Ansia e stress per continui trasferimenti di sede

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Desidero sapere se a vostro parere, nel mio caso specifico si ravvede  una potenziale ipotesi di mobbing perpetrata da circa 3 anni nei miei  confronti, e, nel contempo, causa una serie di patologie (sindrome  ansiosa-depressiva, vertigini, etc) sia ipotizzabile una richiesta di  indennizzo. Tanto, poiché, a partire da giugno 2007, dopo una serie di
atteggiamenti poco rispettosi verso la mia persona(a mio modesto modo di  vedere)stanco di dover subire offese, denigrazioni, cambio repentino di  programmi di lavoro, dopo aver usufruito di 4 (quattro gg di malattia)
fui indirizzato a presentarmi a visita aziendale. Dopo 15 gg, altresì, a visita collegiale presso struttura di Medicina del lavoro. La relazione  del team medico, riscontrava uno stato ansioso e da stress da lavoro. Dopo sei mesi fui invitato ad accetare una sede diversa e più congeniale al mio stato, al mio rifiuto più volte ribadito a seguito di reiterate
richieste di medesima natura, fui, a dicembre del 2007 trasferito presso altra unità produttiva, ma nell’ambito dello stesso comune di residenza. Dopo appena due mesi, convocato per colloquio gestionale e  invitato ancora una volta a scegliere una sede diversa e, al mio pacato accenno di voler restare là dove appena trasferito fui invece con
subitaneo provvedimento applicato presso altro ufficio, però, anche in  questo caso, fortunatamente sempre nello stesso comune di residenza. A  distanza di 11 mesi, per soppressione del turno pomeridiano presso  l’agenzia dove ero applicato, il mio profilo professionale  (collaboratore dirigente Quadro 1° Livello) veniva dichiarato non più
fungibile e, nonostante le dimissioni per anzianità del dirigente capo, nal mio posto, per la temporanea reggenza dello stesso ufficio veniva ncooptato altro dipendente con profilo professionale inferiore al mio e, ncontemporaneamente trasferito presso altro ufficio. Anche questa volta, nper fortuna, o per ironia della sorte, sempre presso altra unità  produttiva sita nello stesso comune di residenza. Infine, circa una settimana fa, ho ricevuto richiesta telefonica di colloquio gestionale presso la sede di  filiale e invitato a scegliere altra unità produttiva per ventilata  possibilità di soppressione del posto, o meglio, del ruolo da me  rivestito presso la medesima. Alla mia richiesta di spiegazioni, non seguivano spiegazioni dettagliate o ben motivate, ma dopo due giorni mi veniva faxato provvedimento di trasferimento presso altra sede…anche  questa volta nell’ambito dello stesso comune di residenza.
Spero di aver reso la vicenda in maniera obbiettiva e sintetica, anche  se il dolore per questo nuovo trasferimento e per lo stress derivante a  causa di un forzato adeguamento formativo fatto “on the job” e full  immersion con semplice affiancamento di collega, mi sta letteralmente  facendo pensare che, nel mio caso, il motto “non c’è due senza tre” sia
stato abbondantemente superato e che sia giunto il momento di non  credere più, come è stato parere di strutture sindacali, che si sia trattato di semplici coincidenze.
Cosa fare? Sono decisamente esasperato e confuso.Grazie di cuore per l’attenzione.
Ben

Salve,
mi rendo conto che i continui trasferimenti l’abbiano esasperata e che le vessazioni contribuiscano allo stress certificato dai medici del lavoro.

Credo che nel suo caso si possa riflettere seriamente su un’azione giudiziaria, visto il quadro generale da lei descritto, poiché mi sembra che integri esattamente la definizione – condivisa in giurisprudenza (anche se in
continuo aggiornamento) – di mobbing, quale “condotta del datore di lavoro protratta nel tempo e consistente nel
compimento di una pluralità di atti (giuridici o meramente materiali, ed, eventualmente, anche leciti) diretti alla persecuzione od all’emarginazione del dipendente, di cui viene lesa – in violazione dell’obbligo di sicurezza
posto a carico dello stesso datoredall’art. 2087 c.c. – la sfera professionale o
personale, intesa nella pluralità delle sue espressioni (sessuale, morale, psicologica o fisica)”
(Cass. civ., sez. lav., 9.9.2008, n. 22858).

Le consiglio, quindi, di rivolgersi quanto prima a un legale per un ottenere un parere più “realistico” sulla base della concreta documentazione medica attestante il danno biologico subito, ma anche degli ordini di servizio che le hanno imposto i vari trasferimenti e, dunque, partire con il ricorso
giudiziale.

Una risposta a Ansia e stress per continui trasferimenti di sede

  1. Asterix scrive:

    I trasferimenti di sede rappresentano un altro dei tanti “trucchi” a disposizione dei criminali per sbarazzarsi di un dipendente.

    Anche questa è pratica assai diffusa.