La nuova tipologia di inflazione generata dalla politica monetaria espansiva e come sfruttarla a proprio vantaggio

Dalla nascita del Sistema Monetario Europeo (SME, precursore dell’euro creato sia per stabilizzare i cambi valutari europei che per abbattere la forte inflazione degli anni 70, limitando il potere di intervento monetario degli stati tramite le banche centrali: approfondisci), l’inflazione stessa è calata progressivamente grazie alla stabilità della politica monetaria, tutelando i risparmi.
Ricordiamo che l’inflazione indica l’aumento medio dei prezzi in % nel corso di un anno: se per esempio l’inflazione fosse al 10% significa che in media per acquistare beni e servizi i prezzi aumentano del 10% da un anno all’altro; quindi a parità di risparmio e stipendio, il costo della vita aumenta e di conseguenza il potere d’acquisto diminuisce con la stessa mole di denaro, che si svaluta e vale meno.

ANDAMENTO INFLAZIONE ITALIANA (clicca sul grafico per allargare)

Il grafico evidenzia l’inflazione storica italiana (vedi), la situazione si è stabilizzata con la nascita dello SME: con il regime di cambi semi fissi e la separazione di bankitalia dal tesoro, i governi erano impossibilitati a manipolare la moneta per spesa pubblica e l’inflazione tornò sotto controllo.

L’assunto fondamentale per capire il concetto di inflazione (e l’economia nel complesso) è il seguente: il denaro in se non è ricchezza, ogni valuta è solo uno strumento che rappresenta la ricchezza di un’area economica data da beni e servizi dell’area stessa. Da qui si evince che il valore del denaro (cioè la capacità di potere d’acquisto di ogni valuta) non è fisso ma varia in base al variare della ricchezza di beni e servizi prodotti dall’area economica rappresentata dalla valuta stessa.

Per chiarire il concetto possiamo fare un esempio pratico: chi possiede un milione di dollari o di euro negli stati uniti o in europa è sicuramente ricco perchè queste valute rappresentano le aree economiche più importanti del globo ed un milione di dollari/euro allo stato attuale (e anche in prospettiva, proprio per la stabilità delle valute con bassa inflazione) consentono di acquistare un quantitativo di beni e servizi a cui pochi hanno accesso. Viceversa se cambiassimo il nostro milione di dollari o euro con una valuta di un paese povero di beni e servizi, rischieremmo nel medio periodo di perdere tutto il nostro potere d’acquisto, perchè quella valuta rappresenta un’area economica povera che continuerà a perdere valore rispetto alle altre. Da qui si evince che il valore del denaro è solo rappresentativo e non intrinseco, concetto scontato ma spesso sfuggente.

Dopo questo esempio possiamo capire il concetto di inflazione con il seguente esempio: dato l’attuale quantitativo di dollari ed euro in circolazione e alla loro distribuzione nel sistema, ad oggi chi possiede un milione di dollari o euro è in grado di acquistare un quantitativo di beni e servizi considerevole.
Cosa succederebbe se ogni cittadino ricevesse in dono un milione di dollari o di euro? Il quantitativo di beni e servizi nel sistema sarebbe il medesimo e cambierebbe solo la mole di denaro in circolazione e la sua distribuzione: la conseguenza non sarebbe quella di arricchire tutte le persone ma dollaro ed euro perderebbero valore in modo considerevole aumentando i prezzi in modo elevato, cioè aumenterebbe fortemente l’inflazione senza creare ricchezza reale (sarebbe come una tassazione mascherata dove possedere un milione di dollari o di euro non sarebbe più sinonimo di ricchezza perchè il potere d’acquisto delle valute crollerebbe).
In una situazione di questo tipo ci sarebbe una sorta di redistribuzione dalla parte produttiva del sistema a quella improduttiva: infatti la popolazione improduttiva riceverebbe un milione di dollari/euro spendibili sul mercato senza nessun merito e senza produrre nessun tipo di bene o servizio (che sono ricchezza reale), a discapito della popolazione produttiva che nonostante il suo apporto alla creazione di ricchezza reale di beni e servizi, si ritroverebbe dei risparmi inflazionati per redistribuire ai restanti cittadini. Questo sistema è tipico dei paesi poveri ad alta inflazione.

L’aumento dei prezzi visto negli esempi precedenti dovuto alla manipolazione monetaria senza creazione di ricchezza reale è appunto l’inflazione.

