Giovanni Tria - Ministro Economia da https://it.notizie.yahoo.com/chi-%C3%A8-tria-il-nuovo-070419822.html

Chi è Giovanni Tria ministro dell’Economia?

Tria è professore ordinario di politica economica alla facoltà di economia di Tor Vergara.

Tria è nato nel 1948 ed è un economista con esperienza accademica e professionale nei settori di macroeconomia, politiche dei prezzi, politiche di sviluppo economico, valutazione di investimenti pubblici, ruolo delle istituzioni nel processo di crescita.

Tutti conosciamo l’esito delle elezioni e la convulsa creazione del governo Lega – M5S. Il punto chiave sul quale è nato lo scontro, a volte strumentale, a volte fondato, è il contratto di Governo e le relative coperture economiche.

Dai conti dell’economista Carlo Cottarelli, le entrate sono di gran lunga maggiori delle uscite. Finanziare il programma con altre spese è rischioso per il problema del debito pregresso e soprattutto per il rapporto debito/PIL tra i più alti al mondo (intorno al 132%). Si spende più di quanto entri, infatti nonostante anni di austerity, entrate elevate, avanzo primario, il debito è salito. La causa sono gli interessi. Quest’anno dovrebbero toccare il limite inferiore, ovvero 70/80 miliardi. Ma la fine del QE e l’impennata dello spread mettono a rischio il numero.

Idee del ministro Tria.

Da un’intervista del 14 maggio 2018 a Formiche.net, il neo ministro Tria ha mostrato di essere cosciente del problema. Ha evidenziato le sue preferenze. Ovvero la flat tax targata Lega-Forza Italia, ma ha evidenziato la necessità di reperire risorse per le coperture. Pertanto, ben venga un aumento dell’IVA (circa 12 miliardi risparmiati per le casse dello Stato Italiano).

Sul reddito di cittadinanza è apparso molto distante, non avendo le idee chiare su platea ed obiettivi. Ma non avverrà a breve, quindi problema rinviato. Ha sottolineato che non si può ridurre ad un dualismo tra società che produce e società che consuma.

Nella sua storia passata non ha avuto difficoltà (come del resto anche Cottarelli) ad evidenziare i problemi dell’Euro. Ma mai ha parlato di uscita dall’euro a differenza di Savona, neanche come ipotesi.

La necessità che il Governo italiano non sia passivo è per lui prioritario. E’ palese che l’Italia ha avuto difficoltà a contare in Europa negli ultimi anni, anche per la necessità di usare le forze a disposizione per negoziare i vincoli di bilancio. Tria ha sostenuto che è la Germania che dovrebbe uscire dall’euro per il suo surplus della bilancia commerciale, non compatibile con il regime di cambi fissi che vige nell’eurozona, o perlomeno accettare un passaggio ad un regime di cambi fissi aggiustabili. Tutt’altro che antieuro. Posizioni diffuse, si veda anche la posizione di Forza Italia al riguardo che è praticamente identica. Il ministro Tria è molto vicino a Renato Brunetta. Inoltre è vicino anche alla fondazione Craxi, quindi alle idee social liberali da essa promosse.

L’estrazione di Tria si avvicina molto ai neo keynesiani. Pertanto è anche lui in linea con il movimento, almeno teoricamente. La politica orientata alla crescita e alla sfida della globalizzazione piuttosto che all’austerity rientrano nelle sue corde, ma non l’assistenzialismo. Ma austerity è una parola inflazionata, forse esasperata da Monti, occorre pesare il significato dei termini prima di affrontare il discorso.

Ed il resto del Governo?

L’intero Governo sembra avere figure con background notevoli sia culturali, sia come esperienze pregresse in precedenti governi (si veda lo stesso Savona). E le posizioni di queste figure verso i toni da campagna elettorale sembrano essere molto distanti. Si veda l’intervento di ieri del Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Ha sottolineato che «siamo un paese che sta riprendendosi in pieno dopo le difficoltà della grande crisi economica, che peraltro ha toccato tutto il mondo.». Un apprezzamento di quanto fatto dai precedenti Governi, quindi non un segnale di rottura almeno nel riconoscere quanto di buono c’è stato.

Per investitori ed Europa credo che questi siano segnali importanti circa la volontà di crescere senza alcune follie sentite in campagna elettorale. Le premesse sotto alcuni aspetti ci sono per fare bene, aspettiamo e vediamo.

Tutto questo stride con il voto di ieri in euro Parlamento, bocciato dalla maggioranza, circa la possibilità di stanziare un fondo di aiuti per lasciare l’euro.

 

Ulteriori approfondimenti dell’autore sul tema sono disponibili sulla testata che segue al link: Wall Street Italia.


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