euro dollaro

Le grandi contraddizioni dell’Euro

La nascita dell’Euro ha radici ideologiche oltre 50 anni fa

Il percorso che ci ha portati all’Euro è stato spesso accidentato e controverso

Le contraddizioni dell’Euro si sono evolute e mantenute anche dopo la sua recente adozione!

Quali sono le contraddizioni?

L’Europa era ed è caratterizzata da economie a diverse velocità, politiche differenti, mentalità differenti, banche centrali differenti.

Si possono evidenziare tre macro categorie: economie del Nord (Germania, Francia, Austria ed altri Paesi nordici, Irlanda esclusa) economie del Sud (Portogallo, Italia, Spagna, Grecia, Cipro, Irlanda etc…), economie dell’Est (paesi dell’Est entrati nell’euro).

Le scelte condotte dagli Stati in termini di politica monetaria ed economica sono naturalmente funzionali a quelle che sono le economie delle aree interessate.

Ma che cosa succede quando ci sono differenti tipologie di economie talvolta tra loro contrastanti, che quindi necessiterebbero di scelte diverse?

Si dovrebbero adottare politiche economiche differenti (e talvolta tra loro contrastanti)

Che cosa è stato fatto dalle politiche della zona euro?

Le politiche economiche sono state orientate a fornire contributi alle regioni che avevano un’economia meno sviluppata con azioni di finanziamento.

Le politiche monetarie, essendo la moneta unica europea l’Euro non hanno potuto avere una forte differenziazione, la scelta iniziale è stata quella di rafforzare l’euro, soprattutto nei confronti della moneta statunitense.

Questo tipo di scelta non ha manifestato particolari criticità fino alla crisi dei mutui sub-prime negli Stati Uniti (2008), benchè era noto a tutti sin dalla nascita dell’euro che molti Stati, prevalentemente quelli della macrocategoria del Sud Europa, avessero dei numeri di debito pubblico un pò troppo elevati, ma non ancora su livelli preoccupanti.

Gli Stati Uniti ed il Giappone hanno optato per un indebolimento delle loro monete al fine di avvantaggiare le imprese esportatrici dal cambio. L’Europa ha ritenuto che non fosse necessaria un’azione simile in quanto le economie degli Stati europei avrebbero utilizzato le politiche economiche accomodanti degli altri Stati per dare slancio all’economia, senza badare ai cambi.

Il risultato è stato un forte rafforzamento dell’Euro.

I segnali della crisi, sempre più evidenti e culminati nel 2011 hanno evidenziato l’impennata dei debiti pubblici a causa dei PIL sempre più risicati.

La conseguenza immediata è stata l’applicazione della famigerata politica di austerity che aveva un principio indiscutibilmente positiva che era quello di tagliare le spese inutili, il problema è stata la sua interpretazione, infatti si è tradotta soprattutto in un taglio degli investimenti, finendo per danneggiare il PIL con minimi vantaggi sul debito pubblico

Intanto le economie della zona euro più forti hanno incrementato il loro vantaggio sulle economie più deboli.

Questo vantaggio si traduce anche sull’aspetto finanziario, perchè le economie più forti riescono a finanziarsi sul mercato a tassi bassi, mentre quelle più basse vedono i loro tassi incrementarsi (spread).

In pratica la Germania ha interessi bassi, prossimi allo zero, mentre la Grecia ha tassi elevati (oltre 15%) e la Germania trae vantaggio da ciò investendo sulla Grecia, ottenendo in cambio interessi elevati, incrementando il vantaggio.

L'essenza delle contraddizioni sta proprio qui!

E’ sostenibile una situazione così contraddittoria alla lunga? Questi anni che ci separano dal 2011 hanno dimostrato di no, pertanto la scelta si è rivelata fallimentare, pertanto va cambiata.

L’unica azione diversa dal passato è stata quella di indebolire l’Euro, questo indubbiamente è una politica che favorisce le economie più deboli, ma come ha sempre detto Draghi, questo non basta da solo a risolvere la situazione, sono necessarie le riforme!

Questo non vuole dire che la politica di Tsipras condotta in questi mesi sia condivisibile, ma sicuramente le motivazioni lo sono e devono portare l’Europa a sanare queste crepe, aldilà dell’esito del referendum.

Ovviamente ognuno dovrà fare la sua parte:

– chi specula ed ha speculato deve cambiare atteggiamento se si fa parte di una stessa comunità

– chi non ha fatto le riforme necessarie deve farle

“La serietà è richiesta a tutti, ricchi e poveri, in egual misura” da Il Sole 24 Ore

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