Gli USA contro la prima minaccia alla loro economia: gli Stati Uniti d’Europa

L’economia statunitense e di conseguenza il dollaro sono all’apice del mercato globale, due sono le minacce a questa leadership: gli stati uniti d’europa (con governo, bilancio, fisco e debito comune e non come quella attuale disfunzionante) con un euro forte (intesto come irreversibile e non come valore di mercato) e la cina.

Questo è risaputo negli stati uniti ma fino alla crisi del 2008 non era percepito come problema principale e tutta l’opinione pubblica era rivolta alla minaccia del terrorismo, tuttavia dopo la crisi del 2008 sui mercati si è iniziato a pensare che gli usa e il dollaro potessero perdere la loro supremazia globale visto che il sistema euro aveva retto molto meglio alla crisi e che la Cina riusciva a sfruttare i problemi occidentali per crescere vertiginosamente (a debito, vedi articolo).

Il punto più basso dell’economia americana si è raggiunto quando i paesi OPEC ventilarono l’ipotesi di utilizzare l’euro come valuta degli scambi petroliferi, sostituendola al dollaro, divenuto meno stabile dopo la crisi del 2008.

Quello sarebbe stato un passaggio epocale per l’economia mondiale ma da quel momento iniziò un attacco mediatico verso la sostenibilità del sistema euro tramite la stampa finanziaria e le agenzie di rating (che al 90% sono statunitensi); sfruttare le divisioni dei paesi europei e gli squilibri di bilancio di alcuni stati (come grecia, italia, spagna ecc ecc) era molto semplice (mentre era più complesso attaccare un’economia sana come quella tedesca).

La miopia e le divisioni europee hanno fatto il resto, alimentando la crisi stessa invece di attenuarla. Se i vari paesi europei invece di guardare il singolo interesse (mai raggiunto da nessuno dei paesi membri, nemmeno dalla germania) avessero fatto una politica comune (debito comune, fisco comune, integrazione politica, ecc ecc) i mercati non avrebbero avuto nessuna possibilità di attaccare quella che era la prima economia globale (cioè quella europea) e nemmeno il debito comune europeo perchè globalmente è sia troppo grande per essere attaccato (grazie ad una BCE molto influente globalmente) ed anche sostenibile essendo intorno al 100% cioè minore di quello americano (a differenza dei debiti dei vari stati separati, spesso non sostenibili come quello greco e italiano). Quindi la difesa di ipotetici interessi di ogni singola nazione ha portato ad un peggioramento della situazione economica di tutta l’europa (anche della germania che in un sistema integrato potrebbe crescere molto di più) e questo ha permesso ai mercati finanziari di colpire i debiti dei singoli stati perchè separati tra di loro.

Inoltre l’utilizzo della stampa finanziaria come detonatore contro i mali dell’euro ha completato l’opera, il cavallo di troia della disintegrazione dell’euro dall’interno alimentando l’ostilità dell’opinione pubblica era il modo migliore per restituire al dollaro la supremazia globale su mercati.

Da quel momento la crisi americana è diventata una crisi europea con il dollaro che rimase stabilmente la valuta di riferimento globale:

il grafico evidenzia come la prima valuta utilizzata per gli scambi internazionali è il dollaro con oltre il 60%, con l’euro saldamente al secondo posto con il 25% di scambi (questo dimostra l’importanza di appartenere alla valuta comune). Prima della crisi europea la quota dell’euro era in continuo aumento a discapito del dollaro, dopo la crisi europea il dollaro è rimasto saldamente ancorato al primo posto.

I vantaggi della moneta unica per la germania

Sicuramente per la germania l’euro è un vantaggio per le esportazioni, infatti la moneta unica sul mercato ha un valore che rispecchia la media delle economie europee e l’economia tedesca in europa è quella più florida. Detto ciò se non esistesse l’euro, il marco tedesco avrebbe il valore più elevato di tutte le valute europee avendo l’economia migliore e quindi avrebbe un valore più elevato anche dell’euro attuale.
In questo caso però il forte valore del marco impatterebbe sulle esportazioni tedesche aumentando il costo dei propri prodotti e questo potrebbe diminuire le esportazioni stesse.
Di contro però i risparmi tedeschi aumenterebbero di valore ed anche i tassi di interesse sarebbero più elevati perchè la banca centrale tedesca cercherebbe di mantenere il marco forte sul mercato avendo storicamente sempre dato precedenza al risparmio e al potere d’acquisto dato da una moneta forte rispetto a una politica di svalutazione per incentivare le esportazioni, a differenza della bce che opera per avere un euro debole sui mercati (tipico della gestione dei paesi del sud europa).
Per questo in germania sono presenti molti movimenti anti euro che sono più interessati alla rivalutazione dei risparmi dato dal marco forte, rispetto alle esportazioni delle aziende tedesche avvantaggiate da un euro più debole che permette di mantenere i prezzi delle esportazioni più bassi.

