Regolamento condominiale imposto

Buongiorno sig. Oreste. Le porgo  una domanda in merito al regolamento contrattuale di condominio.
Nel mio condominio c’è solo il regolamento contrattuale fatto all’epoca della costruzione dell’edificio ( io ho comprato in seguito). Il contratto vieta di mettere sul balcone armadietti che superano una altezza del parapetto stesso del balcone.
La mia domanda è questa: un regolamento contrattuale può vietare di utilizzare al meglio la mia proprietà? è vero che ho comprato con quel regolamento, ma io non ho  firmato quel regolamento all’origine. Cosa ne pensa Lei?

Caro lettore, buon giorno.

Lei deve partire da un concetto inemendabile, quello, cioè, che il regolamento di condominio di origine esterna, detto CONTRATTUALE/CONVENZIONALE, ovvero elaborato dall’unico originario proprietario, immagino il costruttore, richiamato, vita natural durante, nei rogiti notarili con tanto di data e numero di iscrizione alla Conservatoria dei Registri Immobiliari, è CONTRATTO, pertanto tutti, dicasi tutti devono attenersi alle clausole in esso contenute, VOLENTE o NOLENTE.

Di solito, il regolamento di condominio contrattuale, viene dato al promissario acquirente all’atto del preliminare di vendita, costruttore o promissario venditore non fa alcuna differenza, questo per offrire, al promissario acquirente, l’opportunità di leggerlo e, se non d’accordo, rinunziare all’acquisto.

Solo i costruttori seguono questa obbligatoria prassi, infatti c’è molto menefreghismo nelle persone che, a posteriori, decidono di vendere il proprio immobile.

Nel condomino dove risiedo e dove esiste il regolamento contrattuale, ad esempio, è vietato sciorinare il bucato dai balconi e/o finestre, per cui si fa uso esclusivamente degli stendini.

Nel caso da lei esposto quello è un divieto imposto per non alterare il decoro architettonico dell’edificio, giusto non superare l’altezza del parapetto, immagino di mt. 1,10.

cordialità

Geom. Terracciano

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