Nel terzo trimestre 2013 Fiat ottiene utili al di sotto delle attese mentre Chrysler ottiene risultati positivi

Marchionne, dopo il consiglio di amministrazione che si è svolto nella giornata di mercoledì, ha annunciato durante una conference call che: “Fiat non chiuderà stabilimenti in Europa, per non favorire i costruttori tedeschi”. “Nel 2012 quattro grandi case europee, fra le quali Fiat, sottolinea, hanno perso in Europa 8 miliardi di dollari”. Poi ribadisce la denuncia già fatta in altre occasioni: “ho visto in Europa alcune pratiche sui prezzi che non avevo mai visto dal 2004”. 

 Dichiarazioni con cui l’amministratore delegato Fiat ribadisce il suo impegno in Italia e quindi anche a Cassino, definendolo “Serio, sequenziale e molto rigoroso”. La risposta, arrivata anche con una certa irritazione, era relativa ad una domanda su Fiat, che più di ogni altra azienda automobilistica, secondo un giornalista – soffre il fatto di produrre poco rispetto alle sue capacità. “Io ho riorientato i miei investimenti, ha detto Marchionne, non li ho rinviati. Devo investire soldi sul segmento premium dove ci sono certezze, non voglio ripetere l’errore del passato e perdere soldi”. Un’altra conferma quindi rispetto alle indiscrezioni lanciate da Teleuniverso nelle scorse settimane, il futuro del gruppo Fiat è nel segmento Premium e Cassino dovrebbe essere il futuro del marchio Alfa in quel segmento di alta gamma. 

I conti del Gruppo Fiat per il terzo trimestre hanno fatto scattare la fuga degli investitori a Piazza Affari a causa degli utili al di sotto delle attese e della revisione al ribasso degli obiettivi per il 2013. Infatti nel terzo trimestre 2013 il Gruppo Fiat ha realizzato un utile netto di 189 milioni di euro, in deciso calo dai 265 milioni stimati dagli analisti e dai 286 milioni dello stesso periodo 2012 (poi scesi a 171 milioni in seguito a una revisione del principio contabile). A fare crollare il titolo in Borsa, sospeso dopo avere perso oltre il 5,6%, è stato anche l’aggiornamento al ribasso degli obiettivi per il 2013. Era stato lo stesso Marchionne ad annunciare che “eventuali novità sui target” sarebbero arrivate con la terza trimestrale. E così è stato. I ricavi sono stati rivisti a 88 miliardi (da un intervallo tra 88 e 92 miliardi), l’utile netto a 0,9-1,2 miliardi (era tra 1,2 e 1,5 miliardi), l’utile della gestione ordinaria a 3,5-3,8 miliardi (era tra 4 e 4,5 miliardi) e l’indebitamento netto industriale a 7-7,5 miliardi (da circa 7 miliardi).

Chrysler ha invece portato a casa risultati positivi nel periodo considerato. Un traguardo che, in base agli accordi del 2009, rischia di fare aumentare il prezzo che l’amministratore delegato del Lingotto dovrà pagare per comprare la quota dell’azienda di Detroit in mano al fondo sindacale americano Veba.Nel  terzo trimestre 2013  Chrysler  ha infatti chiuso con un utile netto di 464 milioni di dollari, in aumento del 22% rispetto allo stesso periodo del 2012. E con una quota di mercato scesa leggermente all’11,2% dall’11,3% dell’anno scorso. Confermati, invece, i target per il 2013: ricavi per 72-75 miliardi di dollari e utile netto tra 1,7 e 2,2 miliardi, con 2,6 milioni di consegne di veicoli nel mondo. Chrysler ha dovuto affrontare diverse difficoltà negli ultimi mesi, dai problemi al cambio del nuovo Cherokee che hanno lasciato sui piazzali 20mila auto al braccio di ferro sempre più serrato con il Veba, che detiene il 41,5% delle azioni del gruppo americano.

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