Il grafico sopra ottenuto dal sito atlas evidenzia come siano gli stati uniti il primo paese delle esportazioni tedesche, spiegando il perchè degli attacchi della nuova amministrazione americana verso la germania quando in realtà sono gli stati uniti ad effettuare svalutazione monetaria da quando è nato l’euro mentre la BCE ha iniziato la svalutazione monetaria tramite il qe  solo nel 2015 (dove la germania si è espressa contraria verso questo tipo di gestione perchè appunto ritiene più importante la rivalutazione dei risparmi rispetto la svalutazione per le esportazioni).

il grafico mostra la svalutazione del dollaro dalla nascita dell’euro

Le esportazioni italiane con l’euro sono al massimo storico e i tassi di interesse da pagare sul debito al minimo

Nonostante quanto sostenga parte dell’opinione pubblica, l’italia ha avuto molti vantaggi dalla moneta unica: in primis è terminato il crollo costante della lira sui mercati visto che la perdita di valore della moneta nazionale non era definibile come svalutazione competitiva ma era un crollo costante di potere d’acquisto, tamponato con politiche a debito di sostegno al sistema italia culminato con una patrimoniale (vedi approfondimento).
Il debito tuttavia continuò a crescere rispetto al pil fino all’avvento dell’euro che consentì un abbattimento dei tassi di interesse e di conseguenza un abbassamento del debito/pil dopo decenni.

a sinistra il grafico evidenzia la continua rivalutazione di dollaro e marco rispetto alla lira, soggetta a una perdita costante di valore avente forte impatto sul potere d’acquisto, il recupero della lira sul dollaro negli anni 80 è dovuto alla creazione dello sme (un regime di cambi semi fissi europeo precursore dell’attuale euro), sistema abbandonato dall’italia nel 92 su pressione dei partner europei per i forti squilibri di debito del paese che impattavano sulla stabilità europea. Uscita dallo sme la lira indipendente tornò a svalutarsi pesantemente, rendendo necessaria anche una patrimoniale per sistemare i conti pubblici ma per avere un abbassamento del rapporto debito/pil sarà necessario attendere l’introduzione dell’euro.
Il grafico a destra mostra la svalutazione del dollaro sull’euro nel primo decennio di esistenza.

il grafico sopra evidenzia l’aumento costante del debito sul pil per far fronte agli squilibri della svalutazione e relativa perdita di potere d’acquisto della moneta nazionale. Il debito / pil iniziò a calare solo dopo l’avvento dell’euro (VEDI APPROFONDIMENTO)

Con l’introduzione della moneta unica la perdita di potere d’acquisto si è interrotta ed anche i tassi di interesse da pagare sul debito italiano si sono abbassati drasticamente

il grafico sopra evidenzia la discesa dei tassi di interesse sul debito con la moneta unica (dato del ministero del tesoro).

Inoltre la forza dell’euro rispetto alla lira non ha fermato le nostre esportazioni che sono al massimo storico, vedi grafico sottostante:

Questo perchè l’italia esporta principalmente in germania come indotto utilizzato per creare prodotti finiti dalle aziende tedesche. In pratica le esportazioni tedesche avvantaggiate da un euro più debole rispetto al marco, aumentano le richieste da parte dell’industria tedesca al nostro indotto che ne trae indirettamente beneficio.

Smantellare l’euro colpirebbe l’industria tedesca ed indirettamente anche l’indotto italiano, una svalutazione della lira nei confronti del marco quindi non avrebbe un grande vantaggio per l’export, visto che non si tratta di esportazioni di prodotti finiti e renderebbe più costoso l’acquisto di materie prima energetiche da parte del nostro paese che è un importatore quasi totale.

il grafico evidenzia l’export italiano con al primo posto la germania.

Euro a due velocità

In questi giorni si parla di un’europa ed una moneta a due velocità.
Se questo si realizza, l’italia deve fare di tutto per rimanere tra i paesi di serie A sia per quanto detto in precedenza sia per quello che diremo successivamente.
Il valore dell’euro sui mercati è la media del valore delle singole valute nazionali se fossero separate, essendo il marco tedesco la valuta più forte e la lira una di quelle più deboli, l’euro è una media di questi e cioè ha un valore più elevato rispetto alla lira e più basso rispetto al marco.
Se ci fosse una divisione delle valute, gli investimenti italiani saranno ridenominati in lire mentre quelli tedeschi in marchi (e così in ogni paese).
Il primo giorno di mercati aperti dopo la divisione, ci sarà una rivalutazione del marco e una svalutazione della lira con rispettivi guadagni per chi ha investito in titoli tedeschi e una perdita per chi ha titoli italiani.
Il continuo perdurare di questa incertezza sulla fine dell’euro avvantaggia gli investimenti verso i paesi del nord europa a discapito dei paesi del sud perchè nel caso di ritorno alle valute nazionali gli investitori avranno un guadagno dalla rivalutazione della valuta, mentre se tenessero il denaro in investimenti del sud europa avrebbero una perdita.
Inoltre nel momento stesso di una comunicazione ufficiale di un possibile ritorno alle valute nazionali ci sarà un’emorragia di capitali dal sud europa verso nord (proprio per difendersi dalla possibile perdita dovuta alla svalutazione) che potrebbe anche causare un default dei paesi deboli ancor prima del ritorno delle valute nazionali.
L’andamento dei mercati però non è di dominio comune e la maggior parte delle persone si schiera solo a livello ideologico, senza pensare alle conseguenze matematiche di tali scelte.

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Per vedere divisioni simili in europa bisogna tornare all’inizio dello scorso secolo, divisioni che hanno portato squilibri economici (come la repubblica di weimar tedesca) in ogni paese che poi sono culminate come sappiamo con l’avvento di movimenti estremi che hanno portato a due conflitti.
Al termine della seconda guerra mondiale si decise di partire con un processo di integrazione europea, onde evitare situazioni come quelle che si sono create prima dei due conflitti.
Tornare a quel periodo storico sarebbe un fallimento per tutto il continente.


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