Come incentivare l’investimento della liquidità ferma sui conti correnti

L’Italia è il paese degli squilibri (alcuni positivi ed altri negativi) e questa contrapposizione è evidente se equipariamo il risparmio privato con il debito pubblico (entrambi tra i più elevati al mondo).
Per alcuni “economisti” la soluzione dell’equazione è semplice: tassa patrimoniale sul risparmio privato per abbattere il debito pubblico.

A nostro avviso questa è una proposta (oltre che eticamente sbagliata) a cui potrebbe arrivare chiunque stia frequentando il ciclo scolastico primario, mentre riteniamo che professionisti con svariate lauree e master aventi l’ambizione di gestire un paese dovrebbero proporre soluzioni meno banali e più articolate, in linea con le competenze acquisite (ammesso che ci siano, in caso contrario meglio lasciare il posto a persone più preparate).

Tralasciando la questione etica, una tassa patrimoniale è tecnicamente sbagliata perchè brucia risorse (in futuro non più utilizzabili) per chiudere uno squilibrio di bilancio nel presente, mantenendo però tutte le voci di spesa dello stato inalterate che sono quelle che hanno portato allo squilibrio attuale e che quindi si ripresenterà in futuro, senza però avere risparmio privato da utilizzare perchè bruciato dalla tassa patrimoniale precedente.
Sarebbe come se un CEO di una multinazionale pensasse solo a risolvere il problema tra indebitamento troppo elevato della società rispetto al patrimonio netto, tralasciando completamente il problema EBITDA della gestione caratteristica fortemente negativo.

Incentivando invece l’investimento spontaneo dei 1500 miliardi di euro fermi sui conti correnti (cioè ricchezza inutilizzata che fa perdere competitività al sistema) in capitale di rischio o di debito del paese, oltre a non bruciare ricchezza la si sfrutterebbe in leva finanziaria che potrebbe essere un forte volano per il futuro.

ALCUNE IDEE PER INCENTIVARE L’INVESTIMENTO DEL DENARO FERMO SUI CONTI

  • aumentare l’imposta di bollo sui conti correnti e diminuirla sugli investimenti effettuati in titoli italiani: attualmente chi ha depositi elevati fermi sui conti correnti paga una minima imposta di bollo di 34,20 euro annui, mentre chi investe il capitale paga una mini patrimoniale dello 0,2% sul capitale. Perchè non invertire l’attuale tassazione applicando l’imposta di bollo dello 0,2% sulla liquidità ferma sui conti correnti, annullandola a chi investe in capitale di rischio o di debito italiano incentivando l’investimento nel paese?

 

  • emettere titoli e fondi che investono in capitale di rischio e di debito del paese, inserendo una clausola che evidenzia la loro esenzione da un’ipotetica patrimoniale: questo potrebbe essere un punto controverso perchè con questa indicazione si sta comunicando al mercato che una patrimoniale è possibile (eventualità che però a nostro avviso è già scontata dal mercato stesso vista la situazione e visto il precedente del 92); tuttavia si fornisce un’indicazione agli investitori su come poter tutelare il proprio patrimonio (investitori che già si assumono il rischio paese investendo in esso) e questo potrebbe portare alla movimentazione dei capitali dai conti correnti all’investimento nel paese.

 

  • eliminare la tassa sul capital gain dei titoli italiani: come sappiamo i guadagni da investimenti finanziari sono tassati al 26% (12,5% per i titoli di stato europei), perchè non prevedere l’annullamento della tassazione sui guadagni per chi investe in titoli del nostro paese come fatto per i PIR?

 

  • sperimentare l’idea di Savona e provare un’emissione di titoli di stato irredimibili (cioè senza restituzione del capitale investito) ad un tasso legato all’andamento del PIL. Questo tipo di emissioni potrebbero avere molti vantaggi: 1) il capitale recuperato dallo stato non rientrerebbe nel calcolo del debito pubblico perchè non deve essere restituito, 2) gli investitori potrebbero ritenerlo interessante visto il pagamento a vita di una cedola legata al PIL e avendo comunque la possibilità di cederlo sul mercato secondario anche ad un prezzo più alto in caso di miglioramento dei conti pubblici (vedi come funziona il debito pubblico), 3) il pagamento di una cedola infinita per lo stato potrebbe essere un problema in futuro ma considerato che ci vorranno circa 50 anni per restituire il capitale iniziale sotto forma di cedole e che in futuro la demografia del paese e le riforme pensionistiche dovrebbero risolvere in automatico il problema dei conti pubblici (se non verranno modificate per consenso elettorale), questi titoli sarebbero un’opportunità per il presente più che un rischio per il futuro e per vedere se sono appetibili dal mercato basterebbe un’asta di prova.

Apparentemente queste proposte posso sembrare riduttive ma se avessero successo potrebbero avere un buon impatto sugli investitori ed incentivare l’investimento dei risparmi fermi sui conti correnti, un volano importantissimo per il paese da sfruttare in modo attivo e non tramite una tassa patrimoniale senza senso.

 

 


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