Moody's

Rating Moody’s , mercati e finanze italiane

Il rating Moody’s sull’Italia era stato messo sotto osservazione il 25 maggio.

Il 19 ottobre a circa 5 mesi dall’insediamento del nuovo Governo ed 8 mesi del nuovo Parlamento eletto, il rating Moody’s viene aggiornato.

Moody’s titola così.

Italy’s rating downgraded to Baa3 stable on high debt, low growth“.

Il precedente rating Moody’s era BAA2, adesso è ridotto a BAA3.

Avendo ridotto il rating, Moody’s ha preferito incrementare l’outlook da negativo a stabile.

Nel report sul rating Moody’s evidenzia due aspetti chiave alla base del downgrade.

  1. una riduzione della forza fiscale che minano i precedenti obiettivi di riduzione del debito,“A material weakening in Italy’s fiscal strength”. Quindi lil rapporto debito/PIL non dovrebbe scendere “Italy’s public debt ratio will likely stabilize”. Ma si stabilizzerà  e su questo concorda anche il Governo italiano. Si può facilmente capire che il problema non è tanto il concetto che il rapporto non scenda, anche in altri Paesi è successo questo in passato, ma nessun downgrade è stato apportato. La preoccupazione è legata alla vulnerabilità dell’economia del Paese che avendo un livello elevato di debito, potrebbe non reggere ad una contrazione dell’economia. “Moreover, the public debt trend is vulnerable to weaker economic growth prospects”.
  2. Ben più preoccupante l’analisi del secondo aspetto. “The negative implications for medium-term growth of the stalling of plans for structural economic and fiscal reforms.”. Con questa frase viene lanciato un allarme sulle riforme strutturali dell’economia del Paese che da anni si chiede di adeguare ai tempi. Ma  ancora sono state solo parzialmente implementate e non c’è traccia di future implementazioni. Manca un’agenda delle riforme pro-crescita. “do not comprise a coherent agenda of reforms”. La notizia positiva è che Moody’s nel breve periodo intravede speranze di crescita superiore all’1% grazie all’impulso fiscale, memore anche dell’esperienza di Trump negli USA. Ma nel futuro dovrebbe stabilizzarsi all’1% (nella migliore delle ipotesi in assenza di shock globali).

Tuttavia l’analisi del rating Moody’s riconosce elementi positivi. Ovvero, il programma di investimenti pubblici può aiutare la crescita economica.

Il problema però sono gli altri aspetti.

Sull’outlook Moody’s ricorda i punti di forza dell’economia italiana larga e diversificata, avanzi delle partite correnti e risparmio privato in ottima salute, possibile cuscinetto per il Governo.

Downgrade anche per i massimali sui depositi in valuta estera e locale da AA2 ad AA3.

Stabili a Prime-1 quelli per obbligazioni e depositi a breve termine.

Il rating Moody’s potrebbe subire ulteriori riduzioni se il debito subisse incrementi o se ci fosse difficoltà nel finanziamento sul mercato da cui l’Italia è fortemente dipendente. Anche le criticità sul settore bancario potrebbero essere motivo di downgrade, visto l’importante effetto che hanno le banche nel quadro di crescita economica.

Il rating Moody’s potrebbe invece essere rivisto al rialzo (ma la stessa Moody’s lo reputa improbabile) se si avviasse un programma coerente di riforme strutturali. Si dovrebbe migliorare la PA, il funzionamento del mercato del lavoro ed il sistema di istruzione e  concorrenza, nell’ottica di avere risvolti sull’incremento della produttività. Anche un aumento delle entrate avrebbe un impatto positivo.

Quindi si evince che la manovra non è vista positivamente da Moody’s perchè non da un impulso alla crescita economica e non riduce il debito. Ma non viene condannata tout court. In alcuni punti, ad esempio sugli investimenti, ci sono spazi di crescita purtroppo controbilanciati da reddito di cittadinanza e prepensionamenti (limitati al solo anno 2019 per il momento) che non hanno impatto sulla crescita.

Che cosa succederà all’apertura dei mercati?

Non si legge l’annuncio di un crash, si evidenzia il rischio in caso di shock finanziari globali che prima o poi arriverà. Ma la manovra in sè lascia la situazione in stand-by, quindi i rischi di aumenti dei rendimenti dei titoli di Stato italiani e dello spread, già saliti nei mesi scorsi, non dovrebbe verificarsi.

Appuntamento a venerdì 26 ottobre con l’aggiornamento del rating di Standard&Poor’s.

Ulteriori approfondimenti dell’autore sul tema sono disponibili sulla testata che segue al link: Wall Street Italia.


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