La Dia di Trapani ha sequestrato 450 milioni all’imprenditore palermitano Calcedonio Di Giovanni

Nella giornata di oggi la Direzione investigativa antimafia (Dia) di Trapani ha sequestrato 450 milioni sequestrati a un imprenditore di Monreale. La misura di prevenzione proposta dal Direttore della Dia è stata applicata dal Tribunale di Trapani nei confronti dell’imprenditore palermitano Calcedonio  Di Giovanni, 75 anni,  legato in affari con le famiglie mafiose del mandamento di Mazara del Vallo in provincia di Trapani. Gli stretti legami con i vertici di cosa nostra ed il collegamento con noti esponenti dediti al riciclaggio internazionale, hanno  “permesso” all’imprenditore di “realizzare” il suo ingente patrimonio immobiliare, oggi sequestrato. Secondo la Dia, Di Giovanni avrebbe cercato di  mettere i suoi beni al riparo da provvedimenti patrimoniali antimafia e perciò avrebbe creato a giugno in Inghilterra una società che gestisce villaggi turistici e ha domicilio fiscale proprio a “Kartibubbo”. Anche questa società è stata sequestrata assieme a varie altre. Il patrimonio sequestrato a Di Giovanni comprende 20 società operanti nel settore immobiliare e i relativi compendi aziendali; 547 unità immobiliari; 12 veicoli; 8 rapporti e depositi bancari.

Secondo gli inquirenti, l’attività di Di Giovanni sarebbe stata “indissolubilmente intrecciata con i destini delle famiglie mafiose di Mazara del Vallo”. Inoltre una attenta ricostruzione della storia meno recente della mafia mazarese, dei suoi legami con i vertici di Cosa nostra e della camorra, dopo avere messo in luce l’enorme redditività dei traffici internazionali di stupefacenti e di tabacchi, ha messo in collegamento la figura di Calcedonio Di Giovanni con uno dei principali artefici del riciclaggio internazionale, ossia Vito Roberto Palazzolo,, che viene considerato uno dei più abili riciclatori dei guadagn illeciti di Cosa Nostra .Cointeressenze tra i due vengono riferite in particolar modo al villaggio turistico “Kartibubbo” di Campobello di Mazara, dove si trovano 100 villette adesso sequestrate. Il resort era riconducibile a Palazzolo ma fu poi acquisito da Di Giovanni, che però in quel momento secondo l’accusa non disponeva di capitali leciti tali da giustificare quell’operazione. Inoltre, sarebbero emersi legami tra l’imprenditore e Filippo Guttadauro, cognato del boss latitante di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, e con il commercialista Pino Mandalari, legato al capomafia corleonese Totò Riina.

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