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Petrolio co-protagonista del Covid-19

Il petrolio negli ultimi decenni ha dominato la scena sui mercati.

Una stretta correlazione ha accompagnato il calo dei mercati azionari con il calo del prezzo del petrolio.

Il perchè è semplice ed è legato alla natura stessa del petrolio, ovvero l’utilizzo prettamente industriale che nei periodi di crisi viene meno causando un crollo del prezzo.

L’ultimo crollo significativo della commodity, risale all’inverno 2015-2016. Nel 2018 c’era stata una riduzione sensibile dei prezzi, ma non drammatica.

Petrolio 2020.

Nel 2020 il petrolio ha mostrato i primi scricchiolii in concomitanza con il manifestarsi della crisi sanitaria legata al Covid-19 in Cina. La crisi ha portato rapidamente ad un lockdown con conseguente fermo delle industrie cinesi, tra le principali clienti del petrolio al mondo. Il prezzo del WTI scende dai 70 dollari al barile ai 45 dollari nell’arco di un paio di mesi. Il propagarsi della crisi nel mondo ed il conseguente crollo delle richieste di petrolio anche fuori dai confini cinesi, vede un primo crollo sui 30 dollari al barile, seguito in meno di un mese da un crollo intorno ai 20 dollari. Il timido rimbalzo che lo ha riportato sui 30 dollari è ancora figlio della volatilità.

Le cause non sono state soltanto legate alla pandemia, ma anche ad una gestione politica litigiosa. Si sono sfidate Russia ed Arabia Saudita che non hanno raggiunto un compromesso per la riduzione della produzione, pertanto il mercato si è ritrovato inondato dal petrolio.

Ma qual è il vero obiettivo dell’opposizione principalmente russa ad una riduzione della produzione?

Come più volte visto, sembra che l’obiettivo vero siano i produttori americani dello shale oil. Il tallone d’Achille di questo tipo di petrolio è il maggior costo di produzione rispetto ai classici giacimenti.

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una violenta crescita di queste aziende USA che hanno portato gli Stati Uniti ad essere tra i principali produttori di petrolio.

L’obiettivo della Russia quindi potrebbe essere quello di logorare la resistenza di queste aziende USA già fortemente indebitate, per uscire dal mercato. Una riduzione della produzione forzata, legata all’insostenibilità dell’investimento.

Il resto sono state banali scaramucce tra Russia ed membri dell’OPEC.

I mercati azionari hanno subito un crollo violentissimo, con alcuni settori crollati anche del 50%, sulla scia non solo del Covid-19, ma anche del petrolio. Ogni tentativo di accordo ha ridato fiato al mercato ed al petrolio. Occorrerà attendere non solo la bandiera bianca di Trump, ma anche l’effettiva chiusura dei giacimenti da parte di industrie USA per ridare linfa alle trattative che si ritroveranno a coincidere anche con la fine della crisi pandemica con conseguente ripresa dei corsi.

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