Cos’è e come funziona il mercato del debito pubblico e quali sono i migliori BTP da acquistare

Prima di entrare nel dettaglio dei migliori titoli di stato da acquistare, cerchiamo di spiegare cosa sono i BTP (cioè i buoni del tesoro poliennali) e come funziona il loro mercato.
Per chi non lo sapesse i BTP sono semplicemente i titoli di debito pubblico dello stato italiano, quando lo stato ha necessità di denaro per la spesa pubblica (o deve restituire debito pregresso in scadenza) e non vuole aumentare le tasse chiede denaro in prestito al mercato vendendo btp, i quali vengono acquistati dagli investitori (privati cittadini, fondi di investimento, banche, ecc ecc) che quindi prestano soldi allo stato in cambio di interessi pagati dallo stato stesso con cedole semestrali a tasso fisso stabilito all’emissione. Ovviamente esistono una pluralità di titoli di stato (che vedremo di seguito) che tuttavia hanno una rilevanza nettamente minore rispetto ai BTP.

E’ doverosa una premessa, siccome circolano con sempre più insistenza teorie fantasiose che sostengono la possibilità di finanziare la spesa pubblica senza debito creando nuova moneta all’infinito, invitiamo a leggere questo approfondimento che cerca di sfatare dal punto di vista matematico e non ideologico questa idea miracolosa (clicca per approfondire).
Inoltre prima di proseguire la lettura è fondamentale capire nel dettaglio come funziona il debito pubblico degli stati (clicca per approfondire).

Tornando ai BTP, ognuno di essi ha una scadenza (3, 5, 10, 15, 30 e 50 anni) dove lo stato si impegna a restituire all’investitore la totalità del denaro ricevuto in prestito inizialmente (se lo stato non restituisce il denaro va in default e perde la facoltà di richiedere ulteriore denaro al mercato), inoltre durante la vita del BTP lo stato paga cedole fisse semestrali agli investitori, più è lontana la scadenza del btp più i tassi di interesse che lo stato paga sono elevati.
Da qui si evince che più lo stato aumenta il debito (o il deficit che è il disavanzo tra entrate e uscite dello stato che si trasforma in debito dopo 12 mesi), più aumentano gli interessi da pagare agli investitori quindi o il debito crea crescita, o la situazione dello stato diventa pericolosa.
Da evidenziare che in caso di rischio default, i tassi a breve termine superano quelli a lungo termine (per timore gli investitori vendono BTP facendo aumentare i tassi di interesse a breve) per l’aumento del rischio di non restituzione del denaro da parte dello stato cioè di perdita del capitale da parte degli investitori (vedi curva dei tassi in tempo reale).

Come dicevamo oltre ai BTP esistono una pluralità di titoli di debito (anche a tasso variabile) che lo stato usa per finanziarsi ma che hanno una rilevanza di mercato minore rispetto ai BTP:

  • BOT (buoni ordinari del tesoro) a tasso fisso come i BTP ma con scadenza entro l’anno e quindi con tassi di interesse più bassi (tranne nei casi di rischio default). I BOT a differenza dei BTP non pagano cedole semestrali fisse ma pagano un interesse finale alla restituzione del capitale (i BOT vengono restituiti agli investitori a 100 e durante le aste vengono venduti dallo stato ad un prezzo inferiore a 100, la differenza è il guadagno ottenuto dall’investitore).
  • CTZ (Certificati del Tesoro Zero Coupon) analoghi ai BOT quindi senza cedole ma di durata 2 anni (quindi con tassi di interesse più elevati, cioè prezzo di acquisto per gli investitori più basso dei BOT e restituzione sempre a 100).
  • CCT (Certificati di Credito del Tesoro) primo titolo che analizziamo con cedole semestrali a tasso variabile (la cedola segue il rendimento dei BOT) di durata 7 anni.
  • CCTeu, analoghi ai CCT ma con cedole legate all’euribor.
  • BTP€i, analoghi ai BTP ma con cedole semestrali variabili legate all’inflazione europea.
  • BTP Italia, analoghi ai BTP ma con cedole semestrali variabili legate all’inflazione italiane e scadenza 4 anni.

