Lo stalking della porta accanto

Musica e tv a tutto volume, far sgocciolare l’acqua sul balcone di sotto, danneggiare l’auto altrui, versare l’acido nei locali comuni dell’edificio. Banali liti tra condomini, all’ordine del giorno in Italia dove otto abitanti su dieci vivono in condominio.

Ogni anno, secondo l’Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari, sono più di due milioni i conflitti che finiscono di fronte al giudice di pace o ad un Tribunale. Quando le molestie diventano persecutorie, sfociano nel reato di “stalking condominiale”.

 Gli stalker in condominio -La normativa di riferimento è la 612 bis del Codice penale. Istituita nel 2009 per tutelare e difendere le vittime dagli ex partner che attuano atti persecutori, ma può essere applicata anche alle situazioni di vicinato molesto.

4 anni di carcere -Così il condomino che persiste a molestare, danneggiando in modo anche grave il benessere dei vicini di casa, rischia fino a quattro anni di carcere: è la pena prevista per coloro che con condotte reiterate, “minacciano o molestano taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Cosa fare se si è perseguitati dai condòmini – Chi si ritiene vittima di stalking (condominiale e non) deve recarsi in commissariato per compilare un modulo in cui far presente alle forze dell’ordine i comportamenti persecutori, al fine di chiedere al Questore di “ammonire il persecutore affinché non ponga più in essere comportamenti lesivi della libertà, della salute, dell’equilibrio psico-fisico”. Il Questore interpella il presunto responsabile e le persone informate dei fatti e può rigettare l’istanza oppure emettere un decreto di ammonimento (orale) per persuadere il responsabile a desistere. Oppure ci si rivolge all’avvocato e si inizia l’azione giudiziale.

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