Quanto vale la curva di Phillips ?

FED, BCE, BOE, BOJ hanno un minimo comun denominatore: incrementare l’inflazione per aumentare l’occupazione, secondo la curva di Phillips .

Ma come si concilia la curva di Phillips con la mutazione dell’economia caratterizzata da società globali come Amazon, Google etc… che richiedono meno forza lavoro a prezzi più bassi?

Dove agiscono le banche centrali?

Sul sito della testata Wall Street Italia, seguendo questo link, potrete continuare a leggere questo articolo.

Di seguito un altro articolo che approfondisce sulla stessa problematica della curva di Phillips in relazione al contesto globalizzato.

La conseguenza immediata rispetto alla rivoluzione industriale, è stata una riduzione della forza lavoro impiegata, riducendo il potere contrattuale dei lavoratori stessi. Di conseguenza è diminuito il loro potere d’acquisto ed i loro stipendi.

Ma chi è che alimenta l’economia del pianeta se non i consumatori?

Nessun altro se non i lavoratori percependo un reddito. Pertanto in mancanza di una strategia il modello industriale così come è oggi potrebbe portare all’autodistruzione.

Le Banche centrali negli studi avviati 10 anni fa volti ad applicare le teorie della curva di Phillips, non hanno preso in considerazione questa variabile.

Le politiche espansive delle banche centrali, hanno portato ondate di liquidità sul mercato per le imprese ed un aumento dell’occupazione (seppur basso). Sarebbe interessante approfondire se il costo è stato proporzionale al risultato.

L’inflazione invece?

Negli USA ha lambito gli obiettivi. In Europa ancora no e le fiammate invernali sono state giustificate dalla risalita dei prezzi del petrolio. Pertanto dicesi “inflazione cattiva”.

E’ evidente che il modello relativo alla curva di Phillips, seppur abbia portato dei risultati, non è sufficiente (e non sappiamo se sia l’ottimo). Occorre affiancare altre iniziative. Ad esempio occorrono riforme del mercato del lavoro per adeguarlo alle su citate nuove dinamiche, riforme del fisco, riforme inerenti la concorrenza. Il rischio è un predominio delle poche imprese globali a discapito di Stati deboli (e.g. l’Italia).

Jackson Hole potrebbe riservare qualche novità sulla strategia delle banche centrali. Ma le banche da sole senza il supporto degli Stati rischiano di lasciare incompiuta la loro opera.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata anche sulle testate Trendonline e Yahoo Finanza

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