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Banca Popolare di Bari: orgoglio meridionale

La Banca Popolare di Bari negli ultimi decenni si è resa protagonista dell’economia del sud Italia e soprattutto della Puglia (regione meridionale maggiormente virtuosa negli ultimi anni), con numeri in costante crescita nonostante la crisi.

Sintetizziamo le vicende di rilievo degli ultimi anni:

– un deprezzamento delle azioni in una misura piuttosto contenuta stante lo scenario globale il cui valore a differenza del passato ha superato le valutazioni di agenzie internazionali del livello di Deloitte e PWC.

– un aumento di capitale per l’acquisizione di Tercas.

– una ingente contribuzione sul fondo Atlante.

– il tentativo/obbligo di trasformazione in S.p.A. interrotto visto il mutamento del quadro normativo nazionale.

– tra le prime banche italiane ad aderire alla GACS con successo per lo smaltimento di NPL (strumento offerto dallo Stato Italiano che ha evitato deprezzamenti eccessivi di questi crediti).

Si leggono sui giornali articoli circa una semplice e normale indagine della magistratura a seguito di un dipendente licenziato per giusta causa realizzando ipotesi fantasiose circa possibili reati non dimostrati. Infine confronti fuori luogo con Popolare di Vicenza e Veneto Banca, banche con conti in profondo rosso.

Un approfondimento è disponibile al seguente link.

Di seguito un ulteriore approfondimento con le ultime news sulla  Banca Popolare di Bari riassunte in questo articolo.

La Banca Popolare di Bari è una società cooperativa per azioni fondata a Bari nel 1960, primo gruppo creditizio autonomo del Mezzogiorno.

Nasce e si rinforza nella fiorente economia pugliese e nelle regioni limitrofe. Presente da diversi anni anche nel centro e nord Italia con l’acquisizione della Cassa di Risparmio di Orvieto. Di recente rileva la nota Banca Tercas (Abruzzo). Proprio Tercas era alle soglie del collasso, alla pari di Banca Etruria & company. Grazie ad un pronto intervento della sana gestione della Banca Popolare di Bari che ha necessitato per l’acquisizione di un aumento di capitale, ha ripreso a correre. Questo ha evitato ai soci ed ai clienti il massacro che è toccato alle altre banche che invece sono fallite. Il tutto senza licenziare dipendenti nè chiudere filiali, cosa che sarebbe stata auspicabile viste le sovrapposizioni in molti casi. Ma la capacità imprenditoriale di fare banca ha consentito di giocare un ruolo sociale nella crisi senza lasciare indietro nessuno.

Anche questa banca come tutte le banche italiane aveva in pancia crediti non performanti (NPL). Ma i numeri erano in misura non esplosiva come per MPS, Popolare Vicenza, Veneto Banca & company. Essi erano ampiamente controllabili.

Purtroppo, un dipendente di peso (non parliamo di un semplice impiegato), licenziato per giusta causa, ha pensato bene di giocare una carta moralmente discutibile. Come consuetudine tutta italiana negli ultimi anni ha raggiunto le copertine dei giornali. Conseguenze: indebolimento dell’economia della nostra nazione, giocando con chi lo sviluppo generalmente lo ha eletto a propria ragione di vita, ovvero banche ed aziende.

E l’Italia non impara ancora dalle sconfitte inflitte da questi falsi allarmi lanciati da chi per rifarsi e vendicarsi attiva la macchina del fango. Ricordiamo le indagini tutte italiane contro Finmeccanica avviate sugli elicotteri di Agusta Westland in India. La storia insegna  che si sono concluse con un nulla di fatto. Purtroppo però hanno portato ad inserire nella black list indiana Finmeccanica con conseguenti ripercussioni sul business. L’azienda ha resistito solo grazie a qualità dei prodotti e forza intrinseca. E gli esempi sono tanti anche su piccole realtà italiane. Il prezzo quando è stato necessario pagarlo è stato riversato solo sui piccoli, ovvero dipendenti ed eventuali piccoli azionisti. Gli altri tutti salvi non essendoci stato alcun reato.

Lo scenario potrebbe essere lo stesso per la Banca Popolare di Bari, evidentemente in espansione grazie ai recenti dati in attivo dei bilanci, crescita degli utili e della raccolta.

Ma per mettere in moto queste macchine dove il fine ultimo è il business vuol dire che dietro ci sono ben altri obiettivi, aldilà degli apparenti rancori di dipendenti licenziati.

La Banca Popolare di Bari alla pari di grandi realtà come Mediaset, Luxottica, Telecom e la lista di tentate o concluse acquisizioni da parte della finanza internazionale, potrebbe essere l’obiettivo di chi ultimamente fa shopping in terre non proprie, un colonialismo dei tempi moderni.

Molte aziende vengono messe in crisi mediaticamente e riacquistate a prezzi più bassi dopo un restyling.

Ad oggi lo scenario forse eccessivamente stressato in questo articolo è diverso. Ma se gli argini della diga dovessero cedere il rischio si corre. Dalle ultime news la situazione sembra essere rientrata. Pareri esperti non hanno lanciato allarmi sui reati contestati. C’è da essere fiduciosi nell’operato di magistratura, vertici della Banca Popolare di Bari ma anche e soprattutto di media e popolo. Questi ultimi infatti, presi da movimenti di massa che vanno di moda negli ultimi tempi potrebbero complicare la situazione.

Lo sviluppo si costruisce giorno dopo giorno, di anno in anno. La crisi invece, si crea e si consuma anche in poche ore.Un approfondimento è disponibile al link che segue sull testate

Yahoo Finanza e TrendOnline.

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