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Cina World! La globalizzazione e’ anche questo

La crescita nell’ultimo anno del principale indice della borsa della Cina (Shanghai Composite) a giugno aveva segnato circa +150%.

Nel solo mese di agosto il crollo e’ stato prossimo al 20%, in scia al crollo iniziato gia’ nei mesi precedenti

Tecnicamente si parla di bolla se i fondamentali non sostengono una tale crescita.

La Cina e’ ormai uno dei mercati piu’ interessanti al mondo per numero di consumatori e per numero di produttori. Ma i consumtori cinesi sono poveri per la maggior parte, per via della politica basata su principi totalitaristici e stalisti.

Gli economisti cinesi inoltre hanno dimostrato di non essere in grado di gestire un’economia di tale portata, come rimproverato a piu’ riprese dagli USA, infatti nel mese di luglio quando i sentori del crollo stavano per esplodere la prima mossa e’ stata una svalutazione dello yuan, seguita oggi dall’avvio di una politica espansiva (iniezione di liquidita’ in stile FED, BOJ, BOE e BCE) e riducendo i tassi. Anche se da un’analisi piu’ approfondita le misure di oggi se confrontate con le dimensioni dell’economia cinese sembrano essere ben poca cosa, ma intanto almeno le piazze europee ed americane hanno festeggiato questo timido inizio, il continuo e’ ancora tutto da scrivere.Inoltre questa svalutazione seguita dalle misure sopraelencate sono in antitesi ai piu’ basilari principi di economia.

Ma questa crescita avuta in Cina invece non si e’ avuta nel resto del mondo eppure il resto del mondo ha pagato a caro prezzo questa battuta di arresto del mercato cinese:

PERCHE’?

Perche’ il mondo ha ormai una stretta dipendenza dal mercato cinese che utilizza un elevato quantitativo di materie prime e quanto altro sia in comune con gli altri protagonisti dell’economia, pertanto, la dipendenza porta anche queste conseguenze, uno degli effetti negativi di questa globalizzazione.

Storicamente non tutti i crolli di borsa violenti hanno avuto conseguenze, molte sono state assorbite perche’ limitate all’ambito finanziario, altre invece come insegnano le recenti crisi del 2008 e 2011 hanno portato recessione contagiando l’economia reale. Difficile capire in quale delle due categorie possa essere collocata l’attuale crisi della Cina, certo e’ che il PIL si stima in calo di 1, 2 punti percentualirispetto al 7% (in Italia si spera di avere PIL in crescita di pochi decimali…), tutto sta a capire quanto quel 7% dell’economia reale si mappa in quel 150% finanziario.

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