Le pensioni pesano per il 50% delle spese statali (cioè sulle tasse)

Quando uno stato elargisce denaro per aumento della spesa pensionistica e reddito di cittadinanza (che è anch’esso una forma pensionistica di sostegno al welfare) sotto forma di nuovo debito, questo equivale ad un aumento della tassazione verso la parte produttiva del paese nell’immediato futuro per far fronte alla restituzione del debito stesso. Quindi si tratta di una maggiore imposizione fiscale verso la parte produttiva del paese nel medio termine ma anche per chi da un lato può trarre giovamento da queste politiche nel breve, nell’immediato futuro potrebbe essere colpito da nuove tasse sul reddito, sui risparmi o sugli acquisti (come aumento iva) per coprire le spese di queste manovre come è già capitato in passato a causa di questo tipo di politiche (questo perchè a livello matematico le politiche redistributive non creano nessun tipo di nuova ricchezza perchè non si tratta di spesa pubblica per investimenti ma è solo una distribuzione differente della ricchezza fatta in modo forzoso utilizzando le leggi dello stato e le tasse).

VEDI FUNZIONAMENTO DELLO STATO (CLICCA)

Questa premessa è doverosa perchè ad oggi la demografia del nostro paese è quella più anziana del mondo dopo il giappone e se sempre più anziani pretendono di percepire una pensione maggiore rispetto ai contributi versati (metodo retributivo) ad un’età che non segue l’aspettativa di vita che aumenta, come è possibile che sempre meno giovani con contratti precari possano pagare la pensione a sempre più anziani che sono già la classe del paese più ricca o ad altri giovani coetanei che pretendono di ottenere reddito dallo stato senza fa nulla? (vedi grafico sotto).

APPROFONDISCI FUNZIONAMENTO SISTEMA PENSIONISTICO ITALIANO (CLICCA)

Tutto questo per introdurre il bilancio dello stato che vedremo di seguito dove la spesa pensionistica impatta per circa il 50% sulla spesa pubblica, cioè su tasse e debito. In realtà è doveroso precisare che il bilancio dell’inps e i relativi contributi versati tecnicamente non fanno parte della spesa pubblica perchè si tratta di un bilancio separato da quello statale, tuttavia essendo i contributi da versare all’inps obbligatori e non facoltativi essi rappresentano nella pratica una tassa a tutti gli effetti con la promessa statale di restituzione parziale di questi contributi al momento della pensione.
Per questo se si uniscono il bilancio dello stato con quello dell’inps si scopre che il 50% della spesa pubblica (cioè delle tasse pagate e del debito contratto) finisce in pensioni o contributi welfare di varia natura (la spesa più alta del mondo se rapportata al pil) e questa è la vera causa della recessione perenne del nostro paese (tutte le altre questioni di cui si discute sono uno specchietto per le allodole).
Uno stato che persevera nel tassare pesantemente la classe produttiva, più giovane e anche più povera del paese che avrebbe necessità di denaro per creare una famiglia, per incrementare la spesa pensionistica non coperta da contributi verso la classe sociale che è già la più ricca del paese e che non ha necessità di spese particolari per creare una nuova famiglia, come può pretendere di migliorare la demografia e di conseguenza la situazione economica? Estremizzando come farà un paese di pensionati e di cittadini che vuole il reddito statale di cittadinanza a pagarsi le pensioni senza produrre ricchezza? E’ un ossimoro nei termini che porterà al fallimento…

Di seguito analizziamo nel dettaglio il bilancio previsionale dello stato per il 2018 (quindi senza l’impatto della legge di bilancio che dovrebbe aumentare la spesa del 2019 di circa 40 miliardi di euro) e i link ufficiali del ministero del tesoro per i successivi. A prescindere dalle piccole variazioni a consuntivo necessarie nel corso dell’anno i dati evidenziano la situazione del nostro paese, ecco i punti salienti:

– la spesa corrente (senza rifinanziamento del debito ne interessi e senza spesa INPS che ha un bilancio separato) ammonta a circa 550 miliardi di euro annui, stazionaria per il triennio futuro

