Le banche centrali globali hanno creato la più grande ridistribuzione di ricchezza da pubblico a privato della storia

Nell’ultimo decennio, leggendo qualsiasi articolo dei più grandi quotidiani globali, gli elogi verso le banche centrali di tutto il mondo si sprecano ed è difficile trovare un contraddittorio che cercheremo di evidenziare in questo articolo.

Sicuramente senza la politica del quantitative easing (vedi approfondimento) effettuata dalle varie banche centrali nell’ultimo decennio, il mercato globale sarebbe imploso ma una visione di questo tipo evidenzia solo una parte del problema perchè non analizza ne le politiche precedenti sia delle banche centrali che dei governi che hanno portato a questa situazione (vedi approfondimento), ne le conseguenze a cui queste politiche portano cioè un aumento dei debiti pubblici che creano bolle finanziarie sui mercati (cioè una forte ridistribuzione da pubblico a privato), oltre a una forte guerra valutaria tra paesi.

Andando con ordine cerchiamo di approfondire la situazione.

PRIMA DEGLI ANNI 70: GOLD STANDARD (sistema Bretton Woods)
Nato nel 44 era basato su rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all’oro in modo che il sistema fosse solo parzialmente manipolabile dai governi perchè legato ad un bene reale (l’oro). Gli accordi di Bretton Woods legati al bisogno di crescita economica post bellica e alla demografia ottimale del pianeta (età media molto giovane con bassa spesa pensionistica) portarono ad uno dei periodi di maggior crescita economica della storia.

ANNI 70: BANCHE CENTRALI GESTITE DAI GOVERNI E IPERINFLAZIONE
Ad inizio anni 70 gli stati uniti abolirono il sistema precedente, il dollaro non fu più convertibile in oro e di conseguenza le valute delle nazioni maggiormente industrializzate divennero fluttuanti e spinte dalle forze dell’offerta e della domanda (era la nascita del mercato valutario globale forex, vedi approfondimento) e potevano essere manipolate dalle rispettive banche centrali creando liberamente nuova moneta (vedi approfondimento).

Questa decisione portò ad un forte aumento del potere delle banche centrali che erano gestite direttamente dai governi e potevano finanziare direttamente la spesa pubblica, creando nuova moneta in base alle esigenze governative.

Questa politica consentiva di avere debiti pubblici molto bassi (perchè la spesa era finanziata direttamente dalla banca centrale) ma aveva un effetto collaterale peggiore del debito attuale e cioè l’elevato aumento dell’inflazione (cioè l’aumento dei prezzi che diminuivano il potere d’acquisto della popolazione, impoverendola), questo avveniva perchè spesso la spesa pubblica dei governi era improduttiva e basata sul consenso elettorale cioè si aumentava la massa monetaria in circolazione senza aumentare la ricchezza reale (vedi approfondimento).

Questo sistema economico venne abbandonato dopo i forti squilibri iperinflattivi degli anni 70, le banche centrali furono separate dai governi e non furono più obbligate a finanziare la spesa pubblica emettendo nuova moneta.

In questo modo l’inflazione si abbassò e il potere d’acquisto dei cittadini aumentò proprio perchè la manipolazione della moneta da parte dello stato fu scongiurata, di conseguenza i governi per finanziare la spesa pubblica dovevano indebitarsi sul mercato dei capitali (non potendo più creare nuova moneta con la banca centrale) e questo limitava la possibilità di manipolazione monetaria degli stati per acquisire consenso tra la popolazione inflazionando l’economia.

il grafico precedente evidenzia l’abbassamento dell’inflazione dopo il cambio di politica monetaria e la separazione delle banche centrali globali dalle politiche di governo ad inizio anni 80

ANNI 80: BANCHE CENTRALI INDIPENDENTI E AUMENTO DEI DEBITI PUBBLICI
Se con la separazione governo / banche centrali si scongiurò il continuo aumento dell’inflazione, come conseguenza iniziò il ricorso degli stati alla tassazione e al debito per finanziare la spesa, tuttavia essendo i debiti pubblici dell’epoca molto bassi, inizialmente l’aumento del debito non fu un problema e la spesa pubblica effettuata (legata a un forte potere d’acquisto della moneta) ha consentito un periodo di crescita economica globale.

In un sistema di questo tipo l’aumento continuo del debito pubblico è fisiologico ma l’importante è che ad esso si accompagni un adeguato aumento del PIL per rendere sostenibile il debito stesso, per questa analisi si utilizza il famoso rapporto debito/PIL (essendo una frazione se il PIL aumenta in modo maggiore o uguale al debito, il rapporto diminuisce o rimane costante anche in caso di aumento continuo del debito in valore assoluto).



Quindi questo rapporto evidenzia se un paese effettua o meno spesa pubblica produttiva (per investimenti) perchè il debito/PIL cala, oppure se effettua spesa pubblica improduttiva (per ottenere consenso elettorale) perchè il debito/PIL aumenta.

