Ripartizione spese rifacimento tetto

Buongiorno, sono una proprietaria di un appartamento posto al 5° ed ultimo piano di un condominio di 24 appartamenti. Abbiamo deliberato il rifacimento della terrazza sovrastante ed ho un quesito da porre per la ripartizione delle spese, per cui devo fare delle premesse. In fase di costruzione del palazzo furono costruiti sulla terrazza dei casotti contenenti ognuno due cassoni di eternit che rilasciavano per caduta acqua agli appartamenti posti al  4° ed al 5° piano. Premesso che quando si vuotavano i cassoni stavamo anche una settimana senza acqua, perché, se l’appartamento era al 5° piano, i cassoni erano al 6° per cui era ancora più difficile che arrivasse l’acqua, se non un po’ la notte.

Dal 1985 abbiamo incominciato a fare riunioni straordinarie per fornire il palazzo di un autoclave, visto che l’amministratore era il mio vicino, anche lui con lo stesso problema.

Fu allora deliberato di costruire l’autoclave, ripartendo così la spesa: le spese di idraulica vennero computate in base ai millesimali, ma il fondo dove collocare l’autoclave stesso fu acquistato con gli inquilini del 4° e 5° piano che pagarono il doppio della quota di tutti gli altri. Poiché essendo loro la maggioranza altrimenti non avrebbero acconsentito ai lavori.

Inoltre 5 anni fa abbiamo rifatto la facciata, ed io che non ho balcone ho dovuto pagare la quota per gli altri, perché mi è stato risposto che i balconi fanno parte della facciata condominiale.

Adesso che dobbiamo fare il lavori del tetto mi è stato nuovamente detto che, i casotti ed i relativi cassoni, fornendo acqua agli inquilini dei piani superiori, sono loro che ne devono rispondere economicamente (fra l’altro la spesa è notevole perché prevede lo smaltimento dell’eternit).

Secondo me non avendoli costruiti io e facenti parte del tetto sono come le terrazze.

Altrimenti tolgo il cassone ristrutturo il casotto e ci faccio un ripostiglio.

Non so se sono stata molto chiara, ringrazio anticipatamente per la cortese attenzione e porgo distinti saluti.

Buon giorno.

Le dico subito che il suo ragionamento non fa una grinza, ovvero è corretto nella forma e nella sostanza, non a caso i cassoni stanno lì non perché sono richiamati nel suo rogito notarile e in quello del vicino, sono lì perché fanno parte integrante della costruzione anche se al servizio di determinate unità immobiliari.

Stanno lì solo a garanzia di un servizio che in altro modo non sarebbe stato assicurato ai condomini degli ultimi piani, per cui rientrano comunque nelle cose appartenenti al condominio e il condominio dovrà farsene carico per lo smaltimento.

Se, viceversa, c’è un regolamento di condominio contrattuale che sancisce proprietà ed uso dei cassoni, allora bisognerà attenersi a quanto sancito dal regolamento.

Questa è la mia versione dei fatti, la quale non fa altro che avallare la sua ipotesi, quindi, se fossi in lei, anche per contrastare il COCCIO duro dell’amministratore e dell’assemblea, la farei leggere ad un avvocato, così da dipanare la matassa e cancellare ogni ipotetico dubbio là dove fosse “”insistente”” a prescindere.

Saluti cordiali

Geom. Terracciano

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