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Gli investitori guardano l’Italia

Gli investitori internazionali ancora guardano con preoccupazione all’Italia.

I cinque mesi trascorsi dall’esito delle elezioni ancora non sono stati sufficienti a rimuovere la tensione dai mercati italiani.

La vittoria della coalizione di Governo Movimento Cinque Stelle – Lega è stata da sempre invisa ai mercati. Ancor meno gradito era stata la pubblicazione del “contratto di Governo“.

Le prime mosse sulla gestione delle Camere era stata apprezzata anche dai mercati, per la facilità con cui si era raggiunto l’accordo.

Nel mese di maggio con il “contratto di Governo” e dai conteggi, la preoccupazione cresce. Seguendo alla lettera quanto scritto, ci sarebbero stati oltre cento miliardi di spesa a fronte di risibili risparmi. Soprattutto scarsa attenzione ad un piano industriale.

La realtà si è rivelata meno preoccupante, grazie al posizionamento di figure di garanzia quali il ministro Tria.

Ma è chiaro che pochi individui non sono sufficienti a fermare un esercito.

Così dal mese di maggio i numeri registrati sono stati i seguenti:

FTSEMIB: -10% (con le banche a -20%);

Spread BTP-BUND: +150 punti base con picchi intorno ai 200. Sommato ai 120 punti già esistenti diventano 270.

Che cosa significano questi dati?

Significa che gli investitori hanno meno fiducia nell’investimento italiano, reputandolo più rischioso di prima.

Il prezzo di questa sfiducia lo pagano in primis lo Stato italiano e le banche. Il primo con un maggior pagamento in termini di interessi sul debito di nuova emissione. Le seconde in termini di svalutazione del proprio bilancio quindi sulle maggiori garanzie necessarie per i prestiti.

Non ultimi i risparmiatori e le imprese, che vedono rispettivamente: svalutare il proprio patrimonio e ridurre la loro capitalizzazione esponendosi maggiormente ad acquisizioni.

Dai dati ufficiali emerge che l’aumento dello spread, quindi dei rendimenti dei titoli di debito, è addebitabile a massicce vendite da parte di investitori esteri. Gli importi sono pari a circa 70 miliardi fino a giugno, secondo quanto attesta Banca d’Italia.

Reazioni dei principali player della finanza.
  • Moody’s: pone il rating dell’Italia sotto revisione, solo qualche giorno fa ha comunicato che attenderà l’esito del DEF, ma in parallelo rivede al ribasso le previsione del PIL 2018 e 2019;
  • banche d’affari e testate finanziarie: preoccupati quasi all’unisono per la prossima legge di bilancio, suggerendo prudenza;
  • commissione UE: grazie all’intermediazione del ministro Tria non ha adottato posizioni ufficiali limitandosi a rammentare i vincoli di bilancio, intanto proseguono le discussioni con Tria;
  • BCE: focalizzata su riduzione NPL e spesso attenta a sottolineare la fine del QE che ha alleviato le sofferenze dei conti italiani e la necessità di continuare le riforme strutturali.

Intanto, il Governo pensa a come muoversi per rimpiazzare gli investitori che prima avevano dato fiducia all’Italia. Si guarda alla Cina perchè potrebbe reinvestire la liquidità e le smobilitazioni del debito USA, nonchè alla Russia.

A breve Fitch ed un pò più in là S&P, rivedranno il rating sull’Italia. Il rischio è un declassamento, con gravi conseguenze per i rendimenti.

La legge di Bilancio pertanto si conferma un elemento chiave sia per il futuro del Paese, sia per il Governo che testerà l’intesa.

Ulteriori approfondimenti dell’autore sul tema sono disponibili sulla testata che segue al link: Wall Street Italia.


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