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Dumping sociale in Europa?

Dumping: vendita su un mercato estero ad un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita.

La vicenda di Embraco di questi giorni che sta cercando di spostare la produzione dall’Italia in Slovacchia per via del minor costo della manodopera, solleva la questione del dumping.

L’Unione Europea che ormai dovrebbe aver consolidato qualcosa di comune tra gli Stati, sembra non essersi ancora svegliata. Soltanto apparenze.

I confini nazionali, elementare elemento di condivisione, non hanno superato la prova del terrorismo. Molti Stati (e.g. Francia) via terra hanno introdotto dei controlli.

Neppure la moneta unica rappresenta una reale unificazione. Infatti molti Stati pur aderendo al mercato unico non l’hanno adottata. Soprattutto nei Paesi dell’Est. Il vantaggio per questi Stati è quello di avere un controllo sul cambio che ha il vantaggio di svalutare la moneta nei momenti di difficoltà. L’Italia con la lira era solita fare questa operazione, ma con l’Euro non avendo più potuto correre ai ripari ha subito la crisi in pieno e la svalutazione dell’Euro, avviata troppo tardi ha portato la perdita di molte risorse al Paese.

La minaccia per l’Italia in questo momento giunge proprio da quei Paesi dell’est che con la manodopera a basso costo sono più attraenti per le aziende.

La domanda è perchè l’Italia non lo fa?

Perchè il costo della vita in Italia è più alto, le spese per le aziende sono più alte.

Una risposta semplice sarebbe uniformare la tassazione, il costo della vita è più complesso perchè dipende da molte altre variabili.

Per unificare la tassazione occorre unificare i bilanci degli Stati, argomento caldo ed osteggiato dalla Germania per via dei debiti dell’Europa meridionale.

Perchè la Germania non riscontra le stesse difficoltà dell’Italia (difficoltà condivise anche con Spagna, Francia etc…)?

Infatti il costo del lavoro tedesco è anche più elevato, la disoccupazione al 4%, contro una media intorno al 10% di Italia, Francia e Spagna.

La qualità dei prodotti tedeschi è sicuramente un elemento di differenziazione. Ma non è solo questo. La Germania gode di un palese economic moat derivante dall’integrazione europea. Infatti, grazie all’Europa ha conquistato spazi oltre i propri confini senza eguali, Italia in primis. La gestione oculata del bilancio pubblico tedesco, ha consentito di poter investire in ricerca e sviluppo. Il costo degli investimenti ha rappresentato un’altro fattore importante, soprattutto per produzioni industriali pesanti. La ricerca che è stato il tallone d’achille degli altri Stati europei impegnati a far fronte a debiti e spese in ascesa.

L’unica mossa vista dall’Europa in questi mesi è stata quella di regolamentare l’importazione dalla Cina per contrastare la contraffazione, ma ancora a livello teorico. Sulle disparità europee nessuno ne parla, sfruttando le divisioni per scalate politiche dei palazzi del potere europeo. La campagna elettorale, a meno di piccoli espedienti (e.g. Carlo Calenda e Confindustria non candidati), non cita neppure tale problematica.

In assenza di risposte l’Europa è destinata a soccombere al cospetto di Cina ed USA.

 

Ulteriori approfondimenti sono disponibili al link Wall Street Italia.


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