Per vedere nel dettaglio tutti i titoli di debito emessi dallo stato italiano (clicca per approfondire)

COME FUNZIONA IL MERCATO DEI TITOLI DI STATO

Comprendere il funzionamento del mercato del debito pubblico è fondamentale per investire in modo oculato e per capire come funziona l’andamento del debito pubblico dello stato sul mercato (e anche come si forma il famoso spread, clicca per approfondire).
Il mercato del debito pubblico si divide in due: mercato primario e mercato secondario, il mercato primario è quello che incide direttamente sullo stato che emette debito perchè stabilisce qual è il tasso di interesse che lo stato deve pagare sul nuovo debito emesso, il mercato secondario è “trasparente” allo stato perchè è il mercato borsistico dove gli investitori si scambiano fra di loro i titoli di stato già emessi in precedenza sul mercato primario. Sul mercato secondario gli investitori registrano guadagni e perdite in base al prezzo di compravendita che non incide sullo stato, il quale una volta emesso debito sul mercato primario ha la certezza di pagare quel tasso di interesse fino a scadenza (tranne per i titoli a tasso variabile che sono un’esigua minoranza). I tassi di interesse che si formano sul mercato secondario però incidono sulle future emissioni del mercato primario che si allineano all’andamento del mercato secondario.

COME FUNZIONA IL MERCATO PRIMARIO

Nel mercato primario lo stato emette nuovo debito per ottenere denaro dagli investitori. Parlando dei BTP lo stato effettua un’asta dove partecipano gli investitori interessati, generalmente il tasso di interesse delle cedole del BTP in asta è allineato al tasso di interesse presente sul mercato secondario in quel momento. Lo stato sul primario non può proporre tassi di interesse minori rispetto al secondario per risparmiare sui tassi, altrimenti non riuscirebbe a finanziarsi perchè gli investitori acquisterebbero solo sul secondario per i maggiori interessi che ottengono.
Il valore nominale dei BTP è 100 (possiamo considerarlo come il 100%) cioè lo stato all’asta incassa 100 (cioè il 100% del valore) e a scadenza dovrà restituire 100 (cioè il 100% del valore), oltre al pagamento delle varie cedole di interesse fisso pagate semestralmente agli investitori durante la vita del BTP, stabilite all’emissione.
In realtà all’asta la cedola (cioè il tasso di interesse) può essere differente dal mercato secondario quindi lo stato può incassare più o meno di 100 dagli investitori: se la cedola dell’asta prevede un’interesse più basso di quello del mercato secondario lo stato incasserà meno di 100 perchè il mercato sconterà l’interesse più basso, mentre se la cedola dell’asta prevede un’interesse più alto di quello del mercato secondario lo stato incasserà più di 100 perchè il mercato prenderà in considerazione il premio della cedola più alta.
La restituzione a scadenza da parte dello stato sarà sempre 100 a meno di fallimento statale.
L’investimento in BTP prevede scaglioni multipli di 1000 euro (nominali, vedremo nel prossimo esempio cosa significa) cioè è possibile investire minimo 1000 euro e multipli di esso (1000, 2 mila, 3mila, ecc ecc)

Semplificando, lo stato:

  • emette un BTP e incassa circa 100 nominale (cioè il 100%) in base all’interesse previsto dalla cedola (se cedola più alta dell’interesse del mercato secondario incassa più di 100, viceversa incassa meno di 100).
  • durante la vita del BTP paga l’interesse fisso della cedola stabilito all’emissione ogni sei mesi agli investitori.
  • a scadenza restituisce agli investitori il 100 nominale del denaro ricevuto all’asta.

ESEMPIO 1 (dati casuali non legati al valore attuale di mercato che varia continuamente)
Lo stato emette un BTP con scadenza a 10 anni e cedola annuale al 3% (pagata in due rate ogni sei mesi come detto in precedenza), se in questo momento sul mercato secondario i tassi di interesse sui BTP con scadenza a 10 anni sono il 3%, sul mercato primario dell’asta lo stato è allineato al mercato secondario.

In questa situazione lo stato:

  • emetterà il BTP esattamente a 100 quindi un investitore che vuole investire 10 mila euro pagherà allo stato il 100% (cioè esattamente 10 mila euro)
  • ogni 6 mesi pagherà all’investitore una cedola fissa dell’1,5% cioè 150 euro lordi (che annuale è esattamente il 3% cioè 300 euro lordi)
  • dopo 10 anni restituirà all’investitore il 100 nominale cioè i 10 mila euro iniziali.

