La decisiva influenza delle banche centrali sull’andamento dei mercati

Abbiamo visto in precedenza come funzionano i mercati e perché nel corso della storia si sono sviluppate forti recessioni (vedi articolo), ma questo non è sufficiente per capire e comprendere la complessità del sistema attuale.
Inizialmente il sistema si basava solo ed esclusivamente sul gold standard (una parte delle banconote emesse erano convertibili in oro) e sulla riserva frazionaria (le banche erano costrette a mantenere una parte di riserve in oro per onorare le richieste dei clienti di convertibilità delle banconote in oro).
Alla fine dell’800 gli stati sentirono l’esigenza di creare degli enti che regolassero tutto il sistema monetario, che avessero il potere di emettere la moneta dello stato, che regolassero il sistema della riserva frazionaria delle banche specificando le riserve minime richieste, che regolassero i tassi di interesse sul mercato, che potessero intervenire sull’inflazione e che fossero un prestatore di ultima istanza.
Queste sono le motivazioni ufficiali della nascita delle banche centrali ma sicuramente l’interesse fondamentale era bancario e statale, le banche potevano contare su un ente in grado di poter “pilotare” il mercato e di intervenire nel caso di recessioni e questo consentiva alle banche una gestione meno oculata e più speculativa delle attività e la possibilità di ridurre al minimo la riserva frazionaria perché nel caso di restrizione monetaria e di prestiti non ripagati sarebbe intervenuta la banca centrale.
Inoltre lo stato avrebbe avuto il controllo totale della gestione monetaria potendosi finanziare in modo illimitato tramite la banca centrale, inflazionando la moneta o aumentando il debito pubblico e questo a discapito della ricchezza dei cittadini.

Il dibattito sulla reale utilità delle banche centrali è di stretta attualità, sicuramente senza l’esistenza delle banche centrali il capitalismo attuale, dopo la crisi del 2008, non esisterebbe più ma è altrettanto vero che senza il sistema basato sulle banche centrali probabilmente non si sarebbe arrivati a quella situazione perché gli stati e il sistema bancario avrebbero gestito in modo più oculato i loro attivi, sapendo di non poter contare su un prestatore di ultima istanza e che quindi sarebbero potuti fallire.

Ma entriamo nel dettaglio per capire come le banche centrali influenzano quasi totalmente i mercati.

TASSI DI INTERESSE

Una delle prerogative di base delle banche centrali è quella di stabilire in modo arbitrario i tassi di interesse, cioè quanto si deve pagare per avere in prestito una somma di denaro. In questo la banca centrale è totalmente libera di decidere in modo arbitrario e questo influenza totalmente il sistema monetario.

Se i tassi di interesse aumentano è più costoso richiedere un prestito (si dice che il costo del denaro aumenta) e questa manovra in genere viene intrapresa in periodi di forte espansione economica dove i prestiti potrebbero aumentare a dismisura (sfruttando la riserva frazionaria e la creazione di denaro) e creare degli squilibri. Aumentando i tassi di interesse si cerca di disincentivare il prestito facile cercando di stabilizzare la crescita.

Nei periodi di recessione dove i prestiti iniziano a non essere ripagati causando una restrizione monetaria si cerca di incentivare il sistema abbassando i tassi. Questa manovra rende il denaro meno oneroso e potrebbe incentivare una ripresa del credito ed alleviare la recessione ma di contro può creare distorsioni. Il credito facile incentiva il sistema ad indebitarsi anche se non necessario ed investire quel denaro in attività più redditizie (mercati finanziari, immobiliare, ecc) creando un forte aumento dei prezzi (bolle speculative) slegato dall’economia reale ma creato dalla leva finanziaria del debito che aumenta la massa monetaria in circolazione.

Quindi la politica monetaria dei tassi di interesse influenza fortemente i mercati (finanziari e non) e un periodo di tassi bassi a lungo a causa di forti recessioni può si aiutare ad uscire dalla crisi ma di contro può alimentare bolle speculative sul mercato i cui effetti sono evidenti solo in un momento successivo. Infatti è ricorrente la crescita dei mercati finanziari in concomitanza di scelte a ribasso sui tassi di interesse della banca centrale ma questo non è frutto di una crescita dell’economia ma di una conseguenza della politica monetaria.

RISERVA FRAZIONARIA BANCARIA

La banca centrale ha anche il potere di scegliere la riserva frazionaria minima obbligatoria del sistema bancario per far fronte alle richieste dei correntisti (vedi articolo precedente).