Un’economia “sana” presenta un’inflazione positiva del 2/3% annuo (cioè significa che la media dei prezzi deve aumentare in un anno della percentuale segnalata in precedenza), tuttavia in caso di forte crescita del PIL anche un’inflazione del 5/6% è tollerabile. Le situazioni non tollerabili che creano squilibri sono le seguenti:

  • iperinflazione si ha quando le politiche di creazione di nuova moneta per spesa improduttiva non supportano crescita economica reale, in questa situazione creare nuova moneta non porta nessun tipo di ricchezza ulteriore ma solo ad una perdita di valore della moneta già esistente, distruggendo i risparmi ed aumentando drasticamente i prezzi (vedi alcuni esempi).
  • deflazione si presenta durante i periodi di recessione o stagnazione economica che porta ad un calo dei prezzi. Questo che può sembrare positivo per i risparmi in realtà è un bruttissimo segnale per l’economia come l’iperinflazione, in questa situazione gli investimenti e gli acquisti calano perchè spesso il valore della moneta aumenta maggiormente rispetto agli investimenti e chi deve effettuare acquisti attende il calo del prezzo, creando un circolo vizioso che causa disoccupazione e quindi recessione.

Tuttavia, nonostante quanto detto finora, senza creazione di moneta durante la crisi del 2008 tramite il quantitative easing (vedi approfondimento) effettuata dalle varie banche centrali globali, il mercato finanziario sarebbe imploso. A differenza del passato però, nonostante un decennio di politiche espansive di creazione di nuova moneta che non ha precedenti, l’inflazione dei paesi occidentali è la più bassa della storia.
Ma come è possibile un mondo con bassa inflazione (o addirittura deflazione) durante uno dei decenni dove le banche centrali hanno riversato la più grande mole di nuovo denaro nel sistema?
La risposta è appunto in un nuovo tipo di inflazione che cercheremo di spiegare di seguito.

PRIMA DEGLI ANNI 70: GOLD STANDARD (sistema Bretton Woods, vedi approfondimento)
Nato nel 44 era basato su rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all’oro in modo che il sistema fosse solo parzialmente manipolabile dai governi perchè legato ad un bene reale limitato (l’oro). Gli accordi di Bretton Woods legati al bisogno di crescita economica post bellica e alla demografia ottimale del pianeta (età media molto giovane con bassa spesa pensionistica) portarono ad uno dei periodi di maggior crescita economica della storia con basso debito e inflazione controllata.

ANNI 70 – ABOLIZIONE GOLD STANDARD: CREAZIONE DI MONETA PER SPESA PUBBLICA CON CONSEGUENTE IPERINFLAZIONE
Ad inizio anni 70 gli Stati Uniti abolirono il sistema precedente, il valore del dollaro non fu più agganciato all’oro e di conseguenza le valute globali finirono sul mercato ed il valore dei cambi era determinato da domanda e offerta e le valute potevano essere manipolate dalle rispettive banche centrali creando liberamente nuova moneta: era la nascita del mercato valutario globale forex (vedi approfondimento).
Questa decisione portò ad un forte aumento del potere delle banche centrali che erano gestite direttamente dai governi e potevano finanziare direttamente la spesa pubblica, creando nuova moneta in base alle esigenze governative.
Questa politica monetaria consentiva di avere debiti pubblici molto bassi (perchè la spesa era finanziata direttamente dalla banca centrale stampando moneta) ma aveva un effetto collaterale peggiore del debito attuale e cioè l’elevato aumento dell’inflazione (cioè l’aumento dei prezzi che diminuivano il potere d’acquisto della popolazione). Questo avveniva perchè spesso la spesa pubblica dei governi era improduttiva e basata sul consenso elettorale, cioè si aumentava la massa monetaria in circolazione da elargire agli elettori con leggi discutibili senza aumentare la produttività, cioè senza aumentare la ricchezza reale (vedi approfondimento).

ANNI 80 – BANCHE CENTRALI INDIPENDENTI DA GOVERNI: CREAZIONE DI MONETA LIMITATA E ABBASSAMENTO INFLAZIONE; SPESA PUBBLICA GESTITA CON AUMENTO DEBITO E TASSE
Il precedente sistema economico (che portò forti tensioni globali per la perdita di potere d’acquisto della popolazione) venne abbandonato dopo i forti squilibri iperinflattivi degli anni 70 (vedi grafico a inizio articolo), le banche centrali furono separate dai governi e non furono più obbligate a finanziare la spesa pubblica emettendo nuova moneta.
In questo modo l’inflazione si abbassò (la massa monetaria in circolazione non aumentava più) e il potere d’acquisto dei cittadini si stabilizzò proprio perchè la manipolazione della moneta da parte degli stati fu scongiurata (vedi grafico sottostante, clicca per allargare).

