Sergio Marchionne FCA

Marchionne : FCA ed oltre un anno dopo

Marchionne : “Siate come i giardinieri, investite le vostre energie e i vostri talenti in modo tale che qualsiasi cosa fate duri una vita intera o perfino più a lungo“.

La citazione esprime la mentalità del manager italo-canadese che ha salvato Fiat dalla capitolazione. Ma come tutti i grandi, non è riuscito a salvare se stesso, limitatamente al solo aspetto materiale.

Contesto.

Una tale vision liberale, filosofia guida del sottoscritto, latita in Italia (nessun partito, a meno di singoli e.g. Carlo Calenda o associazioni e.g. Confindustria, incarnano realmente questi principi). Infatti, il nostro Paese è avvolto politicamente da spirito di assistenzialismo, buonismo e pseudocomunismo. Eventualmente restassero briciole si pensa all’industria, agli investimenti. L’ultima manovra di bilancio ne è stata la cartina al tornasole più eloquente, con i 2 miliardi di investimenti freezati nel caso i conti non avessero rispettato i parametri UE, scelta certificata nell’ultima missiva alla commissione europea.

Tornando a Marchionne ed FCA, ogni analisi deve partire da due elementi:

  • numeri
  • ideali (con annesse passioni, sentimenti e valori).
Numeri.

FCA nel 2004 era prossima al fallimento, quotazioni in borsa crollate da 7-8 euro di qualche anno prima a 1,5 euro del 2004, con perdite costanti e piazzali pieni di auto invendute. Dopo inizia la risalita. L’apice giunge nel maggio 2018, quando le quotazioni sfiorano i 20 euro.

Oggi siamo intorno ai 12 euro per azione, quasi il 40% in meno rispetto a poco più di un anno fa, con una capitalizzazione crollata da oltre 30 miliardi di euro a poco meno di 20 miliardi di euro.

Ideali.

Ogni numero è frutto di strategie, progetti, idee. Le idee di Marchionne sono state improntate alla qualità ed al mercato globale. Il salvataggio di Fiat è passato per una ristrutturazione che ha visto la creazione di un nuovo gruppo che ha raccolto marchi USA (Chrysler e sue controllate) e marchi italiani (Fiat, Alfa, Lancia etc…), con una vocazione più globale, sia a livello finanziario (con lo spostamento della sede legale), sia a livello di business. L’Italia non è più centrale. Potrebbe ridiventarlo se la politica ed il fisco si mostrassero più favorevole all’industria, come avviene a Londra o ad Amsterdam.

Il cambiamento è stato radicale quindi rivoluzionario, con linee di produzione riviste ed ammodernate, nuove politiche sul personale, soprattutto in Italia frenate da regole anti-industria e legate ad inefficienze di tutele sindacali.

Il futuro.

E’ fisiologico che dopo una grande rivoluzione ci sia un crollo, quello che occorre adesso è pensare nuovi ideali, quindi disegnare nuovi obiettivi.

Marchionne aveva iniziato già a pensare alle future alleanze, a scapito della cessione di alcuni rami come Magneti Marelli, ma il progetto non era stato completato. Infatti la tentata alleanza con Renault è miseramente fallita, complici anche l’assenza della politica in Italia e le storiche rivalità italo-francesi. Sarà stato un bene? Difficile dirlo.

Valutazioni.

La capitalizzazione dei competitor di FCA quali GM e VW è rispettivamente 45 e 50 miliardi di euro (nonostante il dieselgate), eppure guardano nuove alleanze (e.g. Ford per VW), per FCA la strada è obbligata, viste anche le lacune sull’elettrico, altrimenti il 2004 non sarà un ricordo così lontano.

Tesla.

Difficile capire il perchè nessuno pensi a Tesla in difficoltà. La società di Elon Musk ha subito un calo di 1,12 dollari per azione nel secondo trimestre, maggiore degli 0,31 dollari attesi dagli analisti.

Il secondo trimestre segna una perdita di 408 milioni di dollari, mentre i primi tre mesi segnavano un calo di 702 milioni.

Nota parzialmente positiva sul fronte dei ricavi, segnano una crescita del 47% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo i 5,2 miliardi.

Ha già avuto contatti con FCA per le “quote verdi”. Per FCA sarebbe una ghiotta opportunità. FCA con Marchionne aveva azzerato il debito, Tesla continua ad investire e sta incrementando il debito per garantirsi la liquidità necessaria. La capitalizzazione di Tesla è elevata, ma frutto di debiti e sopravvalutazioni legate alla “bolla” dell’elettrico. La storia insegna che società del genere possano dimezzare o raddoppiare la capitalizzazione in pochi mesi. Se le consegne di nuovi modelli dovessero continuare ad essere in ritardo, sarebbe difficile evitare il crollo (siamo passati da quasi 400 dollari ad azione nel 2017 a poco meno di 200 dollari a maggio). FCA è tornata a distribuire utili, Tesla non ha utili al momento, solo promesse (l’EPS di Tesla è negativo a differenza di FCA). Lo stesso dicasi per il cashflow. Anche sul fronte redditività e gestione, FCA presenta numeri tutti ampiamente positivi (ROE al 12%), Tesla invece vede tutto in rosso.

Ulteriori approfondimenti dell’autore sul tema sono disponibili sulla testata che segue al link: Wall Street Italia e sul profilo Gooruf.


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