post-brexit

Effetti del post-brexit

Chi era riuscito a prevedere che cosa sarebbe successo ai mercati nel post-brexit a valle della vittoria del leave?

N E S S U N O

 

Il post-brexit come si poteva facilmente prevedere non è stato affatto scontato

Le previsioni macro erano facili da individuare:

  • svalutazione della sterlina (ma senza nessun crollo, ad oggi nei confronti dell’euro ha perso il 14%, mentre nei confronti del dollaro ha perso il 16%)
  • crescita dei prezzi dell’oro ed in generale di tutti i prodotti considerati beni rifugio

Dalle previsioni della vigilia, in caso di vittoria dei leave il post-brexit avrebbe dovuto essere caratterizzato da un crollo verticale dell’economia inglese e da una caduta delle borse mondiali.

Lo scenario si è rivelato meno apocalittico di quello che potesse sembrare e soprattutto è opportuno analizzare quali sono i fattori che sono stati legati alla vittoria dei leave nel post-brexit e quali a fattori esterni.

Come ben sappiamo una delle peggiori borse mondiali è stata quella di Milano che in un solo giorno ha perso oltre il 12%: effetto panico. Ma perchè Milano e non Londra?

Sullo sfondo dell’Europa disunita c’è la spada di Damocle degli NPL, in auge da circa sei mesi ed al quale partendo da Atlante (insufficiente) si sta cercando di dare una risposta. Ma l’argomento è di difficile trattazione in quanto le nuove regole sul bail-in potrebbero condannare le banche che dovessero nominarlo! Infatti, appena un istituto di credito tenta di lanciare un grido di aiuto interviene la BCE per condannarlo, il mercato a svalutarlo (da inizio 2016 il crollo medio delle banche europee è stato intorno al 30%, per quelle italiane del 50% etc…).

Infatti con questo nuovo strumento di gestione delle crisi bancarie, a differenza di prima lo Stato può intervenire se e solo se azionisti, correntisti ed obbligazionisti abbiano perso i loro soldi!

Quali sono le banche che necessitano di aiuto? Quelle italiane: MPS, Popolare Vicenza, Veneto banca, etc… cariche di NPL!

E le tedesche? Deutsche bank è tra le banche al mondo con il maggior numero di derivati che finchè non scadono il loro valore a bilancio può essere ancora considerato elevato.

Ed invece NPL Deutsche bank non ne ha molti? No, tranquilli, la signora Merkel prima di introdurre le nuove regole sul bail-in aveva ripianato i debiti non performanti delle sue banche con soldi dei contribuenti, leggi aiuti di Stato…

Ma oggi non si può più fare, l’operazione era valida fino al 2015!

Ecco perchè le banche italiane sono quelle che perdono di più sul mercato, altro che effetto post-brexit!

Ma l’effetto post-brexit può essere un’opportunità per dichiarare una situazione di crisi, indi andare in deroga, occasione colta da Renzi, peccato che in Europa non tutti la vedano allo stesso modo, oggi il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem non reputa la crisi acuta: -50% con punte del 70% non è crisi acuta è molto di più!

Ritornando agli effetti post-brexit sugli altri mercati che cosa si evince?

  • S&P in crescita
  • mercati emergenti in crescita
  • obbligazioni in crescita (soprattutto inglesi, tedesche ed americane)
  • FTSE100 di Londra in risalita
  • corsa delle capitali europee a fare acquisti a Londra per contendersi il suo tesoro
  • fondi internazionali in crescita (sia azionari che obbligazionari)

Certo, non sono solo rose luccicanti quelle che si vedono, ci sono anche grossi rallentamenti oltre quelli elencati e preannunciati, si veda il blocco delle vendite dei fondi immobiliari inglesi o la perdita della tripla A per la Gran Bretagna.

Il rischio di una caduta verticale del mercato immobiliare inglese, nella fattispecie londinese è elevato, ma un ‘opportuna gestione della crisi potrebbe avere effetti ben meno pericolosi, a patto di non speculare come fa la Germania nel tentativo di imporre ulteriormente la propria linea all’Europa ed approfittare dell’attesa di Londra

 

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