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Inflazione USA e reazione dei mercati

Inflazione USA: +2,1% su base annua a gennaio 2018.

inflazione USA da IlSole24Ore

inflazione USA da IlSole24Ore

A fine gennaio con l’annuncio dell’aumento dei salari USA al 2,9% annuo, si era verificato un crollo dei mercati azionari con valori prossimi al 10% in USA. Il timore era legato al potenziale aumento sul dato dell’inflazione.

Oggi aleggiava lo stesso timore, ma nessun crollo si è verificato, anzi i mercati hanno virato al rialzo.

Oltre al dato sull’inflazione un altro dato è stato diffuso, ovvero il dato sulle vendite al dettaglio USA: -0,3% su base mensile, +3,6% su base annua.

L’interpretazione data dai mercati dovrebbe essere quella che l’inflazione seppur in crescita è contrastata dalle vendite in frenato, pertanto non dovrebbe spingere la FED ad accelerare sulla manovra di riduzione del bilancio.

Quello che va osservato non è solo questo. Come il crollo nelle scorse settimane a mio avviso sia stato legato al calo del petrolio ed in parte del dollaro, così anche oggi osserviamo un petrolio in rialzo. Il dollaro invece ha ripreso la sua discesa. In controtendenza anche l’oro che ritorna vicino ai massimi, nonostante le apparenti buone notizie per l’azionario.

Questi dati di difficile interpretazione spingono a confermare la tesi che sia ancora il petrolio a guidare l’azionario piuttosto che la sola inflazione. Resta un dato di fatto che ancora l’inflazione non è in chiara ripresa neanche negli USA. Il rialzo dell’oro invece è un indice che non è tornata la tranquillità sui mercati, pertanto sono ancora possibili ma non mandatorie, ulteriori correzioni. A conferma di questa tesi le contraddizioni legate al petrolio con estrazioni USA in crescita.

Certo la decisione del rialzo odierno da parte dei mercati, avviata nei giorni scorsi, potrebbe anche rappresentare un indicatore di fine crollo. Cruciale sarà l’osservazione delle prossime giornate di contrattazione.

Ulteriori approfondimenti sono disponibili al link Wall Street Italia.

 


 

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