Taylor rule

Taylor rule e banche centrali

La Taylor rule è una formula per calcolare il tasso di interesse nominale.

La Taylor rule è stata ideata da Jhon Brian Taylor. Taylor è economista e docente universitario negli USA. E’ stato anche sottosegretario al Tesoro durante il primo mandato di George W. Bush.

La Taylor rule è una relazione matematica che lega variabili economiche quali inflazione, disoccupazione e PIL al tasso di interesse. Il tasso di interesse viene stabilito sulla base dell’andamento dell’economia da parte delle banche centrali. Pertanto, la Taylor rule è uno strumento di politica monetaria.  L’obiettivo della Taylor rule è quello di fissare il tasso di interesse nominale di breve periodo stabilito dalle autorità monetarie, affinché tenda alla parità con il tasso di interesse reale di equilibrio.

Il tasso di interesse reale idealmente è quello a cui dovrebbe corrispondere un livello di domanda aggregata pari all’offerta aggregata di piena occupazione.

Negli anni immediatamente successivi alla crisi, le banche centrali hanno utilizzato come strumento di politica monetaria il QE.

L’idea alla base del QE è quella di stimolare la risalita dell’inflazione mediante una graduale riduzione dei tassi di interesse e l’acquisto di titoli sul mercato da parte delle banche centrali. Il fine è quello di aumentare la domanda, quindi aumentare il prezzo dei titoli in circolazione.

A differenza della Taylor rule lo strumento del QE ha utilizzato come parametro di riferimento soltanto l’inflazione. Inoltre il QE ha stabilito i valori dei tassi di interesse non mediante una formula matematica ma attraverso stime. La Taylor rule tiene conto anche di occupazione e PIL, pertanto è uno strumento più completo.

Taylor rule ed Europa.

La Taylor rule è utile per evidenziare il “paradosso” dell’Euro e del conflitto Italia – Germania. Il QE come la Taylor rule a seconda del tasso di interesse che applicano favoriscono Italia o Germania. L’attuale QE ha sicuramente aiutato l’Italia. Ma ha aiutato allo stesso modo anche la Germania con le esportazioni. Invece, l’Italia sarebbe stata danneggiata da politiche con tassi di interesse elevati. La Germania avendo un’economia più solida avrebbe avuto meno benefici. Ma sarebbe stata in grado di superare le difficoltà anche con tassi maggiori. La Taylor rule avrebbe fatto lo stesso.

La differenza si sarebbe avuta se le politiche monetarie fossero state diverse per ogni Stato. Infatti la Taylor rule avrebbe consentito di valutare oltre che l’inflazione (che qualche anno fa era bassa in Italia come in Germania), anche disoccupazione, PIL etc…

Quello che avviene oggi in seno alla BCE è guardare i valori medi di inflazione e stabilire il tasso di interesse. In realtà anche se meno pubblicizzato, anche il dato sulla disoccupazione viene valutato. Il problema sta nel valutare i valori medi piuttosto che le situazioni locali. Oggi l’inflazione ha valori molto diversi nei differenti Stati. Ecco perchè sarebbe utile introdurre tassi per aree. Indi la possibilità discussa in passato di avere un Europa a diverse velocità.

Ecco perchè la Germania spinge per fine del QE.

Ulteriori approfondimenti sul tema dello stesso autore sono disponibili ai link delle seguenti testate: Wall Street Italia.


 

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