– l’avanzo primario (cioè la copertura della spesa corrente utilizzando le sole entrate fiscali da tassazione senza ricorrere a nuovo debito) è positivo per 30 miliardi di euro circa

– i tassi di interesse da pagare sul debito pregresso ammontano a circa 70 miliardi di euro annui, stazionari grazie alle BCE, altrimenti sarebbero in forte aumento (vedi approfondimento)

– il bilancio dello stato quindi passa in negativo non per la spesa corrente ma per gli interessi pagati sul debito effettuato nei decenni precedenti (prevalentemente negli anni 80, vedi approfondimento). Senza gli interessi il bilancio dello stato è in positivo per 30 miliardi, considerando gli interessi di 70 miliardi passa in negativo

– considerando spesa corrente, rimborso del debito in scadenza e interessi su di esso la spesa totale è di circa 850 miliardi, in aumento

– il nuovo debito contratto serve per rifinanziare la scadenza del debito pregresso da restituire agli investitori + il disavanzo creato dagli interessi da pagare (quindi l’aumento netto del debito è di circa 50 miliardi). Come funziona il debito (clicca)

DI SEGUITO LA TABELLA CON LE VOCI DI SPESA PRINCIPALI (CLICCA PER ALLARGARE)
La colonna “punti” segnala i punti del bilancio esposti in gazzetta ufficiale da pag. 190 e successive (vedi legge di bilancio approvata dal parlamento)

La voce di spesa maggiore riguarda il trasferimento di denaro (circa 130 miliardi di pensioni e pensioni sociali) dal bilancio dello stato al bilancio dell’INPS (che ha un bilancio separato).
I trasferimenti delle due tabelle non sono precisi al miliardo perchè si tratta di due bilanci differenti (quello dello stato è il previsionale del 2018, quello inps è quello approvato del 2016, ultimo pubblicato).

Le entrate dell’ente previdenziale che provengono dai contributi obbligatori di lavoratori, imprese e liberi professionisti non riescono a coprire la spesa pensionistica e altre prestazioni dell’INPS, il cui disavanzo è di oltre 100 miliardi di euro coperto dallo stato tramite tassazione e debito (vedi bilancio inps pag. 4), questo squilibrio è dovuto al peggioramento della demografia del nostro paese.

DI SEGUITO IL BILANCIO INPS (CLICCA PER INGRANDIRE)

se unifichiamo il bilancio statale con quello INPS (essendo i contributi previdenziali obbligatori possono essere considerati alla stregua di ulteriore tassazione) approssimando otteniamo:

  • entrate statali da tassazione (580 mld) + contributi previdenziali obbligatori pagati dalla classe produttiva (285 mld) = 865 miliardi
  • considerando spesa corrente, bilancio INPS, restituzione debito e interessi la spesa pubblica totale è di circa 1100 miliardi annui (la differenza viene coperta da emissione di nuovo debito, vedi prima)
  • spesa pensionistica + altre prestazioni INPS = 400 miliadri (pensioni circa 260 miliardi e 140 miliardi di servizi assistenziali)
  • le prestazioni INPS (pensioni + welfare) rappresentano quasi il 50% della spesa pubblica corrente (tralasciando debito e interessi) e impattano sulla parte produttiva tramite tassazione e contributi obbligatori rendendo la pressione fiscale del nostro sistema al vertice dei paesi occidentali.
  • questo squilibrio è dovuto sia alla demografia (nei paesi occidentali solo il giappone ha più pensionati in rapporto al totale della popolazione), sia al sistema pensionistico precedente retributivo (vedi gli squilibri di quel sistema che impattano sulla tassazione e di conseguenza sulla disoccupazione giovanile)

IMPATTO DELLA LEGGE FORNERO
Di seguito il grafico de “il sole 24 ore” sul taglio dei costi pensionistici ottenuti tramite la legge fornero in base al PIL (vedi sole 24 ore).
Grazie al taglio dei costi pensionistici si otterrà un taglio della spesa annua di circa 20 miliardi di euro al 2020, con relativo impatto positivo sulla tassazione (clicca sul grafico per ingrandire)


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