Keynes da politicalvelcraft.org

Teorie economiche dei populismi: Keynes

Keynes nasce in risposta alla crisi del capitalismo.

In difesa del popolo.

Le sue teorie economiche sostengono l’intervento pubblico nell’economia con misure di politica di bilancio e monetaria. L’intervento si rende necessario solo quando nei periodi di crisi, la domanda risultasse essere inadeguata senza assicurare adeguati livelli occupazionali.

Teorie di gran moda nella fase della Grande Depressione seguita la crisi del 1929.

Le crisi degli ultimi decenni hanno portato uno scenario economico con dei tratti in comune con quelli della Grande Depressione.

Keynes si propone come elemento di raccordo tra capitalismo e socialismo.

L’Italia ha avuto nei primi anni delle crisi atteggiamenti a tratti keynesiani. Si pensi agli incentivi al settore automobilistico e alle energie rinnovabili.

L’atteggiamento è mutato nelle recenti crisi con l’avvento dell’Europa e degli imponenti vincoli di austerity, indi di bilancio introdotti persino nella Costituzione. Tale atteggiamento è decisamente antitetico a quello di Keynes.

Come al solito anche qui la colpa non è delle teorie economiche, ma delle speculazioni fatte dalla politica.

Non si può esaltare l’una o l’altra strada, ma la verità sta nel mezzo.

Perchè l’una è complementare all’altra a seconda della situazione del momento.

I vantaggi dell’approccio di Keynes alla gestione della crisi sono stati visti nell’immediato. Ma hanno inevitabilmente saturato il mercato, causando dipendenza dagli incentivi e motivando il successivo crollo.

I vantaggi dell’austerity non si sono visti in toto per via dell’errata applicazione in quanto piuttosto che agire sugli sprechi, ci si è concentrati sul taglio di servizi ai cittadini. Questo ha causato un maggior gettito fiscale a fronte di una riduzione dei servizi. Facile intravedere in questo le radici del malcontento popolare. Indi l’ascesa dei partiti populisti.

La tempestiva risposta della politica al fallimento delle politiche di austerity è stata quella di tentare la distribuzione a pioggia di denaro alle classi disagiate. Tentativo miseramente fallito vista la palese insufficienza di risorse. Si traduce in spreco di denaro pubblico a discapito del PIL. A tratti, tentativi di applicare politiche keynesiane si sono viste in alcuni settori, con gli incentivi al settore energetico. Risultati più che positivi. La stessa azione del QE della BCE può essere vista come un’azione di stampo keynesiano. Il bilancio italiano 2017 ha fatto segnare un rialzo del PIL di circa 1,5 punti percentuali. Risultato ragguardevole ma chiaramente insufficiente a dare risposta ai problemi dell’Italia. Infatti, visto l’elevato rapporto debito/PIL richiederebbe numeri due-tre volte maggiori per avere effetti significativi sul debito e sull’economia.

Quale occasione migliore giustamente colta dai partiti populisti?

La speculazione dei partiti populisti porta all’applicazione delle teorie di Keynes tout court senza un’adeguata analisi del contesto. Tali politiche hanno seri rischi collaterali legate al ciclo economico.

Inoltre, la necessità di soddisfare l’elettorato dopo le elezioni, porta a partorire programmi come quello Lega-M5S dichiarato. Piuttosto che dare incentivi all’economia, vengono utilizzati i fondi soltanto per soddisfare le esigenze del popolo. Pertanto, si passa da un eccesso al suo opposto. Ma nessuna risposta strutturale è data all’economia. In presenza di un elevato debito, con l’attuazione di un simile programma, se non opportunamente sostenuto da un rialzo deciso del PIL, può portare al default del Paese.

L’alternativa c’è e viene proposta da Confindustria. Si utilizza lo stesso principio economico ma si dirottano i fondi. Maggiore parsimonia: 250 miliardi di investimenti in 5 anni molti dei quali finanziabili con fondi di sviluppo europei. Contro i 100 miliardi annui del contratto Lega-M5S poco finanziabili con fondi europei essendo prevalentemente misure assistenzialiste. Il focus sono le attività di sviluppo economico piuttosto che assistenzialismo.

 

Ulteriori approfondimenti dell’autore sul tema sono disponibili sulla testata che segue al link: Wall Street Italia.


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