Cos’è successo ai titoli di stato nel 2011

I problemi sul mercato europeo (o meglio dei paesi del sud europa) sono dovuti agli squilibri della spesa pubblica dei paesi stessi, questi problemi sono sul tavolo da decenni ma possiamo dire che sono rimasti in incubazione visto che la crescita mondiale riusciva a mascherarli ma la crisi americana dei mutui subprime che si è propagata su tutti i mercati finanziari ha messo in evidenza questi problemi.
Quindi mentre gli stati uniti e tutto il resto del mondo sono riusciti a superare questa crisi, l’europa che partiva da una posizione molto peggiore non riesce a tornare ad una situazione normale.
Per capire quello che è successo sui mercati europei bisogna comprendere come funziona la gestione del debito pubblico sul mercato.
La spesa pubblica di uno stato si può finanziare in due modi, o tramite la tassazione o tramite il debito pubblico fatto sul mercato.
Mentre la tassazione è di facile comprensione, per buona parte dei cittadini il debito pubblico è un concetto più complesso e da una ricerca del sole 24 ore la maggior parte della popolazione non sa spiegare tecnicamente cosa sia quindi cerchiamo di fare chiarezza per capire cosa è successo sul mercato che è la causa di tutta la nostra situazione attuale.

DEBITO PUBBLICO = TITOLI DI STATO
Quando uno stato non riesce a far fronte alle spese con la tassazione (perchè già troppo elevata o perchè alzare le tasse o diminuire la spesa utilizzata da milioni di cittadini è impopolare) ricorre al debito sul mercato.
Innanzitutto il debito pubblico è rappresentato dai titoli di stato (in italia quelli più utilizzati sono bot con scadenza annuale e btp con scadenza pluriannuale), lo stato si indebita con gli investitori (che possono essere singoli cittadini o fondi obbligazionari e pensione anche esteri) per un periodo prefissato in cambio di un tasso di interesse stabilito dal mercato.

MERCATO PRIMARIO DEI TITOLI DI STATO
In pratica esiste un mercato primario dei titoli di stato dove a scadenze determinate lo stato chiede soldi agli investitori tramite un’asta (chiunque ha un conto corrente e conto titoli bancario può parteciparvi), chi fa l’offerta migliore (cioè chi vuole meno interessi dallo stato) ottiene il titolo di stato ed in cambio presta il denaro allo stato che gli verrà restituito quando il prestito sarà scaduto in aggiunta agli interessi stessi (esistono tantissimi titoli di stato che non verranno trattati in questo articolo che vuol far comprendere solo il funzionamento del sistema).
Lo stato quindi ottiene la liquidità che gli serve per le spese correnti e l’investitore ottiene una rendita.
Il debito degli stati è parte del risparmio dei cittadini, se lo stato fallisce non restituendo il debito, i cittadini perdono parte dei loro risparmi.
In genere i titoli di stato vengono emessi a 100 (valore nominale) e vengono restituiti a 100 all’investitore a scadenza + gli interessi.

MERCATO SECONDARIO DEI TITOLI DI STATO
Nella situazione precedente un investitore sarebbe costretto a lasciare il denaro allo stato per tutto il tempo del contratto (se avesse scelto un titolo di stato a 10 anni dovrebbe lasciare i soldi allo stato per 10 anni prima di poterli riavere, come ogni normale prestito).
Così i titoli di stato dopo l’asta, vengono quotati in borsa (mercato secondario) in genere partendo proprio dal valore 100 dove gli investitori che vogliono venderli possono farlo ad un altro investitore prima della scadenza del contratto stesso.
In questo modo quando i titoli di stato sono sul mercato gli investitori li scambiano a valori che possono essere superiori o inferiori a 100 e quindi cambiano anche i tassi di interesse che possono aumentare o diminuire (da notare che questo non cambia nulla per lo stato che paga solo gli interessi iniziali stabiliti nell’asta e restituirà sempre il debito a 100 come in emissione, però se un investitore compra sul mercato secondario un titolo a 90 da un’altro investitore che l’aveva comprato a 100, ovviamente avrà un interesse maggiore perchè lo stato continuerà a pagare interessi in base al valore 100 iniziale).

