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brexit: i mercati danno un parere, ora che succede?

L’atteso referendum inglese del 23 giugno 2016 sulla brexit, data che entrerà nella storia, ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dalla UE

I mercati finanziari non hanno perso un solo attimo ad esprimere il loro parere all’annuncio della brexit.

Ma il vero tracollo che ha seguito la brexit non ha impattato nè la sterlina (diversi punti percentuali persi rispetto all’euro prossima a quota 0,81, qualcosa in più rispetto al dollaro prossima a quota 0,73) dati paragonabili a quelli di un anno fa circa, nè il FTSE100 che chiude a -3,15%, una flessione come tante altre in questo 2016 e con alcuni titoli schizzati verso l’alto

L’uscita effettiva avverà non prima di due anni, tempi tecnici per riscrivere i trattati che potrebbero comunque ricalcare quelli attuali rendendo solo formale l’uscita dalla UE

Da un’occhiata veloce ai principali listini al termine della giornata che ha annunciato i risultati referendari, il dato che allarma maggiormente è quello legato a spread e listini azionari dei paesi dell’Europa meridionale:

FTSEMIB: -12,48% dopo una giornata iniziata male perchè non si riusciva a fare prezzo (partita da -15% e mantenutasi intorno al -10/11% con i bancari sotto di oltre il 20%), la peggiore seduta della storia del FTSEMIB

IBEX: -12,35%

FTSE ATHENS: -15,68%

Mentre da Tokio a Parigi ed agli altri principali listini europei i numeri pervenuti hanno segnato dati tra il -7 ed il -8%, per finire in USA con dati intorno al -4%

Dal punto di vista dello spread invece, c’è stato un abbassamento dei prezzi delle obbligazioni europee con rating meno affidabili, una sostanziale tenuta dei titoli di debito ed addirittura un incremento dei prezzi per i titoli tedeschi, statunitensi ed inglesi, i primi dei quali hanno lanciato un pò di panico essendo il riferimento per il famigerato spread che in mattinata in Italia e Spagna ha toccato quota +50%, terminato mediamente intorno al +20%.

C’è da dire che nei giorni precedenti c’è stata una settimana di segni positivi per le borse dopo l’uccisione di Jo Cox che dovrebbe essere sommata ai risultati delle borse per interpretare il dato in maniera più realistica.

In netta ripresa, come da 6 mesi a questa parte i beni rifugio come l’oro, flessione ma non caduta per il petrolio.

Sicuramente i dati appena descritti sono figli dei robot e del panico, quindi devono essere interpretati, ma il significato principale si può già leggere.

Si chiude con il cambio del giudizio di rating sulla  Gran Bretagna da parte di alcune agenzie da stabile a negativo senza cambiare il merito (AA+), il tutto ha più il sapore di una vendetta che qualcosa di reale, stante alle reazione da parte dei mercati al post brexit.

La migliore borsa dell’ex-UE (Londra) ed i risultati di quelle europee fanno capire che l’economia inglese è in grado di reggersi autonomamente:

  • risparmi legati ai costi derivanti dall’UE
  • possibilità di ripresa dell’inflazione che ricordo in questi ultimi anni è bassa al punto da aver messo le banche centrali nella condizione di dispiegare iniezioni di liquidità sui mercati per consentirne una risalita
  • possibilità di ottenere condizioni più vantaggiose dai trattati con la UE forti di questa posizione e soprattutto forti della consapevolezza della vera crisi, ovvero quella del fallimento del concetto di Unione Europea.

Certo, l’Europa ha portato una serie di vantaggi alla Gran Bretagna che dopo la brexit si faranno sentire:

  • possibili fughe di capitali da Londra, ma tutto dipenderà dagli accordi
  • crollo dei prezzi delle case che nel centro di Londra hanno raggiunto livelli stellari, ricordo che il crollo del 2008 negli USA è stato scatenato dalla crisi del mercato immobiliare a valle dei mutui subprime
  • nascita di Stati Europei (e.g. Irlanda) che prenderanno il ruolo di Londra

Quindi in questo momento l’allarme principale che nasce dalla brexit è diretto all’Europa che è dilaniata  da forze disgregatrici al suo interno che potrebbero minarne la sua esistenza, pertanto la maturità della UE dovrà anzitutto:

  • evitare ritorsioni verso Londra
  • evitare di continuare ad adottare le attuali politiche filo-germaniche
  • realizzare una vera integrazione, un lavoro che avrebbero dovuto fare negli ultimi vent’anni e che ora diventa mandatorio

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