Se la banca centrale sceglie di abbassare la riserva obbligatoria gli istituti bancari possono aumentare i loro investimenti (quindi aumentano la massa monetaria nel sistema) perché possono mantenere una riserva di liquidità minima più bassa. Questo aumenta la massa monetaria in circolazione e può essere un forte volano per lo sviluppo ma aumenta anche i rischi di insolvenza degli istituti bancari che rischiano di non avere la liquidità necessaria per far fronte alle richieste dei correntisti in momenti di crisi.

Di contro un aumento della riserva frazionaria crea una restrizione monetaria e può essere essa stessa una scelta che causa una recessione momentanea ma sicuramente crea una stabilità maggiore negli istituti bancari che sono costretti ad avere una maggiore liquidità per far fronte alle richieste dei clienti depositanti e sono disincentivati ad effettuare investimenti speculativi.

Gli stress test della bce sono storia attuale e rappresentano una verifica sulla liquidità necessaria come riserva minima che le banche devono detenere per far fronte a possibili difficoltà e quindi queste analisi influenzano pesantemente l’andamento dei mercati, più la banca centrale abbassa la riserva minima necessaria più la manovra viene percepita come espansiva dai mercati che tendono a salire ma è anche evidente che una riserva troppo bassa può creare distorsioni sul lungo periodo con istituti che non riescono a far fronte alle richieste dei correntisti, mentre una riserva minima più elevata può essere percepita come negativa dal mercato nel breve termine ma crea istituti più solidi che anche a fronte di restrizioni monetarie possono contare su un cuscinetto di liquidità maggiore e quindi onorare le richieste dei clienti con minori problemi senza rischiare il fallimento.

EMISSIONE MONETARIA

E arriviamo al potere per eccellenza delle banche centrali e cioè la possibilità di stampare denaro dal nulla a loro piacimento.

Fin’ora abbiamo analizzato un mercato dove il sistema bancario può aumentare la massa monetaria in circolazione solo facendo prestiti nel sistema (vedi articolo) ma ovviamente nessuna banca può stampare denaro a proprio piacimento e questo è il potere per eccellenza della banca centrale.

Se ragionassimo in modo errato pensando che la ricchezza fosse il denaro e non i beni o servizi materiali, potremmo pensare che ogni banca centrale potrebbe stampare banconote all’infinito e regalarle al popolo: tutti ricchi e povertà annullata.

Questa teoria strampalata (che è anche alla base delle teorie dell’MMT Modern Monetary Theory) parte dal presupposto che la ricchezza è il denaro e non che il denaro è solo uno strumento per misurare la ricchezza reale e che la ricchezza reale sono beni e servizi (sarebbe come sostenere che per curare l’influenza basterebbe utilizzare un termometro con la scala centigrada manipolata in modo da far risultare inesistente la malattia). Sarebbe bellissimo poter vivere in un mondo di questo tipo ma le favole non esistono e credo che molte di queste teorie servano ad arricchire molte delle persone che le sostengono perché creano seguito e quindi vendite.

Se invece partiamo dal presupposto che la ricchezza sono i beni e i servizi e che il denaro serve solo a misurare la ricchezza del sistema, intuiamo subito che aumentando la massa monetaria in circolazione stampando moneta dal nulla non si aumenta la ricchezza (che resta costante) ma si abbassa solo il valore della moneta stessa e cioè si crea inflazione (aumento dei prezzi). Parlando in termini matematici se la banca centrale stampasse moneta all’infinito il valore della moneta tenderebbe a zero perché chiunque possiederebbe un quantitativo infinito di banconote che quindi non avrebbero nessun valore.

La modalità con cui una banca centrale emette moneta viene definita quantitative easing (qe) o allentamento quantitativo e proprio per i motivi che abbiamo spiegato sopra è una procedura utilizzata sono in casi eccezionali, inoltre attualmente tutte le banche centrali del mondo possono utilizzare questa procedura tranne la banca centrale  europea dove i paesi membri hanno firmato un accordo che ritiene questa procedura troppo distorsiva per l’economia anche se dopo la crisi del 2008 si cerca di cambiare questa regola visto che a causa del momento eccezionale tutte le banche centrali del mondo hanno fatto ricorso al qe.

In ogni caso questa procedura ha impatto sull’inflazione, sul debito pubblico e sui cambi monetari e quindi merita una trattazione a parte, il concetto fondamentale è comprendere che una modifica dei tassi di interesse o della riserva minima obbligatoria delle banche o dell’utilizzo del qe cambiano radicalmente l’evoluzione dei mercati finanziari.

Conclusioni
L’investitore oculato comprende che una diminuzione dei tassi, così come una diminuzione della riserva minima bancaria o l’inizio di un qe sono elementi base per prendere decisioni a livello di investimento e che queste manovre consentiranno nel breve periodo un aumento dei corsi azionari ma che nel lungo periodo potrebbero essere precursori di forti recessioni.


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