Dimissioni con giusta causa e mobbing

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Ho lavorato come Responsabile commerciale di zona presso la stessa azienda per 8 anni, le mie mansioni sono state quelle di creare il portafoglio clienti inesistente alla mia assunzione per arrivare al milione di Euro
nel 2010 , oltre a curare diversi agenti nelle varie province inseriti  dopo.
Premesso che sono stato assunto con contratto del commercio e terziario di 3 livello e nel corso degli anni , ho ricevuto due passaggi di livello (non accettati e non firmati da me ) fino ad arrivare al primo , livelli che non sono stati riconosciuti in busta paga , rimanendo lo stipendio sempre la stesso ,ma con incarichi e oneri maggiori .
Ma l’ultimo anno dopo l’arrivo del nuovo amministratore sono iniziati i problemi, costui inizia una campagna in cui anche davanti a colleghi mi riprende ( praticamente dandomi dell’incapace ), si permette di scrivermi una Mail , in cui mi da del dannoso alla societa’ senza tener conto di  aver raggiunto i punti prefissati di Budget ed aver fatto segnare un +30 % i tempo di crisi.
La cosa preoccupante e che questa persona scrive questa mail , senza andare a vedere lo storico del sottoscritto, dove avrebbe visto i risultati ottenuti ( le allego la mail citata).
Riferisci al suo superiore che metto i bastoni tra le ruote , ostacolando il suo Business , cosa nn vera naturalmente .
Alla mia collega dice di non fidarsi di me , perche remo contro .  Tutta una serie di atteggiamenti calunniosi nei mie confronti , secondo me
con lo scopo unico di portarmi a dar le dimissioni.
Nell’Aprile 2010 ebbi un incidente su l lavoro itinere, venni tamponato da un camioncino mentre ero fermo ad una rotonda, in seguito atale infortunio mi vennero diagnosticate due protrusioni discali nella regione
Lombo .Sacrale, feci molta fisioterapia , infiltrazioni di Ozono terapia ,
oltre a numerosi farmaci per il dolore.
Restai in infortunio per 3 mesi e mezzo, dove anche l’Inail mi riconosce un invalidità permanete cagionato dall’infortunio da quantificare.
Il mio lavoro si svolge praticamente fuori ufficio , sempre in auto facendo lunghe percorrenze chilometriche , cose che allo stato attuale i postumi dell’infortunio non mi permettevano più di fare.
In data 27 Agosto do le dimissioni per giusta causa , citando tre punti
- Motivi di saluti ( ho una perizia medico-legale che quantifica
in 6 punti percentuali il danno biologico)
- Comportamento vessatorio del mio superiore
- E per ultimo l’inadempienza contrattuale in occasione dei due passaggi di livello non retribuiti.
Naturalmente l’azienda non accetta le dimissioni come giusta causa , ma si trattiene il mancato preavviso.
Gentilmente sono a chiederL e un Suo parere professionale .
Cordiali saluti
Roberto Paravati

Salve,

sostiene la giurisprudenza che, in tema di dimissioni del lavoratore, ai fini della sussistenza della giusta causa, è sempre necessario un comportamento del datore di lavoro non giustificato, che abbia gravemente violato i principi di correttezza e buona fede, tipici delle obbligazioni contrattuali. Sono configurabili, in tale ottica, quali fattispecie di giusta causa per le dimissioni, ipotesi come: il mancato pagamento della retribuzione; l’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro; le modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative; le notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda; lo spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” previste dall’art. 2103 c.c.; il c.d. mobbing e il comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente (cfr., tra le tante, Corte App. Potenza, sez. lav., 16 ottobre 2007).

Nel suo caso, quindi – esclusa la rilevanza dell’infortunio sul lavoro, meno che mai quello in itinere -, al fine di intentare un’azione giudiziaria volta a ottenere l’indennità sostitutiva del preavviso, potrebbe fondare la giusta causa delle sue dimissioni sulla condotta vessatoria tenuta dal datore di lavoro nei suoi confronti, qualora fosse stata ingiuriosa (anche se dalla e-mail allegata ciò mi sembra difficilmente riscontrabile) e, in ogni caso, se fosse riconducibile al mobbing. Sotto tale ultimo profilo, tuttavia, le sottolineo che il mobbing non è così facile da provare in giudizio, ma nel suo caso, credo possa essere ravvisato.

Con riguardo, invece, alla costante adibizione a mansioni superiori alla quale è stato sottoposto, come avrà notato anche dalla citazione della Corte d’Appello di Potenza (seppure solo esemplificativa dei vari motivi su cui si basano le dimissioni per giusta causa), la giurisprudenza non la considera sufficiente, seppure non escludo che si potrebbe provare a costruirla per quello che è in realtà, ovvero un inadempimento datoriale, suscettibile di consentire al dipendente di recedere per giusta causa dal rapporto.
Tuttavia, lo strumento di tale tipo di dimissioni è stato pensato dal legislatore per consentire al lavoratore di reagire “tempestivamente” alla condotta datoriale che gli impedisce la prosecuzione anche solo temporanea dell’attività lavorativa, quindi, il problema che dovrà risolvere consisterà nello spiegare e, soprattutto, provare al giudice il motivo per il quale ha atteso così tanto tempo prima di rassegnare le sue dimissioni.

3 risposte a Dimissioni con giusta causa e mobbing

  1. Asterix scrive:

    Ed intanto i criminali si sono trattenuti dalla busta paga il “mancato preavviso”.
    L’azienda (chiamiamola così) è patrimonialmente più forte del singolo dipendente e può contare sull’appoggio di avvocati e commercialisti ben preparati e remunerati che consiglia loro le possibili “mosse” da perpetrare ai danni del dipendente.

    Ora tocca al dipendente dimostrare le proprie ragioni ed intentare una causa con conseguente perdita di tempo, denaro e salute.

    L’atteggiamento dei criminali anche nel caso esposto, è chiaramente teso al “mobbing”. Purtroppo, dimostrarlo non credo sia tanto facile in quanto i testimoni presenti sono dipendenti la cui vita è troppo legata al rapporto di lavoro e quindi potrebbero non testimoniare per via delle conseguenze temute come reazione da parte dell’azienda.

  2. roberto scrive:

    Ciao Asterix , sono consapevole che i miei ex colleghi avendo ancora un rapporto lavorativo in corso ,potrebbero non presenziare ma quanto scritto e dimostrabile anche in mancanza di eventuale testimonianza avendo prove audio a supporto.

  3. Coro Cosimo scrive:

    ..I direttori stupidi, oltre ad essere incapaci nel proprio mestiere, sono anche di basso profilo etico, attributi concatenati.. se si trovano in un pasticcio pur di scaricarsi dalle proprie responsabilità sono abili ad incolpare chiunque, ma sono sempre pronti ad accollarsi meriti altrui. E se si vedono ad un certo punto della propria carriera in prossimità di un imbuto, intensificano le leccate ai diretti superiori e pur di mettere in difficoltà il proprio rivale per scavalcarlo viene denigrato.. si smerdano l’un l’altro, sembrano più ratti che cani, sono codardi e agiscono con pretesti personali e non mettendosi in evidenza con contesti professionali.
    Queste condotte sono una piaga quotidiana, rendono impestato l’ambiente = meno rendimento.. e si tratta di produrre in malora, ma quando si muore su una nave com’è accaduto a Costa Concordia per colpa della stupidità del comandante, non è più accettabile.. la stupidità della classe dirigente ci sta affondando tutti! TRATTO DAL MIO RACCONTO > http://www.montemesolaonline.it/Lettera_Aperta_direttori-stupidi.htm