LEGAME MERCATO PRIMARIO E SECONDARIO
I due mercati però sono connessi, se sul mercato secondario i titoli di stato continuano a perdere valore (da 100 il loro prezzo scende) di conseguenza i tassi di interesse aumentano. E’ fondamentale comprendere che quando verranno effettuate nuove aste sul mercato primario (dove lo stato deve pagare interessi reali) queste aste avranno tassi di interesse analoghi a quelli che si formano sul mercato secondario con aumento della spesa per interessi.

RISCHIO FALLIMENTO
Quando il mercato ritiene che uno stato ha forti squilibri e continua ad aumentare a dismisura il debito (vedi articolo) è propenso a credere che lo stato non restituisca il debito a scadenza e la conseguenza è che il prezzo sul mercato secondario dei titoli di stato crolla a causa delle vendite dovute alla paura di perdere l’investimento.
Da 100 il prezzo dei titoli di stato inizia a scendere vertiginosamente perchè gli investitori cercano di vendere in perdita ad altri investitori per paura di non riavere più nulla a scadenza, tutto questo aumenta vertiginosamente i tassi di interesse che lo stato dovrà pagare in asta nel mercato primario (perchè come abbiamo visto i due mercati primario e secondario sono in sintonia) e se i tassi sono troppo alti lo stato non potrà più far fronte a una spesa simile e dichiarerebbe fallimento (default) senza restituire il debito pregresso agli investitori che spesso sono cittadini o fondi anche pensione.
Nel 2011 sui titoli greci, italiani e di altri paesi è successa esattamente questa situazione. Il debito pubblico di questi paesi era salito a livelli altissimi perchè gli stati cercavano di uscire dalla crisi facendo altri debiti ma a differenza di altri paesi industrializzati partivano già da debiti molto altri (vedi articolo), gli investitori iniziavano a pensare che il debito non sarebbe più stato ripagato e per paura di perdere i risparmi sono iniziate svendite di massa.

btp mercato

 

Perdita di valore dei titoli di stato sul mercato secondario per vendite dovute al rischio paese

SPREAD
Il famoso spread non è altro che la differenza di interessi tra i titoli di stato di un paese e quelli tedeschi, la germania non ha nessun problema finanziario e debito molto basso che sicuramente sarà ripagato.
Così gli investitori (anche italiani) vendevano i nostri titoli di stato (btp) rischiosi per comprare titoli di stato tedeschi sicuri (bund).
La vendita dei titoli italiani aumentava i tassi di interesse che l’italia doveva pagare mentre gli acquisti sui titloli tedeschi diminuiva i loro tassi di interesse, da qui è facile comprendere che se lo spread è la differenza dei tassi di interesse pagato dall’italia rispetto alla germania questo processo aumenta lo spread fra i due paesi.
Questo parametro è utilizzato anche come misuratore della crisi, il mercato vende titoli di stato di un paese quando ha paura che quel paese possa fallire senza restituire il debito, se il mercato vende aumenta il tasso di interesse e quindi aumenta lo spread verso la germania ed è un parametro perfetto per comprendere la situazione di uno stato sul mercato.

spread

La vendita dei titoli di stato evidenziata nel grafico precedente aumenta i tassi di interesse rispetto ai titoli tedeschi e quindi aumenta lo spread (differenza) nei loro confronti