Prima della crisi del 2008 un valore ottimale di debito/PIL era considerato inferiore al 100% (soglia che il nostro paese ha superato nel 92 per la forte spesa pubblica improduttiva perpetrata dai governi, vedi approfondimento).

il grafico evidenzia l’aumento del debito/PIL americano degli anni 80 e il raggiungimento di equilibrio degli anni 90

ANNI 90: SITUAZIONE DI EQUILIBRIO
I grafici precedenti dimostrano quindi che l’indipendenza delle banche centrali ha permesso un abbattimento dell’inflazione ma un conseguente ricorso al debito per finanziare la spesa, un punto di equilibrio si ottenne negli anni 90 dove la spesa pubblica globale e il debito erano gestiti dai vari paesi in modo più sobrio rispetto al passato, cercando un punto di equilibrio tra spesa, debito e PIL evitando gli eccessi dei decenni precedenti.

Questo portò ad un periodo di stabilità economica con inflazione e rapporti debito/PIL sotto controllo, consentendo una sana crescita economica dei mercati.

ANNI 2000: ERRATA GESTIONE DEI TASSI DA PARTE DELLA BANCA CENTRALE AMERICANA
Negli anni 90 l’economia globale subì una forte crescita grazie appunto alla situazione di equilibrio raggiunta nella gestione del sistema, tuttavia in questi momenti è necessario che le banche centrali intervengano sui tassi di interesse onde evitare bolle speculative sul mercato, infatti nelle fasi di espansione economica se le banche centrali mantengono i tassi di interesse troppo bassi, il mercato è incentivato ad indebitarsi per investire anche se le quotazioni sono già a livelli elevati (perchè i ritorni del capitale di rischio come i titoli azionari o la crescita del mercato immobiliare sono ampiamente più favorevoli rispetto ai tassi bassi di interesse da pagare sull’indebitamento).



Mantenendo invece i tassi a livelli corretti rispetto alla situazione dell’economia, si evitano bolle speculative, disincentivando investimenti spericolati ed irrazionali tipici dei momenti di euforia ingiustificata (più i tassi sono elevati, più il mercato evita di indebitasi visto il costo maggiore per ottenere un finanziamento e questo in momenti di euforia finanziaria consente di contenere eventuali bolle finanziarie).

Generalmente la regola di taylor è la migliore da seguire per quanto riguarda i tassi di interesse che dovrebbero essere applicati dalle banche centrali, tuttavia la fed negli anni 2000 non ha seguito questa regola tenendo i tassi troppo bassi per l’evoluzione economica del momento, incentivando l’indebitamento incontrollato e la crisi dei mutui subprime (vedi approfondimento).

Da qui si evince che le scelte delle banche centrali sono state una delle cause della crisi del 2008.

Quello che scaturì la crisi del 2008 è molto semplice, il mercato scommetteva sulla crescita infinita del mercato immobiliare legata ai tassi molto bassi sui mutui. In questa situazione gli investitori acquistavano più case (anche senza potersi permettere un investimento di questo tipo) indebitandosi a tassi bassissimi speculando su prezzo di acquisto / vendita delle abitazioni. Anche coloro che avevano una situazione finanziaria precaria potevano permettersi i mutui subprime che pur avendo tassi più elevati dei mutui standard avevano comunque tassi più bassi di quello che avrebbero dovuto avere (se i tassi della fed fossero stati corretti, i mutui subprime sarebbero stati talmente costosi da scongiurare la loro proliferazione).

Il tutto assunse la connotazione di problematica sistemica quando i mutui furono smembrati in obbligazioni di investimento come gli abs (vedi cosa sono) e venduti agli investitori sul mercato, il tutto funzionò fino a quando i prezzi delle abitazioni erano in aumento ma quando iniziò il crollo dell’immobiliare, a cascata i mutui non furono ripagati perchè molti mutuatari erano in grado di ripagare il finanziamento contratto solo rivendendo ad un prezzo più elevato l’abitazione acquistata, viceversa la loro situazione finanziaria non consentiva di ripagare il mutuo subprime e di conseguenza tutti coloro che avevano investito in ABS rischiarono di perdere tutti i risparmi, creando una crisi sistemica che poteva portare all’implosione del sistema finanziario.

Quindi le banche centrali non sono solo gli enti che scongiurarono una crisi molto grave ma furono anche quelle che incentivarono questi tipi di investimenti speculativi a causa delle loro scelte errate.