Tuttavia i governi per finanziare la spesa pubblica iniziarono ad indebitarsi sul mercato dei capitali (non potendo più creare nuova moneta con la banca centrale, vedi come funziona il debito pubblico), sistema che ha portato allo squilibrio debitorio globale attuale. Con questa gestione si effettua spesa pubblica a debito, scaricando il problema del debito stesso sulle generazioni future (le nostre), cioè i beneficiari del debito non sono le stesse generazioni che questo debito devono restituirlo (quelle future).

Quindi se con la separazione governi / banche centrali si scongiurò il continuo aumento dell’inflazione (problema corrente), come conseguenza iniziò il ricorso degli stati alla tassazione e soprattutto al debito per finanziare la spesa improduttiva (problema differito in futuro). Da qui si evince che il problema è sempre la spesa improduttiva che impatta negativamente sul sistema, causando iperfinflazione in caso di emissione monetaria o debito in caso di finanziamento dello stato sul mercato.
Tuttavia essendo i debiti pubblici dell’epoca molto bassi, inizialmente l’aumento del debito stesso non fu un problema e l’abbassamento dell’inflazione ha consentito un periodo di crescita economica globale.
In un sistema di questo tipo l’aumento continuo del debito pubblico è fisiologico, l’importante è che ad esso si accompagni un adeguato aumento del PIL per rendere sostenibile il debito stesso: per questa analisi si utilizza il famoso rapporto debito/PIL (essendo una frazione se il PIL aumenta in modo maggiore o uguale al debito, il rapporto diminuisce o rimane costante anche in caso di aumento continuo del debito in valore assoluto).
Quindi questo rapporto evidenzia se un paese effettua o meno spesa pubblica produttiva (per investimenti) perchè il debito/PIL cala, oppure se effettua spesa pubblica improduttiva (per ottenere consenso elettorale) perchè il debito/PIL aumenta.

Prima della crisi del 2008 un valore ottimale di debito/PIL era considerato inferiore al 100% (soglia che il nostro paese ha superato nel 92 per la forte spesa pubblica improduttiva perpetrata dai governi e che gli stati uniti hanno sforato negli ultimi anni, vedi approfondimento).
Il grafico sottostante evidenzia il rapporto debito/PIL americano (clicca per allargare):

  • debito/PIL costante negli anni 70, con forte inflazione per creazione di moneta
  • debito/PIL in crescita negli anni 80, con ribasso dell’inflazione per creazione limitata nuova moneta

ANNI 90: TAGLIO SPESA PUBBLICA E SITUAZIONE DI EQUILIBRIO
I grafici precedenti mostrano che l’indipendenza delle banche centrali ha permesso un abbattimento dell’inflazione ma un conseguente ricorso al debito per finanziare la spesa, un punto di equilibrio si ottenne negli anni 90 dove la spesa pubblica globale e conseguentemente il debito erano gestiti dai vari paesi in modo più sobrio rispetto al passato, cercando un punto di equilibrio tra spesa, debito, inflazione e PIL evitando gli eccessi dei decenni precedenti.
Questo portò ad un periodo di stabilità economica con inflazione e rapporti debito/PIL sotto controllo, consentendo una sana crescita economica dei mercati.

ANNI 2000: ERRATA GESTIONE DEI TASSI DI INTERESSE DA PARTE DELLA FED
Negli anni 90 l’economia globale subì una forte crescita grazie appunto alla situazione di equilibrio raggiunta nella gestione del sistema, tuttavia in questi momenti è necessario che le banche centrali intervengano sui tassi di interesse onde evitare bolle speculative sul mercato. Infatti se le banche centrali mantengono i tassi di interesse troppo bassi nelle fasi di espansione economica, il mercato è incentivato ad indebitarsi per investire anche se le quotazioni sono già a livelli elevati creando bolle speculative (perchè i ritorni del capitale di rischio come i titoli azionari o la crescita del mercato immobiliare sono ampiamente più favorevoli rispetto ai tassi bassi di interesse da pagare sull’indebitamento).
Mantenendo invece i tassi a livelli corretti rispetto alla situazione dell’economia, si evitano bolle speculative disincentivando investimenti spericolati ed irrazionali tipici dei momenti di euforia ingiustificata (più i tassi sono elevati, più il mercato evita di indebitasi visto il costo maggiore per ottenere un finanziamento e questo in momenti di euforia finanziaria consente di contenere eventuali bolle finanziarie).

