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Banche italiane: che serve dopo cura NPL?

Banche italiane: non saranno troppe?

Stando alle statistiche emerge che in termini assoluti per numero di banche italiane in Europa, i valori sono tra i più alti. Ma l’Italia non è la prima.

In termini relativi l’Italia indietreggia ulteriormente nella classifica.

Ma non è un primato negativo.

Di seguito uno spaccato aggiornato a gennaio 2018 dei numeri di banche italiane:

1. Unicredit 3.087.
2. Intesa-Sanpaolo 2.638.
3. Unione di Banche Italiane 1.813.
4. Banca Monte dei Paschi di Siena 1.749.
5. Banco Bpm 1.662.
6. BPER Banca 827.
7. Banca Nazionale del Lavoro 776.
8. Banca Popolare di Milano 607.
9. Banca Carige 539.
10. Banco di Napoli 534.
11. Crédit Agricole Cariparma 530.
12. Credito Emiliano 515.
13. Banca Popolare di Sondrio 484.
14. Deutsche Bank 348.
15. Banco di Sardegna 336.
16. Banca Popolare di Bari 312.
17. Banca Piccolo Credito Valtellinese 294.
18. Cassa di Risparmio del Veneto 285.
19. Banca Sella 283.
20. Unipol Banca 227.
21. Cassa di Risparmio di Firenze 210.
22. BCC di Roma 182.
23. Banca Popolare dell’Alto Adige 176.
24. Credit Agricole Friuladria 171.
25. Cassa di Risparmio in Bologna 149.
26. Banco di Desio e della Brianza 146.
27. Cassa di Risparmio di Asti 138.
28. Intesa Sanpaolo Private Banking 127.
29. Credito Siciliano 120.
30. Banca Popolare di Spoleto 119.
31. Banca Popolare di Puglia e Basilicata 117.
32. Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli – Biverbanca 108.
33. Cassa di Risparmio di Bolzano – Sudtiroler Sparkasse AG 108.
34. Banca Popolare Pugliese 106.
35. Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking 95.
36. Banca Agricola Popolare di Ragusa 93.
37. Chebanca! (Mediobanca) 90.
38. Emil Banca – Credito Cooperativo 89.
39. Banca Apulia 86.
40. Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia 86.
41. Cassa di Risparmio di Ravenna 86.
42. Credit Agricole Carispezia 84.
43. Cassa di Risparmio di Cesena 83.
44. Banca Prossima 81
45. Banca Nuova 80.
46. Cassa di Risparmio di San Miniato 80.
47. Findomestic 79.
48. Banca per lo Sviluppo della Cooperazione di Credito 77.
49. Cassa dei Risparmi di Forli’ e della Romagna 76.
50. Banca Valsabbina 73.

Perchè da diversi anni si tende sempre a sponsorizzare l’aggregazione?

Questo avviene anche da parte del Governo.

Il 2016 è stato anno nefasto per le banche italiane, perchè ha visto anche dimezzare la capitalizzazione di alcuni grandi istituti di credito. La causa è stata l’elevato numero di NPL. Oggi preso atto dell’importante riduzione di NPL in corso, gli obiettivi si spostano su politiche più globali e strutturali.

Politiche strutturali perchè puntano sul rinnovamento delle banche italiane.

In Francia e Germania è già stato avviato in nome del fintech. L’attuale modello di business delle banche in generale non è più redditizio. Infatti, il contesto di tassi bassi e l’allontanamento delle filiali fisiche in favore di quelle online rende costoso tenere in piedi questa struttura. La crescita della consulenza rappresenta un altro elemento di cambiamento da gestire.

Politiche globali perchè rispetto al passato, anche le banche operano con maggiore facilità oltre i loro confini. Pertanto il mercato è molto più competitivo a discapito dei profitti.

Alla luce di questi due fattori, in particolare l’aspetto globalizzazione, il motivo che spinge a raggruppamenti è legato principalmente ai costi da sostenere per stare sul mercato ed investire per innovare.

Ma a volte questo approccio potrebbe celare interessi più profondi. Il fenomeno delle acquisizioni da parte di aziende tedesche e francesi sul mercato italiano ha caratterizzato gli ultimi anni. Lo stesso potrebbe accadere per le banche italiane. Unicredit è già amministrata da Mustier, francese con una corposa presenza avvenuta nell’ultima ricapitalizzazione. Credit Agricolè ha già acquisito piccole realtà (e.g. Cariparma).

Poi si sommano le acquisizioni interne come il Banco di Napoli assorbito da Intesa e tutte le altre realtà medio-piccole italiane finite in Intesa.

In molti casi si è trattato di difficoltà economiche che hanno portato a questi risultati.

In altri ci sono stati anche interessi politici sfruttando difficoltà reali o apparenti.

Veneto Banca e Popolare di Vicenza per le palesi difficoltà sono state assorbite da Intesa. Ma la storia è stata preceduta da ricapitalizzazioni da parte di tutte le principali banche italiane (vedi Atlante). Di fatto le altre banche italiane hanno quasi perso i loro soldi. Mentre Intesa ne ha tratto giovamento acquistandole a zero (anche se ha anche dovuto far fronte a dei costi che potrebbero rappresentare un investimento).

Singolare la vicenda nel Mezzogiorno con la Banca Popolare di Bari. Una tra le più grandi realtà italiane che ha effettuato acquisizioni (Tercas ed Orvieto) viene massacrata dalla magistratura, dai media e dalla politica. Ma in realtà i bilanci sono in ordine. Il motivo diventa chiaramente politico e guidato da altri interessi quali ad esempio svalutare per acquisire a basso costo.

Politica.

Le vicende di Renzi e Boschi nel caso delle banche toscane rappresentano un aspetto su cui riflettere.

La trasformazione dell’azionariato della Banca d’Italia in netto favore delle grandi banche italiane piuttosto che dello Stato, rappresenta un altro elemento. Infatti, denota la tendenza in atto a concentrare il potere finanziario su pochi grandi operatori che influenzeranno l’economia e la politica del Paese.

Pertanto, l’aggregazione non sempre è utile, ma è evidente che per l’economia del Paese il numero di filiali risulta elevato e da rivedere.

Dopo le elezioni avremo maggiori elementi di comprensione.

Ringrazio Elisa Prete di Manifatture Tessili Prete per la collaborazione.

Ulteriori approfondimenti sono disponibili al link Wall Street Italia.

 


 

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