CRISI 2008: QUANTITATIVE EASING E RIDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA DA PUBBLICO A PRIVATO
Come abbiamo visto in approfondimenti precedenti, il sistema capitalista è in grado di creare denaro dal nulla in fasi espansive mediante l’indebitamento (vedi), quindi la proliferazione dei mutui al di fuori dei reali interessi abitativi ma per speculazione portò ad una creazione di denaro molto elevata che però non rispecchiava la ricchezza reale presente nel sistema ed una volta scoppiata la bolla sui prezzi delle case si rischiava una “cancellazione” di moneta sul mercato tale da creare una recessione fortissima e relativa disoccupazione incontrollata.

Per questo motivo (contro ogni etica di rischio morale ma per salvare il sistema) il governo degli stati uniti (utilizzando la banca centrale) implementò il quantitative easing: in pratica in pochi anni il governo centrale raddoppiò il debito pubblico (acquistato sul mercato dalla banca centrale creando nuova moneta dal nulla) da utilizzare per acquistare tutti gli strumenti finanziari in fallimento e per rifinanziare i bilanci bancari.

In questo frangente la credenza comune è quella per cui questi salvataggi siano stati effettuati solo a favore di pochi eletti ma non è assolutamente così, chiunque avesse anche poche centinaia di euro sui conti bancari o investiti in polizze assicurative o in fondi pensioni rischiava di perdere i risparmi di una vita e finire sul lastrico, infatti le banche intese come ente giuridico custodiscono il risparmio di tutti noi e il salvataggio del governo americano andava in questa direzione.

Sicuramente “l’effetto collaterale” di questi salvataggi è stato quello di salvare manager e investitori spericolati che eticamente avrebbero meritato conseguenze penali maggiori e perdita totale del capitale ma a fronte di questo si rischiava di portare milioni di comuni cittadini alla bancarotta.

Detto ciò il salvataggio iniziale del sistema è stato sacrosanto onde evitare conseguenze peggiori ma il problema si pone successivamente, una volta tamponata la falla il sistema ha capito che da queste politiche nate come salvataggio si poteva speculare e quindi queste “politiche espansive” si sono protratte ben più a lungo del necessario.

Per capire come avviene la ridistribuzione pubblico/privata è fondamentale capire come funziona il mercato del debito pubblico (cioè dei titoli di stato): VEDI APPROFONDIMENTO

In sintesi in un mercato normale (come visto in precedenza) uno stato si indebita sul mercato senza creare nuova moneta cioè senza sfruttare la banca centrale:

  • lo stato effettua un’asta sul mercato primario a cui partecipano gli investitori privati, coloro che effettuano l’offerta migliore (cioè chiedono tassi di interesse più bassi allo stato) si aggiudicano i buoni finanziando lo stato, finanziamento che verrà restituito dallo stato a scadenza dopo x anni + i relativi interessi pagati durante la vita del finanziamento (i titoli del debito italiano più usati sono i BTP, negli USA i Treasury, ecc ecc). Da ricordare che tali investitori sono i cittadini tramite i loro risparmi in fondi obbligazionari, fondi pensione, fondi assicurativi o tramite acquisto diretto sul mercato.
  • successivamente tali titoli vengono scambiati tra gli investitori sul mercato secondario (borsa) dove il prezzo dei titoli varia in base alla domanda / offerta (più il prezzo con cui si scambiano i titoli aumenta, più il tasso di interesse che il nuovo investitore ottiene dall’investimento diminuisce e viceversa, quindi il tasso di interesse pagato è inversamente proporzionale al prezzo dei titoli). In questo frangente non c’è impatto per lo stato il quale continua a pagare i tassi di interesse pattuiti all’asta del mercato primario quindi possiamo dire che il mercato secondario del debito è trasparente rispetto allo stato. L’impatto viene assorbito solo dai due investitori che si scambiano i titoli.
  • Tuttavia i tassi di interesse delle nuove aste dei titoli di stato sul mercato primario seguono i tassi di interesse del mercato secondario quindi il mercato primario dei titoli di stato segue il mercato secondario
  • Gli stati in genere emettono nuovo debito sul mercato primario per pagare la scadenza del debito emesso precedentemente (rifinanziamento del debito pubblico dello stato)

Capito il funzionamento del debito pubblico arriviamo a capire come è avvenuta la più grande ridistribuzione da pubblico a privato.

Lo stato americano (e successivamente tutti gli altri maggiori paesi globali) per salvare il sistema acquistò tutti i titoli che contenevano i mutui in sofferenza e per fare questo ha emesso un’immane mole di debito pubblico sul mercato.



