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Eurogruppo e significato della trattativa

L’Eurogruppo del 7 aprile ha visto uno stop all’Unione Europea.

Oggetto della trattativa i finanziamenti comunitari per rispondere alla crisi causata dal Covid19.

Ordine del giorno semplice:

  • SURE: piano di aiuti comunitari da 100 miliardi a supporto della disoccupazione negli Stati membri;
  • MES e BEI: prestiti comunitari agli Stati membri.

Nessun riferimento ad Eurobond o Coronabond che dir si voglia.

La differenza tra l’Unione Politica e l’Unione Monetaria in Europa, sta nell’aver strutturato un organizzazione sovranazionale dotata di sovranità, per decidere sulle materie di suo interesse.

Mentre l’Unione Monetaria attraverso la BCE, vede una vera unione a livello di gestione dell’operatività delle Banche Centrali secondo regole grossomodo uniche e centralizzate, l’Unione Politica non ricopre alcun ruolo sovrano rispetto ai singoli Stati, diventando di fatto inefficace.

L’Unione vera può nascere o per volontà o per necessità.

La volontà a livello politico in questi anni non c’è stata, si è trattato di creare un mercato unico, creando reciproche opportunità di business a favore del più forte.

Le iniziative possono avere origine da un ideale strutturato. Il fatto che la volontà non ha potuto lascia sospettare che l’ideale non sia ben strutturato o per lo meno non sia condiviso. La necessità (e.g. crisi in corso) potrebbe aiutare a superare l’ostacolo solo e soltanto se l’ideale è ben radicato nelle menti delle persone.

Il nulla di fatto delle ultime due settimane non lascia ben sperare.

Solo dopo aver definito le premesse, si può passare alla disamina dei possibili strumenti quali MES, BEI, EuroBond, CoronaBond o qualsiasi altro strumento si possa immaginare.

Gli strumenti.

Sono stati definiti all’inizio della creazione dell’Unione e raffinati con la crisi del 2011, in particolare il MES, non si ispira ad un vero ideale di condivisione. Si ispira maggiormente ad un ideale di aiuto temporaneo attraverso prestiti garantiti con cessione della sovranità. Una sorta di ricatto. L’esatto opposto dell’ideale di unione.

Di fatto si tratta di prestiti (quindi soldi da restituire a scadenza) garantiti dall’Unione Europea, ma tale garanzia ha un prezzo politico: vincoli, controlli e condizionamenti sui bilanci statali. Quindi nulla a che vedere con una condivisione.

Lo strumento spesso evocato anche in passato, ma che ha visto da sempre l’opposizione tedesca e dei Paesi nordici, è un bond europeo.

La crisi sanitaria, ha spinto a rievocare questi strumenti, limitatamente all’emergenza, pertanto senza andare a mutualizzare l’intero debito dei singoli Stati.

La situazione.

Infinite possono essere le implementazioni di questo strumento. La più intuitiva, è quella di condividere il debito pubblico degli Stati in unico grande strumento, portando alla creazione di un bilancio unico europeo. Questo implicherebbe che le tasse non si pagherebbero più solo allo Stato italiano, ma gran parte verrebbero dirottate all’Unione Europea. Ovviamente, essendoci un’enorme disparità tra i debiti di Stati virtuosi finanziariamente come la Germania e l’Olanda (un virtuosismo molto particolare, visto che si basa su una concorrenza sleale proprio all’Italia con tassazioni attrattive per le imprese e politiche nazionaliste) e di Stati non virtuosi finanziariamente come l’Italia, questo salto di qualità non c’è stato, visto che gli Stati europei non hanno accettato di accollarsi parte del debito italiano (come di altri Stati indebitati e.g. Grecia, Spagna, Portogallo, Francia etc…). Altro ostacolo sono le Costituzioni nazionali, e.g. quella Tedesca, che vieta questa cessione di sovranità.

Ma anche su questo non c’è stata nessuna vera apertura da parte degli Stati nordici. Indi, la domanda nasce spontanea: ma se nemmeno una crisi di questa portata spinge ad una rete di solidarietà europea, questa struttura europea, poggia su solide fondamenta?

I vari compromessi proposti puntano su versioni del MES senza vincoli oppure bond nazionali con garanzia europea con il vantaggio di avere un basso rating, quindi meno interessi da pagare. Ma parliamo sempre di debiti dei singoli Stati seppur a livello nazionale.

Certamente sarebbe un aiuto alle nazioni indebitate, ma molto flebile di fronte ad una crisi di tale entità. Stupisce che la Germania, sconfitta durante la Seconda Guerra Mondiale, ha ricevuto un azzeramento del debito ed ora sia tra le principali oppositrici a questi aiuti.

In queste condizioni, difficile immaginare un unione degli Stati come idealizzata dai padri fondatori.

La realtà.

Inutile girare intorno con le parole, l’Italia e gli altri Stati con debiti elevati, necessitano di incentivi a fondo perduto, altrimenti, come abbiamo visto in questi anni, l’epilogo è sempre quello di un trend del debito crescente, che cronicizza ad ogni crisi. Certo, non aiutano le posizioni del Governo, che puntualmente sfida l’Europa sui conti per finanziare spesa pubblica improduttiva come il Reddito di Cittadinanza e sprechi vari per mera campagna populista senza definire veri piani di sviluppo.

La corda tirata da entrambi i lati, prima o poi si spezza.

La lotta con la Francia è una mera illusione, la Francia non ha interesse a creare una vera unione, la Francia sta lottando semplicemente per avere nuovo debito senza vincoli.

Alternative?

L’uscita dall’Europa è una follia, il debito è alto, la moneta verrebbe svalutata.

L’Italia ha tra le più grandi riserve auree al mondo, nonché un patrimonio immobiliare pubblico ed inutilizzato inestimabile. Si potrebbero mettere sul mercato. Le privatizzazioni fatte bene, potrebbero essere un altra fonte di introiti per le disastrate case statali, è palese che il pubblico non porta i risultati sperati. In questo modo si riporterebbe il debito su livelli gestibili rispetto alla produzione. Non è necessario raggiungere il 60% del rapporto debito/PIL, auspicabile, ma oneroso, ma abbatterlo di diverse centinaia di miliardi sarebbe possibile. Affiancare questo piano con una spesa pubblica efficiente e produttiva, con un piano di investimenti basato su fondi europei (già stanziati). Certamente è un piano che richiede del tempo, quindi nell’immediato ottenere qualcosa dall’Europa anche in prestito sarebbe fondamentale.

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