Apertura bar in condominio

Buongiorno Sig.Terracciano,  avrei una domanda da porLe : nel condominio dove abito, di recente costruzione (2009) al piano terreno, dove sono presenti negozi (nessuna predisposizione di canne fumarie per volontà dei costruttori che hanno adibito i locali a negozi e uffici), è prevista l’apertura di un bar, paninoteca, piadineria.

Vorrei sapere se e come è possibile evitare che venga costruita la canna fumaria (obbligatoria per l’attività, ma non prevista nel condominio) e se è possibile imporre orari di apertura/chiusura, per esempio rispettando quelli di ufficio (dalle 8 alle 20, sabato incluso, domenica chiusura)Sono presenti diversi negozi (agenzia viaggi, estetista, abbigliamento) che vuoi per natura, che per educazione non hanno mai creato problemi di nessun genere, ma un bar significherebbe l’impossibilità di riposo per tutti.

All’atto di acquisto il costruttore aveva espresso la sua contrarietà ad esercizi commerciali di questo tipo, motivo che ci ha tranquillizzato ulteriormente nell’acquisto. Ora però il proprietario del negozio (diverso dal costruttore) vuole dare in gestione il locale.

Nel ringraziarLa per la gentile attenzione porgo cordiali saluti.

Gentilissima lettrice, buona sera.

Pur immedesimandomi nei suoi dubbi e nelle sue preoccupazioni in merito alla ipotetica apertura di un BAR in condominio, le assicuro che non sempre la gestione di un Bar provoca disagi tali da indurre gli abitanti del condominio a studiare ogni escamotage perché fallisca il proposito del proprietario del locale.

Solo una clausola restrittiva, contenuta nel REGOLAMENTO DI CONDOMINIO CONTRATTUALE/CONVENZIONALE, potrebbe escludere attività commerciali di questo tipo, NON ALTRO.

Il gestore del bar, se necessario, può anche, previa concessione comunale, appoggiare al muro comune la propria canna fumaria, glielo consentirebbe l’articolo 1102 del codice civile.

Non sono sufficienti la garanzie espresse dal costruttore/venditore al moment del rogito, infatti VERBA VOLANT e SCRIPTA MANENT.

Non bisogna estremizzare il problema e augurarsi, previo dialogo costruttivo tra amministratore ed esercente, che sia rispettata la quiete, diversamente ci sono le Forze dell’Ordine, i Vigili Urbani ed in extremis il giudice di pace.

Geom. Terracciano

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