Come far valere l’articolo 1123 del codice civile secondo e terzo comma

Buongiorno, nel nostro condominio esiste una colonna centrale con la scala comune che va dal 5° piano al 3°/s interrato.

Inoltre esiste una scala che da un lato del condominio (considerato piano 1/s ) da accesso 2 studi (posti al piano T) e a due box privati (posti al piano 3/s ).

L’accesso a tale scala ed alle proprietà citate avviene dalla porta su strada o dai due box che hanno accesso sia dalla scala che dalla rampa e relativo corridoio box comuni. Nessuno, tranne i proprietari degli studi e dei box ha chiavi ed accesso alla scala.

Da anni ci sono discussioni in quanto i proprietari suddetti sostengono che le spese relative a tale accesso devono essere ‘spese comuni’, fino ad ora hanno riguardato solo le pulizie.

Avendo effettuato quest’anno diverse spese straordinarie, stiamo cercando di chiarire la situazione ed abbiamo appurato che esiste un atto vecchio di oltre vent’anni che attribuisce la proprietà della scala piano 1/s e piano T ai proprietari degli studi, mentre la parte 2/s e 3/s sembrerebbe parte comune.

Vorremmo capire come uscire da questa situazione assurda, visto che il resto del condominio non ha alcuna possibilità (e neppure alcun interesse) di godere di tale proprietà comunque inaccessibile. La ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti.

Gentile lettrice, buon giorno.

Se prendiamo in esame il secondo comma dell’articolo 1123, RIPARTIZIONE SPESE, del codice civile e lo si applica nel condominio ove lei risiede, allora tutto è più comprensibile, infatti il secondo comma recita: Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in MISURA DIVERSA, nel suo condominio pare che sia proprio così, le spese sono ripartite IN PROPORZIONE DELL’USO CHE CIASCUNO PUO’ FARNE

Così il secondo comma, mentre il terzo comma recita: qualora un edificio abbia più scale, cortili, lastrici solari, opere o impianti destinati a servire una parte dell’intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condomini che ne trae utilità.

Quindi bisogna che l’amministratore prenda responsabilmente atto del dettato del codice civile e applichi, a prescindere dai distinguo dei condomini, il dettato dei comma articolo 1123 appena citati.

Non si tratta di far valere la sola logica razionale, si tratta, invece, di rispettare il codice civile, quindi la legge.

Se non si è in possesso del bene come uso, cosa si addebita al condomino?

Su quali basi si fonda la richiesta di spalmare tra tutti le spese?

Cordialmente

Geom. Terracciano

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