Generalmente la regola di taylor è la migliore da seguire per quanto riguarda i tassi di interesse che dovrebbero essere applicati dalle banche centrali, tuttavia la FED negli anni 2000 non l’ha seguita tenendo i tassi troppo bassi per l’evoluzione economica del momento, incentivando l’indebitamento incontrollato e la crisi dei mutui subprime (vedi approfondimento).

Da qui si evince che le banche centrali sono state sì la soluzione della crisi del 2008 ma anche una delle cause della crisi stessa.

CRISI 2008: QUANTITATIVE EASING E NUOVA TIPOLOGIA DI INFLAZIONE

Il sistema economico è in grado di creare nuovo denaro sfruttando la riserva frazionaria bancaria in fasi espansive mediante l’indebitamento (approfondisci), quindi la proliferazione dei mutui (incentivati dai bassi tassi di interesse della FED) al di fuori dei reali interessi abitativi ma per speculazione portò ad una creazione di denaro molto elevata che però non rispecchiava la ricchezza reale presente nel sistema ed una volta scoppiata la bolla sui prezzi delle case si rischiava una “cancellazione” di moneta sul mercato tale da creare una recessione fortissima e relativa disoccupazione incontrollata.
Per questo motivo il governo degli stati uniti (utilizzando la banca centrale) implementò il quantitative easing: in pratica in pochi anni il governo raddoppiò il debito pubblico per acquistare tutti gli strumenti finanziari in fallimento e per rifinanziare i bilanci bancari e il finanziamento di tale debito è avvenuto tramite la creazione di nuova moneta da parte della banca centrale.
Il salvataggio iniziale del sistema era necessario onde evitare conseguenze a cascata ma il problema si pose successivamente, una volta tamponata la falla si speculò con queste “politiche espansive” che si sono protratte ben più a lungo del necessario.

BILANCIO FED (clicca sul grafico per allargare)

La FED ha immesso nel mercato circa 7 MILA MILIARDI di dollari dalla crisi del 2008


BILANCIO BCE (clicca sul grafico per allargare)

La BCE ha immesso sul mercato circa 6 MILA MILIARDI di euro dall’arrivo di Draghi

Questo sistema sta creando la nuova tipologia di inflazione che evidenziamo nei punti seguenti:

  • gli stati emettono nuovo debito pubblico (aumentandolo) per utilizzare il denaro a supporto dei salvataggi sistemici e spesa pubblica

  • le banche centrali emettono nuova moneta per comprare il debito sul mercato

  • gli acquisti del debito pubblico sul mercato da parte delle banche centrali aumentano il prezzo dei titoli quindi gli investitori privati vendono il debito pubblico alla banca centrale (comprato in precedenza a prezzi più bassi), incassando i guadagni dalla differenza di prezzo

  • parte del denaro incassato dalla vendita dei titoli di stato viene utilizzato dagli investitori per acquistare titoli azionari che come conseguenza continuano a salire

  • quindi il nuovo denaro creato tramite le politiche espansive delle banche centrali non viene immesso nell’economia reale creando inflazione (che infatti al momento rimane molto bassa), ma finisce sui mercati creando questa nuova tipologia di inflazione sui titoli finanziari i cui prezzi continuano a salire facendo incrementare i guadagni agli investitori

INDICE MSCI ACWI (all country world index)

Indice che rappresenta la performance di circa 3000 titoli di 23 mercati sviluppati e 26 mercati emergenti (clicca per allargare).

Il grafico evidenzia la crescita dei prezzi degli asset finanziari dovuta alla creazione di nuova moneta che è appunto la nuova forma di inflazione, in questo sistema è quasi impossibile riuscire ad aumentare l’inflazione dell’economia reale perchè tutta la liquidità va ad alimentare il mercato finanziario.
Inoltre l’acquisto del debito pubblico tramite le banche centrali ha il vantaggio di diminuire i tassi di interesse pagati dagli stati sul debito stesso (vedi approfondimento) ma questo aumenta la mole di debito accumulato dagli stati.

Il grafico sottostante evidenzia il rapporto debito/PIL americano post crisi del 2008 dopo l’attivazione dei QE (clicca per allargare)


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