Economia-Grecia

Grecia: che significa rinviare il pagamento per i mercati?

Europa debole probabilmente perchè la Grecia non si è ancora accordata con i suoi creditori.

Le vendite sono il sintomo che gli investitori non si fidano!

Milano lo scorso 5 giugno (venerdì nero) ha fatto registrare -2,10%

E lo stesso Mario Draghi nei giorni scorsi ha avvisato che nel periodo ci sarebbero stata un’elevata volatilità sul mercato, nettare per gli speculatori.

Su questo dato pesa probabilmente anche la situazione di stallo d’oltreoceano con l’economia USA che mostra segni di progresso ma allo stesso tempo anche qualche nube, portando la FED a non decidere sull’imminente rialzo dei tassi.

La decisione di Atene di effettuare i pagamenti allo FMI in un’unica tranche a fine giugno appare quantomai poco affidabile, vista la situazione dell’economia ellenica e vista l’affidabilità del premier greco Tsipras che negli ultimi mesi si è distinto per repentini cambi di idee.

Dall’altro lato le misure richieste dai creditori internazionali alla Grecia sembrano essere un pò rigide definite fra l’altro da Tsipras non realizzabili, pertanto in uno scenario di questo tipo  un accordo imminente  sembra non essere praticabile, alzando la tensione sui mercati che se tecnicamente capiscono che la scelta greca di rinviare il pagamento sia praticabile, dall’altro lancia segnali di non affidabilità, in quanto nell’arco di 20 giorni recuperare tante risorse finanziarie in una situazione come quella greca, ha dell’utopico.

L’Europa dichiara chiaramente, in particolare la Germania, di non aver visto segnali decisivi da parte greca di avanzamenti della soluzione, per quanto la Grecia rispetto ai mesi scorsi abbia messo sul tavolo delle proposte, ritenute chiaramente insufficienti dai creditori.

A chiosare provvede Junker rifiutandosi a Tsipras, che cosa ci aspetta nella settimana che si sta per aprire? Speriamo in qualche news…,ma positiva

Tutto questo si riflette sui mercati ed oltre ai crediti che l’Europa vanta nei confronti della Grecia, si sommano queste ulteriori perdite che di fatto pagano direttamente gli investitori piuttosto che gli Stati senza che ci sia nessuno (tranne gli speculatori) a trarne realmente un vantaggio.

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