ESEMPIO 2 (sempre dati casuali)
Lo stato emette un BTP con scadenza a 10 anni e cedola annuale al 2% (sempre 2 rate annue), se in questo momento sul mercato secondario i tassi di interesse sui BTP con scadenza a 10 anni sono il 3% come in precedenza, sul mercato primario dell’asta lo stato non è allineato al mercato secondario.
In questa situazione un investitore per accettare l’asta del mercato primario si allinea al mercato secondario (altrimenti perderebbe denaro e investirebbe direttamente sul mercato secondario), in pratica la cedola dell’asta è più bassa dell’1% annuo rispetto al mercato secondario (3% rispetto al 2%) che spalmata in 10 anni (la durata del BTP) fa il 10% di differenza (tralasciando il rendimento composto per semplificare). Quindi l’investitore per recuperare la differenza di interessi offrirà allo stato un valore nominale iniziale del 90 in modo che ricevendo a scadenza il 100 recupererà la differenza del tasso più basso.

Quindi lo stato:

  • emetterà il BTP a 90 per allinearsi al tasso di interesse del mercato secondario, quindi un investitore che vuole investire 10 mila euro nominali pagherà allo stato il 90% (cioè 9 mila euro).
  • ogni 6 mesi pagherà all’investitore una cedola fissa dell’1% sul nominale dei 10 mila euro, cioè 100 euro lordi (che annuale è esattamente il 2% cioè 200 euro lordi), minore rispetto al 3% del mercato secondario.
  • dopo 10 anni restituirà all’investitore il 100 nominale cioè 10 mila euro (1000 euro in più rispetto ai 9000 iniziali per bilanciare la differenza dei tassi di interesse delle cedole).

Una volta stabiliti i valori dei tassi durante l’asta del mercato primario, essi non variano più per tutta la durata del BTP quindi quello che succede sul mercato secondario non impatta minimamente sugli interessi che paga lo stato sul debito già emesso, però impattano su quello in emissione futura perchè come abbiamo visto le aste del primario si adeguano al secondario.

COME FUNZIONA IL MERCATO SECONDARIO

Dopo l’asta i BTP vengono quotati in borsa (mercato secondario) dove gli investitori possono compravenderli in libertà al prezzo che si forma in base alla domanda e all’offerta (qui entrano in gioco gli acquisti della BCE tramite il quantitative easing, vedi).
Quindi un investitore che acquista un BTP che scade dopo x anni non è obbligato a mantenerlo fino a scadenza ma può venderlo già il giorno successivo sul mercato in base alle offerte dei compratori, i motivi per cui un investitore vuol vedere possono essere molteplici: necessità di denaro, possibilità di fallimento dello stato con paura di non ricevere il denaro prestato a scadenza, necessità di modificare investimento, ecc ecc.

Analizziamo alcuni punti fermi del mercato secondario:

  • se l’investitore ha acquistato il BTP sul mercato primario e lo mantiene fino a scadenza senza rivenderlo sul secondario, ha la certezza sia di non perdere denaro (la restituzione è sempre a 100) sia di ricevere i tassi di interesse delle cedole, unico rischio è il fallimento dello stato dove nel caso la restituzione non è garantita. Sintetizzando: mantenendo il titolo fino a scadenza non si subisce il rischio di mercato (cioè di perdere denaro per il valore di compravendita del momento) ma si subisce solo il rischio emittente (cioè il rischio fallimento a scadenza). Per esempio se un BTP di 10 anni acquistato a 100, dopo 5 anni sul mercato vale 90 per turbolenze di mercato, se lo vendessimo perderemmo il 10% (tralasciando le cedole incassate), mentre mantenendolo a scadenza riceveremmo il 100 se lo stato non fallisse.
  • questo ci fa intuire che le turbolenze offrono anche opportunità di acquisto: sapendo che lo stato restituisce sempre a 100 (salvo sempre la questione fallimento), se sul mercato si trovano investitori che vendono BTP a 80/90 potrebbe essere un’occasione di acquisto (attenzione anche al valore delle cedole di ogni btp, più il nominale è basso più la cedola ovviamente è minore).
  • ovviamente vale anche il ragionamento inverso, in caso di euforia se si acquistano BTP oltre 100, dobbiamo ricordare che la restituzione sarà sempre 100 quindi il valore delle cedole deve coprire il maggiore esborso che non ci verrà restituito.
  • ricordiamo che le variazioni di prezzo sul secondario non impattano sui tassi di interesse pagati dallo stato sul debito già emesso ma solo sul debito futuro: se lo stato ha emesso in passato un BTP a 100 con una cedola x, se questo BTP sul mercato vale 80 questo è un problema dell’investitore che ha venduto il btp in questo momento ma non dello stato che ormai ha già incassato 100 all’asta del mercato primario e restituirà 100 a scadenza all’investitore che in quel momento possiede il BTP (oltre le cedole).
  • purtroppo però se il valore nominale dei BTP sul mercato secondario crolla, quando lo stato in quel momento effettua aste sul mercato primario deve adeguare i tassi di interesse a quelli del mercato secondario, aumentando il costo dell’indebitamento per i contribuenti (vedi spread).