Vista la situazione il mercato non avrebbe mai comprato questi titoli (cioè non avrebbe mai finanziato lo stato) quindi intervenne la banca centrale creando nuova moneta ed acquistando il debito emesso dal governo quindi si creò questo circolo vizioso:

  • lo stato emette nuovo debito pubblico (aumentandolo) per utilizzare il denaro a supporto dei salvataggi sistemici.
  • la banca centrale emette nuova moneta e compra il debito sul mercato
  • gli acquisti del debito pubblico sul mercato da parte della banca centrale aumentano il prezzo dei titoli quindi gli investitori privati iniziarono a vendere il debito pubblico (comprato in precedenza a prezzi più bassi) alla banca centrale, incassando i guadagni dalla differenza di prezzo
  • inoltre il denaro incassato dalla vendita dei titoli di stato viene utilizzato per acquistare titoli azionari che come conseguenza continuano a salire

Questo tipo di politica monetaria si è protratta ben oltre il necessario proprio perchè consentiva una crescita pilotata di tutti gli asset finanziari sul mercato arricchendo gli investitori privati sfruttando l’aumento del debito pubblico consentito dalle banche centrali.

Come abbiamo detto in precedenza l’acquisto del debito pubblico ha il vantaggio di diminuire i tassi di interesse pagati dallo stato sul debito stesso (vedi approfondimento) ma questo è un falso vantaggio perchè i continui acquisti con nuova moneta diminuiscono i tassi da una parte ma aumentano la mole di debito accumulato dallo stato dall’altra.

Con questo sistema si indebitano gli stati per aumentare il prezzo degli asset finanziari (cioè si aumenta la ricchezza degli investitori privati indebitando gli stati)

il grafico evidenzia la nuova moneta creata nel mondo dalle banche centrali che equivale a nuovo debito pubblico (visto che tale liquidità è utilizzata per acquistare il debito pubblico degli stati).

Andamento completo del debito/PIL degli stati negli ultimi anni

2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015
GERMANIA 64 65 73 80 78 79 77 75 71
BELGIO 87 92 99 99 102 104 104 106 107
ITALIA 100 102 112 115 116 123 128 132 133
AUSTRIA 65 68 80 82 82 81 81 84 87
CANADA 67 71 83 84 85 88 88 88 90
GIAPPONE 183 192 210 215 230 236 242 246 246
OLANDA 45 58 61 59 61 66 68 68 68
FRANCIA 64 68 79 81 85 89 92 95 97
USA 64 73 86 95 99 102 105 105 105
PORTOGALLO 68 72 83 96 111 126 130 130 128
GRECIA 103 109 126 146 171 156 175 177 197
UK 44 52 66 76 82 86 87 89 89
SPAGNA 35 40 53 60 69 84 92 98 99
IRLANDA 24 42 62 87 109 120 120 107 100

i grafici precedenti evidenziano l’aumento dei debiti pubblici globali (clicca per ampliare il grafico)

il grafico evidenzia l’andamento dei mercati finanziari globali.

Da quanto detto si evince quanto segue:

  • le banche centrali creano moneta acquistando debito pubblico, abbassando i tassi di interesse ma aumentando il debito pubblico degli stati
  • i privati vendono il debito alle banche centrali per acquistare asset finanziari rischiosi che continuano a salire aumentando la ricchezza privata degli investitori a discapito dell’indebitamento statale

La situazione è quindi differente rispetto agli anni 70, all’epoca la liquidità creata dalle banche centrali si riversava nell’economia reale creando inflazione, ad oggi la liquidità finisce nei mercati finanziari creando un nuovo tipo di inflazione sui titoli azionari e dei titoli di stato.

Quindi continuare a creare moneta da riversare nei mercati finanziari non potrà mai influire sull’inflazione reale e quindi gli attuali quantitative easing non potranno mai risolvere il problema della deflazione ma continueranno ad aumentare il valore dei mercati finanziari con conseguenze gravi se la crescita reale non seguirà la moneta creata (che in se non è ricchezza ma solo scrittura contabile).

La fed è la prima banca centrale ad aver terminato questo tipo di politiche (onde evitare conseguenze peggiori, vedi approfondimento) ma tutte le restati banche centrali globali stanno proseguendo questo tipo di politica (anche la BCE che ha dovuto intervenire per il problema dei titoli del debito pubblico europeo, vedi approfodimento).

Come possiamo vedere la situazione è completamente opposta a quello che sostengono la quasi totalità dei movimenti politici italiani che vorrebbero una banca centrale italiana da poter gestire direttamente per ampliare questo tipo di politiche distorsive, cioè aumentare il debito pubblico utilizzando nuova moneta (e non è difficile intuire dove finirebbe tutta la nuova spesa in un paese con la nostra classe politica).

Infatti stampare moneta all’infinito non rende tutti più ricchi ma aumenta solo i prezzi (se la moneta creata finisce nell’economia reale come negli anni 70) o crea bolle sugli asset finanziari (se la moneta creata finisce sui mercati come per gli attuali quantitative easing). L’unica ricchezza reale è l’aumento della produttività del sistema tramite la crescita o l’ammodernamento di beni e servizi.

Cosa succederà ai mercati globali quando tutte le banche centrali termineranno la creazione di moneta? (vedi approfondimento)

Per approfondire queste tematiche (clicca)


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