guerra commerciale

Guerra commerciale: Draghi vs dollaro?

La guerra commerciale dichiarata da Trump ha come conseguenza un indebolimento del dollaro USA.

E’ difficile dichiarare univocamente chi sia il nemico degli USA, visto che la strategia dichiarata non viene poi rispettata.

In occasione del meeting FMI di ottobre era stato concordato un accordo di non belligeranza sul fronte valutario.

Draghi ha evidenziato questa criticità. Il riferimento sebbene non esplicito è agli USA. Le dichiarazioni di Trump sul dollaro debole, unite a quelle di del segretario del Tesoro USA Steve Mnuchin hanno palesato questa guerra commerciale e valutaria in corso da oltre sei mesi. Risultato: quotazioni euro/dollaro toccano 1,25 durante il discorso di Draghi. Trump ha momentaneamente fermato la guerra commerciale in atto precisando che le parole di Mnuchin sono state mal interpretate. Lavoro per le diplomazie.

Le attese per il discorso di Draghi erano orientate a capire se settembre potesse essere il mese della fine del QE. La realtà ha evidenziato che l’obiettivo dell’inflazione al 2% rischia di allontanarsi, pertanto la politica monetaria europea potrebbe continuare sul solco attuale.

A conti fatti gli USA portano a casa un doppio risultato: la FED ha avviato il QE prima della BCE, pertanto le esportazioni USA hanno goduto di un dollaro debole sin dal principio. L’inizio del QE da parte della BCE ha portato ad un euro debole per un periodo di tempo davvero limitato, ma sufficiente a dare slancio alle esportazioni dalla UE.

Oggi nonostante la politica della BCE sia ancora espansiva con l’acquisto dei titoli, mentre la FED ha invertito la rotta, l’euro non riesce a rimanere debole. E’ come se durante la guerra continui ad utilizzare le munizioni che hai mentre il tuo nemico nonostante non le utilizzi continua a guadagnare terreno.

Che scenari si aprono per il futuro?

L’Europa dipenderà dalle scelte USA.

La politica protezionista USA alimenta questa situazione, ma se l’Europa applicasse una strategia analoga riuscirebbe a contrastare la forza del dollaro in questa guerra commerciale?

Difficile dirlo, ma temo di no, visto che i bilanci hanno numeri molto diversi, in netto favore degli USA.

La Brexit anche in questo caso è un problema, perchè il contributo del Regno Unito non è verso l’Europa ma verso gli USA soprattutto in questa fase. E nonostante tutto la miopia politica europea non comprende il valore che potrebbe ricevere da un alleato strategico come la Gran Bretagna. Il desiderio di Francia e Germania di dividersi la torta dell’eredità inglese prevale.

Cina e Russia sono i reali antagonisti. Unite avrebbero le chance per battere gli USA (da un punto di vista numerico). La debolezza della Russia è la dipendenza dalle risorse energetiche che al momento non destano preoccupazione. L’Europa non è protagonista si trova in mezzo. La sua unica chance è quindi un’alleanza o un cambio di strategia. La presunzione e l’orgoglio della politica europea potrebbero essere l’origine della sua fine.

E’ il momento di decidere se accettare un’alleanza con Trump o meno. L’unica ancora di salvezza potrebbe giungere da una vittoria in autunno da parte dei Democratici al Congresso USA. Nel frattempo possono succedere tante cose. Nonostante le borse USA siano sopravvalutate più di quelle europee, un dollaro debole minaccia molto di più quelle europee.

Infatti le borse USA continuano la galoppata trionfale, mentre quelle europee, sebbene in solida avanzata nel 2018, mostrano segni di debolezza con aumenti di volatilità. Il Dax che è molto esposto alle esportazioni guida i ribassi. Il FTSEMIB oscilla, ma si salva grazie alla forte presenza dei bancari.

Ulteriori approfondimenti sul tema dello stesso autore sono disponibili al link della seguente testata: Wall Street Italia.


 

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