittura in deflazione in alcuni paesi.

VEDIAMO DI SEGUITO I BENEFICI DEL QE AMERICANO

Crescita dei mercati finanziari

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dal grafico vediamo il forte aumento del dow jones durante la politica espansiva della fed, salvo poi rimanere mediamente invariato al termine del qe

Sopra la crescita dell’indice americano dopo le promesse di variazione della politica economica da parte del presidente eletto

Crescita del PIL americano

pil

dal grafico si evidenzia una crescita del PIL del 25% dall’inizio del QE, crescita che sta proseguendo anche dopo il termine del QE (anche grazie al continuo aumento del debito federale che vedremo successivamente)

Inflazione sotto controllo

inflazione

nonostante l’immissione di nuova moneta nel sistema, l’inflazione rimane intorno al 2% (questo perchè la liquidità creata ad oggi è rimasta nei mercati finanziari, da vedere le conseguenze se questa liquidità uscisse dai mercati per finire nell’economia reale)

Abbassamento tassi di interesse da pagare sul debito pubblico

tassi-debito

gli acquisti dei titoli di debito da parte della FED hanno abbassato i tassi di interesse che lo stato deve pagare sul debito stesso, trend che anche dopo il termine del QE non si è invertito anche grazie a tutta la liquidità ancora presente sul mercato, situazione che potrebbe variare all’aumento dei tassi di interesse (aumento ormai obbligato da parte della FED onde evitare future bolle sul mercato).

VEDIAMO DI SEGUITO LE CONSEGUENZE NEGATIVE DEL QE AMERICANO

La nuova moneta creata dalla FED ed utilizzata per gli acquisti dei titoli di stato finisce inevitabilmente per aumentare il debito pubblico del paese: la banca centrale comprando i titoli di stato sul mercato secondario incentiva lo stato ad indebitarsi ulteriormente, le banche e gli investitori vendendo il debito pregresso alla banca centrale liberano liquidità che viene utilizzata dagli investitori stessi per acquistare nuovo debito pubblico emesso dallo stato durante le aste, aumentandolo (vedi articolo). Questa nuova liquidità quindi non viene utilizzata per l’economia reale (se non in minima parte) ma alimenta solo i mercati finanziari a debito.

Ricordiamo che ad oggi il qe cioè la stampa di moneta per l’acquisto di debito pubblico sul mercato da parte della FED è terminato, proprio a causa degli squilibri creati e che vedremo di seguito.

Debito pubblico americano in valore assoluto

debito-totale

la politica del qe ha portato al raddoppio del debito pubblico in meno di 10 anni (ricordiamo che il debito pubblico in valore assoluto non è un problema se ad esso lega un aumento del PIL altrettanto elevato, cosa però non avvenuta)

Rapporto debito/PIL americano 

debt-pil

il grafico evidenzia lo squilibrio più grande causato dal qe e che ha reso necessaria la sua interruzione, l’indebitamento creato dalle politiche del QE non corrispondeva ad un adeguato aumento del PIL (dai grafici precedenti abbiamo visto che l’aumento del debito è stato molto più marcato rispetto alla crescita del PIL) e questo ha portato il rapporto debito/pil dal 60 al 100%, evidenziando una crescita del paese non reale ma a debito (analogo alle politiche italiane degli anni 80 di cui tutti noi paghiamo ora le conseguenze)

Liquidità immessa nel sistema dalla FED

bilancio-fed

attualmente tutta la liquidità evidenziata nel grafico si è riversata sui mercati finanziari e sul debito pubblico (consentendo lauti guadagni agli investitori) mantenendo il tasso di inflazione relativamente basso ma se i mercati iniziassero a invertire la tendenza e tutta la liquidità dai mercati finisse nell’economia reale quale sarebbe l’impatto sull’inflazione? (vedi articolo).
Come si vede dal grafico non è mai stata effettuata storicamente una manovra di questa portata le cui conseguenze ancora oggi risultano essere sconosciute.

Il problema del futuro presidente americano è il seguente:

1) l’attuale crescita del debito/PIL non è sostenibile quindi è necessaria una politica che consenta la crescita del paese limitando l’indebitamento

2) se ci dovesse essere una nuova recessione e il PIL iniziasse a calare, il rapporto debito/pil continuerebbe ad aumentare (anche senza aumentare l’indebitamento) evidenziando che la prima economia mondiale non è in grado di sostenere il debito creato in questi anni perché la crescita è molto più bassa.

In questo caso quale sarebbe il futuro dei mercati…

 


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