PERCHE’ IL VALORE DEI BTP SUL MERCATO SECONDARIO CROLLA
Ci sono varie motivazioni per cui i BTP già emessi sul mercato perdono valore: la motivazione (definibile normale) è per un aumento dei tassi di interesse e dell’inflazione, in questo caso i titoli futuri ovviamente avranno tassi migliori di quelli precedenti che perdono valore, tuttavia in questo caso mantenendo a scadenza si otterrà certamente la restituzione nominale a 100.

Le motivazioni (definibili straordinarie) del forte calo dei BTP in alcuni momenti sono 2:

  • possibilità di fallimento dell’italia per politiche di bilancio che non consentono la restituzione del debito.
  • possibilità di uscita dell’italia dall’euro con ridenominazione dei BTP in lire (che hanno un valore inferiore all’euro).

In questi due casi gli investitori vendono anche i perdita i BTP in portafoglio per la paura di non ricevere a scadenza il 100 nominale o di ricevere il 100 ma in lire svalutate (vedi approfondimento sulla gestione dei risparmi in caso di uscita dall’euro), questo causa tassi di interessi maggiori da pagare sul mercato primario da parte dello stato (quindi per i cittadini) sul nuovo debito emesso.

QUALI BTP ACQUISTARE SUL MERCATO SECONDARIO

Detto questo vediamo quali potrebbero essere i migliori BTP acquistabili sul mercato secondario: molti cercano i BTP con la cedola più alta ma questi titoli prevedono costi di acquisto più alti (anche abbondantemente oltre il 100 nominale), tralasciando i vantaggi dei BTP con cedola più bassa (e nominale più basso di 100).

Facendo l’esempio di un BTP acquistato a 90 si ha il vantaggio di rischiare solo il 90% del capitale:

  • se lo stato fallisse e il titolo venisse ristrutturato (cioè non venisse restituito a 100) si perderebbe meno rispetto a un titolo pagato oltre 100 (avendo pagato 90).
  • anche in caso di uscita dall’euro si rischia solo il 90 rispetto a BTP con valore di acquisto più elevato perchè il denaro investito nel titolo è minore.
  • per gli investitori che devono recuperare minusvalenze, nel caso di restituzione a 100 a scadenza possono utilizzare la differenza (cioè 10) per il recupero fiscale, cosa non possibile con le cedole più alte dove la tassazione è sempre dovuta.
  • di contro le cedole ricevute durante la vita del BTP saranno più basse.
  • ovviamente attenzione alla data di scadenza del BTP, scegliere in base alle esigenze.

Se si acquistano BTP sul mercato secondario, attenzione al rateo della cedola in corso (vedi dettaglio)

Ricordiamo che la tassazione sui guadagni dei titoli di stato è il 12,5%, rispetto al 26% sui guadagni inerenti altri titoli finanziari. Ricordiamo inoltre che lo stato applica lo 0,2% di tassazione sul totale investito (per qualsiasi titolo finanziario).

LISTA DEI BTP SUL MERCATO SECONDARIO (CLICCA PER APPROFONDIRE)

COME ACQUISTARE BTP

Attenzione ai costi di acquisto degli istituti di credito tradizionali dove si arriva anche all’1% di commissioni di compravendita senza massimi: quindi se si acquistano 100 mila euro di titoli con una banca tradizionale si pagano anche 1000 euro di commissioni o per 10 mila euro di titoli 100 euro di commissioni, mentre con una banca online si pagano al massimo alcune decine di euro come specificato sopra. Inoltre con le banche tradizionali c’è un costo annuo per il mantenimento dei titoli (molto elevato per titoli esteri), mentre con le banche tradizionali non ci sono costi.

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Ricordiamo che gli investimenti possono comportare il rischio di perdita del capitale.

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