BANCHE CENTRALI PRESTATORI DI ULTIMA ISTANZA
Il mercato dei titoli di stato (cioè del debito pubblico) è analogo per tutti gli stati del mondo.
L’unica differenza tra la zona euro e il resto del mondo è che in tutti gli stati le banche centrali possono intervenire nel mercato secondario e comprare i titoli di stato dagli investitori che vogliono venderli stampando nuova moneta o utilizzando quella che hanno a bilancio (prestatore di ultima istanza), questo ovviamente aumenta il debito dello stato e l’inflazione ma crea un prestatore di ultima istanza che comprando titoli pubblici sul mercato aumenta il loro prezzo diminuendo i tassi di interesse (vedi articolo).
Questa attività è proibita alla banca centrale europea perchè nei decenni precedenti gli stati europei non utilizzavano le banche centrali nazionali per questa attività di supporto di ultima istanza ma la utilizzavano per finanziare quasi direttamente lo stato, in pratica gli stati del sud europa continuavano ad emettere debiti facendoli comprare alla banca centrale nazionale (e non la usavano solo in periodi specifici) aumentando a dismisura sia l’inflazione che il debito (vedi articolo) che ha creato squilibri che ancora oggi continuiamo a pagare.
Per evitare questa problematica tutti gli stati europei (compreso il nostro) prima di creare la moneta unica firmarono un trattato dove la banca centrale europea non poteva finanziare direttamente gli stati per evitare squilibri, così la banca centrale europea non può acquistare direttamente titoli sul mercato ne può stampare nuova moneta. Questo ha si evitato la continuazione di spese folli a debito del nostro continente ma ha anche impedito di avere un prestatore di ultima istanza da utilizzare sul mercato per acquistare titoli di stato nei casi di squilibri e forti vendite da parte degli investitori.
Il secondo errore del nostro continente è stato quello di creare un’unica moneta mantenendo però i debiti e i bilanci dei vari stati separati così che i titoli di stato rimanessero differenti, con tassi ovviamente diversi e con debito differente. In questo modo il singolo stato che avesse avuto le finanze in dissesto (come il nostro) avrebbe subito vendite sul suo debito, vendite che però non avrebbero interessato gli altri stati con finanze in ordine e debito che non poteva essere supportato dalla banca centrale per lo statuto firmato in precedenza.

CRISI DEI TITOLI DI STATO DEI PAESI MEDITERRANEI
Storicamente i debiti pubblici dei paesi del sud europa sono sempre stati più elevati dei paesi del nord, gestiti in modo migliore in linea con le altre potenze mondiali e questo è un problema che ci siamo creati volontariamente senza che sia stato imposto da nessuno (vedi articolo).
Nella primavera del 2011 questi squilibri sono venuti alla luce, i paesi del sud europa continuavano ad aumentare il debito con un pil in calo (se consideriamo il pil come lo stipendio e il debito pubblico come un mutuo, è come se una persona a fronte di uno stipendio sempre più basso aumentava i mutui con le banche).
Ovviamente gli investitori hanno capito che i paesi del sud europa non potevano proseguire in questo modo perchè non sarebbero riusciti a restituire i debiti e quindi sono iniziate le vendite dei titoli di stato sul mercato secondario con conseguente aumento dei tassi di interesse e aumenti delle tasse per ripagare questa situazione (per capirci i titoli greci a 10 anni erano arrivati a valere 30 da 100 e ciò vuol dire che gli investitori ritenevano che la grecia non era più in grado di restituire i soldi che ha chiesto in prestito, cosa che poi è ovviamente avvenuta; mentre i titoli italiani viaggiavano intorno all’80 cioè un valore che iniziava a essere preoccupante).
Ovviamente i titoli di stato vengono comprati dagli investitori tramite gli istituti bancari che li detengono nel bilancio e più i titoli perdevano valore più le banche del continente andavano in crisi (alcune rischiando anche il fallimento), più i mercati azionari crollavano e più le banche non concedevano prestiti mandando in crisi tutta l’economia reale mettendo in discussione anche tutta la gestione della moneta unica e la moneta unica stessa.
Questi sono stati gli avvenimenti che hanno scatenato la crisi sui debiti partita nel 2011 prima dell’intervento della bce che merita una trattazione a parte perchè senza la banca centrale l’intero continente sarebbe andato in bancarotta. Come si vede questa crisi ha evidenziato un’errore di fondo nell’impostazione europea che non riguarda l’euro in se ma soprattutto un’area monetaria unica avente debiti differenti, bilanci differenti e nessun prestatore di ultima istanza.
In ogni caso è da notare che tutti i problemi però sono nati per colpa degli stati e della loro gestione folle della spesa pubblica, se nei decenni precedenti si fossero creati sistemi pubblici sani questa crisi non sarebbe mai avvenuta. 

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