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Quali sono i veri driver per i mercati? Dalle azioni alle materie prime …

Dal 2007 al 2009 caduta del prezzo delle materie prime e dei mercati azionari dei Paesi sviluppati.

Nel 2008 una crisi legata ai mutui sub-prime partita dagli USA.

Di contro, una salita dei corsi dei prezzi di energetici e delle azioni dei Paesi emergenti fino al 2008. Segue un repentino crollo di entrambi (energetici ed emergenti) fino al 2009.

Nella figura si possono osservare gli andamenti di questi indici negli ultimi dieci anni

In questi anni, soprattutto in USA e Giappone, vengono messi a punto i piani per alimentare i mercati con nuova liquidità.
Lo scopo è sopperire alla mancanza di liquidità per le imprese che necessitano di investimenti per lo sviluppo, rendendo conveniente l’uso del debito. In Europa la cura è più lieve, solo negli ultimi anni viene inasprita.

I mercati emergenti impiegano poco tempo a riprendere una vigorosa crescita talvolta a doppia cifra. La correlazione con i prezzi energetici viene parzialmente mantenuta, in quanto solo il petrolio registra variazioni positive interessanti. Si suppone che il vero driver per la crescita emergente sia il prezzo del petrolio.

Anche i metalli preziosi iniziano a crescere, macinando nuovi record, segnale inquietante in quanto è indice di incertezza e paura sui mercati.

Metalli industriali e mercati sviluppati hanno una lieve ripresa, interrotta per entrambi nel 2011.

Altra data cruciale: crisi del debito per l’Eurozona. Intanto anche per gli emergenti si osserva una battuta d’arresto.

Le politiche delle Banche Centrali sono molto diverse per Paesi sviluppati ed emergenti: le prime azzerano il tasso di sconto, le secondo invece no, attraendo investimenti.

Tra alti e bassi la corsa per entrambi gli azionari prosegue, i metalli preziosi crollano ma la correlazione con le due categorie di materie prime svanisce. L’effetto si nota svanire soprattutto per i mercati sviluppati, mentre gli emergenti subiscono solo alcuni crolli, coincidenti con il crollo dei metalli industriali fino al 2015 e con il crollo del petrolio, dopo lo subiscono ma recuperando in tempi ragionevoli. I mercati sviluppati sono impattati dal solo il crollo del petrolio, ma beneficiano della ripresa dei corsi dei metalli industriali.

Che cosa significa tutto questo?

E’ evidente che il driver per la crescita, storicamente siano state le materie prime discusse nell’articolo. Negli ultimi anni sono state sostituite dalle politiche monetarie espansive da parte delle banche centrali ed indirettamente, con l’uso del debito in valuta USA, hanno dato impulso anche ai Paesi emergenti. Infatti, l’avvio delle politiche di tapering in USA, non hanno consentito di reggere al crollo del petrolio, la reazione si è avuta solo grazie alla ripartenza dei prezzi dei metalli ed alle residuali forze date dalle banche centrali.

Sul petrolio non si intravede una reale possibilità di ripresa per il momento. Qualche speranza in più c’è sui metalli industriali.

Quali saranno i nuovi driver per continuare a sostenere la crescita timidamente avviata se non dovessero bastare i metalli industriali?

Sempre che questa crescita sia realmente sostenibile con l’attuale globalizzazione. Forse un allungo potrebbe essere dato da politiche protezioniste, ma sarebbe un vantaggio solo temporaneo perchè il protezionismo si sa non è in grado di garantire una lunga crescita

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