Come gestire gli investimenti dopo il rialzo finanziario più lungo della storia

Nell’ultimo periodo si stà assistendo ad un panic selling sui mercati finanziari di tutto il mondo per paura che la situazione possa sfuggire di mano e mandare in recessione l’economia, tuttavia è meglio guardare la situazione con razionalità.

Generalmente vendere nelle fasi di panic selling non è quasi mai una buona idea perchè si rischia di perdere capitale dato che non si sfruttano i rimbalzi anche molto forti (tipici delle fasi ribassiste) che sono ottimi per vendere a un prezzo più elevato (ammesso che si voglia vendere ovviamente).
Quindi: o si ha l’intuizione di vendere prima del crollo, oppure se si vuole uscire dal mercato è sempre meglio aspettare i momenti di rimbalzo che avvengono sempre anche nelle fasi ribassiste perchè ci sono sempre investitori con short aperti che devono essere inevitabilmente chiusi con i riacquisti (vedi cos’è short selling).
Anzi, parlando degli indici, i momenti di panic selling sono generalmente il momento migliore per acquistare a prezzi scontati, ovviamente con criterio.

Più in generale le seguenti strategie sono le migliori:

ATTENZIONE ALLE COMMISSIONI E AI COSTI DI GESTIONE 
Spesso i risparmiatori tralasciano i costi di gestione degli investimenti, in realtà scegliere la banca o l’intermediario sbagliato per investire può determinare commissioni anche di 4 o 5 volte superiori (per il medesimo investimento).
Molti istituti prevedono costi fissi annui solo per mantenere titoli in portafoglio e costi di compravendita che superano anche il punto percentuale mentre ci sono banche sul mercato che consentono di mantenere in portafoglio titoli senza costi fissi e con commissioni di compravendita inferiori allo 0,2%.
Questi costi erodono gran parte dei guadagni degli investimenti quindi è fondamentale scegliere l’intermediario corretto per gestire i risparmi e gli investimenti (approfondisci)

Oltre al mercato azionario, le politiche non convenzionali hanno anche creato il più elevato rialzo obbligazionario della storia portando i tassi di interesse di molti bond in terreno negativo (vedi approfondimento), cioè gli investitori pagano per prestare denaro a molti stati ed aziende invece di ricevere un interesse positivo come dovrebbe essere nella normalità del mercato.
Per chi non conoscesse i bond si tratta di prestiti che gli investitori fanno agli stati e alle aziende in cambio di interessi, generalmente un’obbligazione o un titolo di stato funziona nel modo seguente:

    • il titolo viene emesso al valore nominale di 100, cioè lo stato o l’azienda incassa il 100% del valore dall’investitore e consegna ad esso un titolo di credito, impegnandosi a restituire l’intero capitale ad una scadenza prestabilita (che può variare da pochi mesi a decenni) e a pagare gli interessi durante la vita del titolo.
    • dopo l’emissione il titolo viene quotato in borsa e l’investitore iniziale può scambiarlo con altri investitori sul mercato; se il prezzo del titolo aumenta, la % di interessi incassata dall’investitore che acquista il titolo sul mercato diminuisce perchè inversamente proporzionale. In pratica se l’emittente (azienda o stato) a scadenza restituisce 100 (che è il capitale iniziale) all’investitore e paga un tasso di interesse fisso durante la vita del titolo, se il prezzo di acquisto dell’obbligazione è superiore a 100 parte degli interessi incassati durante la vita del titolo da parte dell’investitore servono per pagare questo sovraprezzo (visto che il titolo a scadenza sarà comunque rimborsato a 100). Se gli interessi pagati nei vari anni non riescono a coprire la differenza di prezzo tra 100 (valore di restituzione finale) e il prezzo di acquisto a mercato del titolo, il ritorno dell’investimento è negativo perchè l’esborso iniziale per l’acquisto del titolo sarà maggiore della somma del valore finale di restituzione e delle cedole incassate, quindi si parla di rendimenti negativi. Esempio: se un titolo ha durata 10 anni, paga l’1% di interessi all’anno e sul mercato ha un prezzo di 120; al termine dell’investimento si otterrà solo il 100 nominale + le cedole (1% x 10 anni = 10) cioè 110 (a fronte di un esborso iniziale di 120 a cui andrebbe aggiunta la tassazione sulle cedole incassate e le commissioni).
    • in questo contesto tutti i fondi obbligazionari hanno in pancia bond a prezzi molto più elevati rispetto al 100 nominale di emissione, in caso di rialzo dei tassi di interesse il loro prezzo crollerebbe (essendo il prezzo dei titoli inversamente proporzionale ai tassi come abbiamo visto), causando un forte ribasso sulla quotazione dei fondi stessi.

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