BCE e Draghi

In attesa del 10 marzo: Draghi e BCE

L’inizio del 2016 ha lasciato una pesante eredità sui mercati azionari nonostante sia in corso l’intervento di Draghi con il QE della BCE

Nell recentissime settimane c’è stato un tentativo di rimbalzo, quali le motivazioni, Draghi o petrolio?

I mercati ancora si interrogano sulle reali cause di questo memorabile crollo, nel precedente articolo (I mercati giù…) abbiamo elencato una serie di possibili cause, ma nessuno ancora ha una risposta, in pole position Draghi e petrolio.

Le motivazioni più comuni sembrano anche le meno accreditate in quanto perdurano da mesi sui mercati, quindi sembra esserci stato qualcosa di più.

La BCE attraverso l’azione di Mario Draghi che ha continuato a dare ossigeno ai mercati, nonostante avesse deluso gli investitori nel mese di dicembre, non è riuscita a fermare l’emorragia ed una domanda legittima è stata la seguente:

Forse i mercati hanno intravisto nella iniezione di liquidità da parte della BCE un rischio bolla finanziaria"?

Di certo è una possibile causa, ma non credo sia la principale.

La vera risposta non l’avremo neppure se Draghi nell’annuncio BCE del 10 marzo dovesse incrementare la quantità di acquisti di titoli perché in un tale scenario sicuramente i mercati avrebbero un incremento legato ad un (seppur fittizio) aumento dell’offerta. La risposta a questo quesito si potrà avere solo al termine delle iniezioni targate Draghi / BCE, ma sarà troppo tardi perché in tal caso la bolla sarà già esplosa!

Una certezza: in questo momento dal canto suo Draghi sicuramente non può  interrompere almeno l’attuale QE.

Intanto, un causa più condivisibile potrebbe risiedere nello stato dell’arte dei produttori di petrolio:

i proventi derivanti dal prezzo del petrolio elevato in questi anni hanno portato a due principali fenomeni:

  • aumento di liquidità da parte di Stati produttori presumibilmente reinvestiti sul mercato mediante i fondi Sovrani
  • aumento dell’indebitamento da parte dei produttori di shale oil americani contando di rifarsi con un prezzo del petrolio interessante.

Il primo fenomeno dovrebbe aver ridotto la quantità di domanda di titoli sul mercato, causando un crollo, indi nonostante la mano di Draghi, è evidente che manca una quota consistente della domanda, probabilmente senza l’intervento di Draghi sarebbe stato ancora più clamoroso il crollo (infatti i titoli di Stato seppur abbiano perso terreno si può dire che abbiano tenuto!)

Il secondo fenomeno invece ha una natura ben più strutturale e preoccupante, in quanto potrebbe assomigliare molto a quello che è stato il fenomeno della crisi dei mutui subprime, però c’è da dire che la quantità di aziende statunitensi coinvolte in questa situazione sono di gran lunga minori di quelle che hanno fatto tremare i mercati nel 2008.

Pertanto la domanda che sorge spontanea è:

Un incremento dell'acquisto di titoli di Stato da parte della BCE / Draghi, oltre ad avere un beneficio temporaneo (sicuramente utile) potrebbe avere un carattere risolutivo dei problemi che affliggono i mercati se non alimentare la prossima "bolla finanziaria" che potrebbe verificarsi se un giorno la BCE ed il sostituto di Draghi dovessero rivendere sul mercato i titoli acquistati?

 

 

Per ulteriori dettagli contattaci cliccando qui.

Questo scritto è redatto a solo scopo informativo. Può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

 

3,515 Visite totali, 2 visite odierne

One comment

  • Sentiremo cosa ha da dire la faccia di me.rda di M. Draghi a tal proposito. Premessa di ciò che sarà: La droga che non arriva, ovvero i soldi che non arriveranno, tanto meno le cartucce che non dispongono.